{"id":792,"date":"2016-08-10T16:52:42","date_gmt":"2016-08-10T14:52:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=792"},"modified":"2016-08-10T19:24:37","modified_gmt":"2016-08-10T17:24:37","slug":"tolstoj-ha-bisogno-di-un-editor","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2016\/08\/10\/tolstoj-ha-bisogno-di-un-editor\/","title":{"rendered":"Tolstoj ha bisogno di un editor"},"content":{"rendered":"<p>Letta l\u2019ultima pagina (la 1425 dell\u2019edizione dei tascabili Einaudi*) di <em>Guerra e pace<\/em> di <strong>Lev Tolstoj,<\/strong> la prima cosa che mi viene in mente \u00e8 l\u2019editing. Chiss\u00e0 chi \u00e8 stato il suo primo editore? Chi ha avuto in cura le bozze della prima versione a stampa? Domande cui non cerco nemmeno di dare risposte. Non mi va con questo clima torrido di mezza estate di andare a spulciare in biblioteca tomi e tomi per conoscere meglio la fortuna editoriale di questo capolavoro della letteratura di ogni tempo. Resta un dubbio. Uscirebbe come l\u2019ho letto io oggi questo romanzone da 1425 pagine? Non ne sono sicuro.<\/p>\n<p>Innanzitutto c\u2019\u00e8 la questione del francese. Si sa bene che Tolstoj era un autentico poliglotta. Ne parlava correntemente una decina e soprattutto il francese lo conosceva bene. Esattamente come lo conoscevano tutti gli appartenenti all\u2019<em>upper<\/em> <em>class<\/em> europea (senza distinzioni di bandiera o nazionalit\u00e0). Era ovviamente la lingua comune, il vero <em>trait d\u2019union<\/em> della civilt\u00e0 europea del primo Ottocento. E visto che il suo romanzo mette al centro della scena alcune famiglie della nobilt\u00e0 moscovita e russa in generale, accanto agli ufficiali dell\u2019esercito imperiale francese \u00a0e ai rappresentanti della diplomazia internazionale, va da s\u00e9 che la lingua in cui i suoi personaggi si esprimono sia quella di <strong>Voltaire<\/strong>. Difficile, per\u00f2, accettare il fatto che si possa passare con tanta disinvoltura dal francese al russo (ovviamente nel mio caso l\u2019italiano). In molte scene i personaggi recitano poche frasi in francese, e spesso nemmeno altamente connotate dal punto di vista lessicale. Niente <em>jeux des mots<\/em>, niente motti di spirito o espressioni gergali. Che avrebbero ovviamente giustificato la \u201ccitazione in lingua\u201d. Oltretutto \u00e8 pieno di passaggi in cui il narratore dice testualmente (e in russo) \u201cdice in francese\u201d seguito da un virgolettato in russo. E poi ci sono tanti altri passaggi dove ai protagonisti francesi gli si lascia parlare la lingua di <strong>Puskin<\/strong>, mentre in situazioni \u201cpoco salottiere\u201d ci sono russi che si dilettano col francese. Insomma l\u2019uso del francese mi sembra poco congruo. L\u2019editor non \u00e8 il mio mestiere, ma un po\u2019 di dubbi in merito mi restano in testa.<\/p>\n<p>Per non parlare del \u201csermone\u201d finale. Dopo oltre 1380 pagine in cui Tolstoj si \u00e8 sapientemente diviso tra la Storia e l\u2019uomo, tra le grandi manovre militari e le piccole manovre di salotto, chiude la storia delle famiglie Bolkonskj, Rostov e Bezuchov con un happy end molto edificante: la piccola Natasha che all\u2019inizio della storia ha appena quindici anni alla fine sar\u00e0 una matura matrona russa con tre figli e un marito per cui essere devota e adorante. Credi a quel punto di essere arrivato alla fine. Te l\u2019ha gi\u00e0 spiegato in pi\u00f9 punti che gli storici di professione sono quasi tutti degli emeriti imbecilli (soprattutto quelli che hanno incensato il genio militare napoleonico). Quindi non credi ci sia bisogno di aggiungere altro. \u00a0E invece torna sul tema della Storia e delle storie. Continua a ripeterti per altre quaranta pagine che le azioni dei personaggi in guerra sono assolutamente svincolate da qualsiasi forma di libero arbitrio e che dietro a tutto c\u2019\u00e8 un disegno divino e un destino imperscrutabile, con anche l\u2019aiuto di una sorta di volont\u00e0 collettiva.<\/p>\n<p>Mai pagine furono pi\u00f9 faticose. Leggevo cose gi\u00e0 scritte. Ritrovavo frasi e concetti gi\u00e0 seminati lungo tutto il lunghissimo (e bellissimo) romanzo. Ce n\u2019era proprio bisogno? Non potevamo tenerci la chiusa con il povero (si fa per dire) orfano di Andrej Bolkonskj che dice \u201cMio padre, mio padre! S\u00ec, far\u00f2 cose delle quali anche lui sar\u00e0 contento\u2026\u201d?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*Ovviamente le mie considerazioni valgono per l\u2019edizione originale del romanzo e per la traduzione Einaudi che, come la prima, rispetta il bilinguismo. Ci sono tante ottime edizioni tascabili italiane di <em>Guerra e pace<\/em> che hanno evitato questa aderenza all\u2019originale traducendo anche i brani originariamente in francese. Il &#8220;pistolotto&#8221; finale, per\u00f2, ce l&#8217;hanno anche loro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Letta l\u2019ultima pagina (la 1425 dell\u2019edizione dei tascabili Einaudi*) di Guerra e pace di Lev Tolstoj, la prima cosa che mi viene in mente \u00e8 l\u2019editing. Chiss\u00e0 chi \u00e8 stato il suo primo editore? Chi ha avuto in cura le bozze della prima versione a stampa? Domande cui non cerco nemmeno di dare risposte. 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