{"id":818,"date":"2016-10-29T17:48:00","date_gmt":"2016-10-29T15:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=818"},"modified":"2016-10-29T17:57:12","modified_gmt":"2016-10-29T15:57:12","slug":"il-giallo-milanese-che-sarebbe-piaciuto-a-stieg-larsson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2016\/10\/29\/il-giallo-milanese-che-sarebbe-piaciuto-a-stieg-larsson\/","title":{"rendered":"Il giallo &#8220;milanese&#8221; che sarebbe piaciuto a Stieg Larsson"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; stato definito con grande acume &#8220;un&#8217;operazione di archeologia politica sotto forma di giallo&#8221; da<strong> Gianni Gambarotta<\/strong>. Perch\u00e9 attraverso l&#8217;abito dell&#8217;indagine poliziesca (compiuta in verit\u00e0 da un dirigente milanese del Partito comunista)<em> La provvidenza rossa<\/em> di <strong>Lodovico Festa<\/strong> (<strong>Sellerio<\/strong>) offre uno spaccato non soltanto dell&#8217;ambiente politico milanese nel 1977 ma anche del privato dei militanti e dirigenti, ignari a ben guardare che da l\u00ec a poco il loro orizzonte ideologico di riferimento sarebbe venuto gi\u00f9 rovinosamente.\u00a0Milano, autunno 1977, zona Sempione. Una sventagliata di mitra uccide\u00a0una giovane fioraia all&#8217;alba di una fredda mattina di inizio autunno nel suo chiosco di via Procaccini. Davanti agli inquirenti si presenta un&#8217;indagine di difficile soluzione. La giovane Bruna Calchi era una militante del Pci. Quindi le piste, in pieni Anni di piombo, possono essere molte e non va escluso niente. \u00a0Visto che la vittima aveva la tessera anche il Pci avvia una sua indagine della quale vengono incaricati due ex partigiani che ora ricoprono i ruoli di vertice nella commissione &#8220;probi viri&#8221; della federazione milanese. Il vecchio Peppe Dondi e il suo vice, l&#8217;ingegner Cavenaghi. E&#8217; proprio a quest&#8217;ultimo che Festa offre il ruolo di narratore dell&#8217;intera vicenda. E anche di protagonista. E&#8217; lui, infatti, che avvia una approfondita indagine. Batte al tappeto l&#8217;ambiente della Calchi, le sue frequentazioni. Ma non solo. Passa al setaccio anche le abitudini e le pulsioni della &#8220;base&#8221;, sfruttando l&#8217;aiuto di tutti: dai consigli di fabbrica, alle Coop, fino ai dirigenti delle varie sigle sindacali che fanno capo alla Cgil.<\/p>\n<p>Il lettore si gode quindi un&#8217;avvincente &#8220;indagine interna&#8221;, pi\u00f9 seducente di quelle della polizia perch\u00e9 libera &#8211; per certi versi &#8211; da certi &#8220;obblighi&#8221; di legge cui le forze dell&#8217;ordine devono sottostare. Il Cavenaghi, per\u00f2, somiglia molto al commissario Maigret e al suo collega Ingravallo. Come i personaggi di <strong>Gadda<\/strong> e <strong>Simenon<\/strong> questi cerca di non fermarsi agli aspetti formali delle indagini puntando a ricostruire il vissuto dei protagonisti. Ma non solo. Il lettore vede sotto i suoi occhi prendere vita la Milano che fu. Quella olografica citt\u00e0 che ha lasciato il posto alla Milano da bere degli anni Ottanta. Una citt\u00e0, dove resistevano le fabbriche nei quartieri residenziali, dove ancora la pelota non era stata sostituita dallo squash. Dove non si servivano gli aperitivi e i bar sofggiavano antiquate sedie di ferro, lampade al neo, e arredamenti inadeguati.<\/p>\n<p>Festa si diverte poi a inserire i protagonisti reali di quegli anni: alcuni senza una maschera mimetica e altri con un nome di fantasia ma facilmente riconoscibili. Soprattutto Festa, che per tanti anni \u00e8 stato appunto dirigente della federazione del Pci prima di traghettare, dopo la Bolognina, verso altre esperienze politiche ed editoriali (\u00e8 tra i fondatori del Foglio di Giuliano Ferrara), si diverte a far notare a un lettore smaliziato e attento che tutti quegli indizi che si stava vivendo un&#8217;epoca di transizione, sfuggiti ai protagonisti di allora. L&#8217;esempio pi\u00f9 clamoroso, ovviamente, riguarda la granitica sicurezza dei dirigenti del Pci di allora che il monopolio del servizio pubblico televisivo non sarebbe mai stato minacciato dalle televisioni commerciali. Ma soprattutto a parere incredibile \u00e8 la loro ferma fiducia nel &#8220;faro sovietico&#8221;, che non poca parte ha avuto &#8211; come suggerisce Festa tra le righe di questa storia &#8211; attraverso i suoi servizi segreti nella vita del nostro Paese in quegli anni.<\/p>\n<p>Insomma questo giallo di Festa ha quelle virt\u00f9 che solitamente mancano alle <em>detective stories<\/em> che tanto irritavano <strong>Stieg Larsson<\/strong> se un giorno \u00e8 sbottato in una sentenza divenuta celeberrima &#8220;Ci\u00f2 che mi irrita dei gialli \u00e8 che il pi\u00f9 delle volte parlano soltanto di uno o due personaggi, tralasciando completamente l&#8217;ambiente in cui si muovono&#8221;. Ecco questo certo non pu\u00f2 dirsi di Festa, intanto perch\u00e9 di personaggi ce ne sono tanti(anzi forse troppi), poi perch\u00e9 la Milano di quegli anni viene non solo descritta con vivacit\u00e0 ed empatia ma vengono offerti ai lettori anche tutti gli indizi necessari il come e il perch\u00e9 di tanti eventi e trasformazioni che avrebbero caratterizzato i lustri seguenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>E&#8217; stato definito con grande acume &#8220;un&#8217;operazione di archeologia politica sotto forma di giallo&#8221; da Gianni Gambarotta. 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