{"id":802,"date":"2016-09-22T08:00:12","date_gmt":"2016-09-22T06:00:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=802"},"modified":"2016-09-21T19:26:45","modified_gmt":"2016-09-21T17:26:45","slug":"franzen-e-lottimismo-del-traduttore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2016\/09\/22\/franzen-e-lottimismo-del-traduttore\/","title":{"rendered":"Franzen e l&#8217;ottimismo del traduttore"},"content":{"rendered":"<p>Fin dalle prime pagine di <em>Purity<\/em>, l\u2019ultimo romanzo di <strong>Jonathan Franzen<\/strong> (pubblicato come i precedenti da<strong> Einaudi<\/strong> e tradotto da <strong>Silvia Pareschi<\/strong>), il lettore attento sa che si tratta di un libro che rester\u00e0. Uno di quei volumi che non abbandoneranno gli scaffali delle librerie domestiche per lasciar il posto a romanzi pi\u00f9 moderni e pi\u00f9 fascinosi. E non solo perch\u00e9 si offre come analisi impietosamente lucida delle derive disumanizzanti provocate dal nostro moderno stile di vita (tecnologico e iperconnesso). Rimarr\u00e0 un libro valido per ulteriori letture perch\u00e9 il suo autore compone una storia fatta di colpi di scena, agnizioni, salti temporali e geografici che ricordano non poco la sapienza degli scrittori ottocenteschi, quelli il cui magistero \u00e8 \u2013 a detta di tutti gli addetti ai lavori \u2013 ancora insuperato. Tra questi maestri, vissuto come autentico modello, c\u2019\u00e8 <strong>Charles Dickens<\/strong>. Non \u00e8 un\u2019intuizione dell\u2019autore di questo blog che il \u201cmaestro\u201d inglese sia visto da Franzen, almeno per questo romanzo, come un lume e soprattutto come un modello. \u00c8 lo stesso autore delle <em>Correzioni<\/em> a rivelarlo, scegliendo Pip come nomignolo per la protagonista (la ventenne americana Purity). Una innocente citazione? Un rimando fin troppo scontato? Come il protagonista (maschio, per\u00f2) di Grandi speranze anche Purity si d\u00e0 un sacco da fare per conoscere l\u2019identit\u00e0 di suo padre.<\/p>\n<p>Nata e vissuta soltanto con la madre, commessa in un supermercato di Wichita (Kansas), Purity Tyler ha un pensiero fisso (il debito d\u2019onore per gli studi universitari da restituire alla banca) e una sola ambizione. Scoprire chi \u00e8 suo padre. La madre ha cambiato identit\u00e0, ha vissuto a lungo da nomade per fare perdere le sue tracce dicendo alla figlia che aveva paura che l\u2019uomo che \u00e8 geneticamente suo padre avrebbe fatto di tutto per portargliela via se solo l\u2019avesse trovata. Nei suoi peregrinaggi finisce a vivere praticamente da squatter in una casa occupata di Oakland (California). Qui conosce Annagret una quarantenne tedesca che le consiglia di contattare il \u201cmitico\u201d Andreas Wolf. Potrebbe \u2013 le dice \u2013 unire l\u2019utile all\u2019utile: fare uno stage retribuito nel suo Sunlight Project e al contempo sfruttare le risorse della potente macchina messa in piedi dallo stesso Wolf per trovare il padre. Wolf, nelle intenzioni di Franzen, ricalca da vicino la figura di Julian Assange. Come il padre di Wikileaks, Wolf ha messo in piedi in mezzo a una quasi impenetrabile foresta della Bolivia un centro informatico di raccolta ed elaborazione dati. Assurto agli onori della cronaca quale eroe (quasi involontario) della lotta alla Stasi nella ex Germania comunista, Andreas ha sfruttato il suo carisma e il suo fiuto per divenire confidente internazionale di chiunque abbia segreti da divulgare.<\/p>\n<p>Alla fine Purity riuscir\u00e0 a trovare il padre, dopo aver girato in lungo in largo tra Bolivia e Stati Uniti. Nel contempo Franzen ci avr\u00e0 portato nella Berlino degli anni Ottanta, nella Philadelphia della upper class\u00a0 e nella California di oggi. Un lungo viaggio tra segreti cibernetici, giornalismo d\u2019inchiesta, polizia politica, spie e spioni. Un viaggio che gli ha offerto il destro per ammonirci sulla crisi d\u2019identit\u00e0 e su quella delle relazioni interpersonali di una societ\u00e0 fin troppo condizionata dalla realt\u00e0 virtuale dei social network.<\/p>\n<p>Certo, forse Dickens ci avrebbe messo un pizzico in pi\u00f9 di ironia. Forse il padre di <em>Oliver Twist<\/em> avrebbe mostrato maggior partecipazione emotiva nei confronti dei suoi personaggi, ma la macchina narrativa non sarebbe stata molto diversa. Chiss\u00e0 se \u00e8 proprio lo svolgimento dickensiano della storia ad aver fatto diventare la traduttrice (la ottima Pareschi) fin troppo ottimista riguardo al grado di consapevolezza dei lettori italiani. A pagina 628 evita di aggiungere una nota a pie&#8217; di pagina nel corso di un dialogo madre\/figlia. Dove la giovane Purity (per tutti Pip) risponde alla madre a proposito di un\u2019eredit\u00e0 cospicua. \u201c- Finch\u00e9 sei viva tu saranno solo grandi speranze \u2013 Pip scoppi\u00f2 a ridere\u201d. Se non si \u00e8 stati lettori appassionati di Dickens il senso della battuta sfugge. I lettori di lingua inglese ovviamente non avranno bisogno di note a pie\u2019 di pagina. Sono praticamente cresciuti a pane e <em>Grandi speranze<\/em>. Ma quelli nostrani? Sicuro che tutti la capirebbero? O che l\u2019hanno capita? Molti di sicuro, ma non tutti. Chiuso il libro ho provato a chiedere a chi mi capitava a tiro ma nessuno sapeva dirmi chi era Pip. Avr\u00e0 fatto bene o avr\u00e0 fatto male la traduttrice a evitare la nota? Francamente non so cosa rispondere. Per\u00f2 ammiro il suo ottimismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Fin dalle prime pagine di Purity, l\u2019ultimo romanzo di Jonathan Franzen (pubblicato come i precedenti da Einaudi e tradotto da Silvia Pareschi), il lettore attento sa che si tratta di un libro che rester\u00e0. Uno di quei volumi che non abbandoneranno gli scaffali delle librerie domestiche per lasciar il posto a romanzi pi\u00f9 moderni e pi\u00f9 fascinosi. E non solo perch\u00e9 si offre come analisi impietosamente lucida delle derive disumanizzanti provocate dal nostro moderno stile di vita (tecnologico e iperconnesso). 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