{"id":807,"date":"2016-09-26T08:25:16","date_gmt":"2016-09-26T06:25:16","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=807"},"modified":"2016-09-26T21:25:43","modified_gmt":"2016-09-26T19:25:43","slug":"lo-scrittore-fantasma-che-ricorda-carver","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2016\/09\/26\/lo-scrittore-fantasma-che-ricorda-carver\/","title":{"rendered":"Lo scrittore fantasma ricorda Carver"},"content":{"rendered":"<p>Raramente ho letto romanzo con un incipit cos\u00ec coinvolgente. Sto parlando di\u00a0<em>La fine \u00e8 nota<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>Geoffrey Holiday Hall<\/strong>\u00a0(edito da\u00a0<strong>Sellerio<\/strong>) che mi \u00e8 capitato tra le mani durante le vacanze estive. Chi me l&#8217;ha passato sosteneva appunto fosse un&#8217;ottima lettura per le vacanze. Un giallo, mi ha detto, ma scritto molto bene e davvero coinvolgente. Mi sono lasciato convincere. E la scelta \u00e8 stata poi confortata dal notare che il volume conteneva anche una postfazione di\u00a0<strong>Leonardo Sciascia<\/strong>. Prima di parlare di questa postfazione, per\u00f2, torno per un momento al libro. Devo descriverlo per far capire di cosa parliamo. La storia racconta di un uomo (il protagonista) che tenta di risolvere un giallo all&#8217;apparenza insolubile. A casa del protagonista piomba all&#8217;improvviso un giovane. Chiede di lui e sembra disperato. Lui, per\u00f2, non \u00e8 ancora rientrato a casa. La moglie vuole sapere come mai lo cerca e il giovane dice che solo suo marito pu\u00f2 salvarlo. Allora la donna lo lascia entrare dicendo che il marito sta per arrivare. L&#8217;uomo per\u00f2 si avvia verso la finestra e si butta di sotto. L&#8217;enigma \u00e8 proprio nel fatto che, come confessa lo stesso protagonista (il signor Paulton) al commissario Wilson, quel giovane suicida proprio non lo conosceva. E che non sapeva proprio come mai potesse avere a che fare con lui la sua &#8220;salvezza&#8221;. \u00a0L&#8217;indagine poliziesca va a rilento e il signor Paulton decide di procedere per conto suo. \u00a0Un lettore avvezzo soltanto ai gialli, per\u00f2, fa fatica ad andare avanti. Paulton incontra tutte persone che ricordano piccoli pezzi della vita del suicida. Ognuno offre il suo tassello ma il mosaico, pur componendosi in una figura, non offre soluzione al mistero. Almeno fino al finale a sorpresa che ovviamente non sveler\u00f2. Il racconto-ricostruzione di questa vita perduta, per\u00f2, \u00e8 altamente letterario con echi del mondo carveriano fatto di sogni infranti, di vite borderline, di storie della provincia pi\u00f9 lontana e misconosciuta e dunque pi\u00f9 poetici. L&#8217;oggetto della ricerca viene illuminato da sguardi sempre differenti con una voce molto connotata che d\u00e0 spessore affatto letterario all&#8217;insieme. Cosa &#8211; peraltro &#8211; sottolineata dallo stesso Sciascia nella sua postfazione. Un giallo letterario, insomma. Ecco cosa ci ha regalato Geoffrey Holiday Hall. S\u00ec, ma chi era Hall? E qui viene il bello. Sciascia nella sua postfazione parla con compiaciuto gusto di un giallo nel giallo visto che l&#8217;identit\u00e0 di questo scrittore americano \u00e8 ignota persino ai suoi editori. Italiani, prima di tutto. Ma anche americani. Il libro, infatti, \u00e8 stato pubblicato da\u00a0<strong>Simon&amp; Schuster<\/strong>\u00a0nel 1949. E poco dopo \u00e8 stato tradotto in italiano per la collana dei gialli\u00a0<strong>Mondadori<\/strong>\u00a0con il titolo\u00a0<em>La morte alla finestra<\/em>. Poi nel 1990 la Sellerio decide di ripubblicarlo con il titolo originale (<em>The end is known<\/em>) tratto da una citazione del\u00a0<em>Giulio Cesare<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>Shakespeare<\/strong>. Sciascia spiega di essere rimasto folgorato da questo romanzo fin dalla prima volta che lo lesse a Caltanissetta nel &#8217;52. E per Holiday Hall spende confronti molto lusinghieri (<strong>Caldwell<\/strong>,<strong>\u00a0<\/strong><strong>Faulkner<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Steinbeck<\/strong>). Quindi, una volta richiesto dalla Sellerio di scrivere una postfazione, decide di andare a trovare il suo amico\u00a0<strong>Alberto Tedeschi<\/strong>\u00a0direttore dei Gialli Mondadori. A lui chiede lumi sull&#8217;autore ma anche questi non sa nulla. E ancor oggi possiamo dire di saper poco. A una prima ricerca superficiale &#8211; come possono essere tutte le ricerche effettuate sui motori di ricerca di internet &#8211; si viene a sapere soltanto che Hall \u00e8 autore di due soli libri. Ha una data di nascita \u00a0(30 ottobre del 1913) e un anno di morte \u00a0(1981). Wikipedia dice che \u00e8 stato un giornalista e scrittore americano. E dopo la pubblicazione del secondo (<em>Qualcuno alla porta<\/em>, anch&#8217;esso edito da Sellerio) se ne sono perse le tracce. Curioso, mi vien da pensare, che un libro cos\u00ec affascinante e con un retroscena tanto enigmatico non abbia fatto gola ai tanti che amano spendere tempo ed energie e svelare i misteri di altri numi tutelari della letteratura americana come\u00a0<strong>Thomas Pynchon<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Jerome David Salinger<\/strong>. Eppure\u00a0<em>La fine \u00e8 nota<\/em>\u00a0\u00e8 un romanzo che pu\u00f2 ben reggere il confronto con\u00a0<em>Il giovane Holden<\/em>, almeno come sapienza stilistica ed originalit\u00e0. Qualcuno ha comunque avanzato ipotesi anch&#8217;esse affascinanti. Dietro quel nome si celerebbe uno scrittore riconosciuto e apprezzato che abbia voluto nascondersi dietro un\u00a0<em>nom de plume<\/em>\u00a0per questi che evidentemente considerava dei semplici\u00a0<em>divertissements<\/em>. Continuo, per\u00f2, a ritenere piuttosto curioso che la pianta della leggenda sull&#8217;identit\u00e0 di questo autore non sia cresciuta forte e rigogliosa e non si sia trasformata nel tempo in albero secolare. E che non ci siano scuole di scrittura o aule universitarie dedicate a lui.<\/p>\n<p>ps<\/p>\n<p>se qualcuno ha notizie di prima mano su Geoffrey Holiday Hall \u00e8 vivamente pregato di farsi avanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Raramente ho letto romanzo con un incipit cos\u00ec coinvolgente. Sto parlando di\u00a0La fine \u00e8 nota\u00a0di\u00a0Geoffrey Holiday Hall\u00a0(edito da\u00a0Sellerio) che mi \u00e8 capitato tra le mani durante le vacanze estive. Chi me l&#8217;ha passato sosteneva appunto fosse un&#8217;ottima lettura per le vacanze. Un giallo, mi ha detto, ma scritto molto bene e davvero coinvolgente. Mi sono lasciato convincere. E la scelta \u00e8 stata poi confortata dal notare che il volume conteneva anche una postfazione di\u00a0Leonardo Sciascia. Prima di parlare di questa postfazione, per\u00f2, torno per un momento al libro. Devo descriverlo per far capire di cosa parliamo. 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