{"id":832,"date":"2016-12-18T17:47:02","date_gmt":"2016-12-18T16:47:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=832"},"modified":"2016-12-18T17:47:14","modified_gmt":"2016-12-18T16:47:14","slug":"il-nuovo-trainspotting-dietro-il-muro-di-berlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2016\/12\/18\/il-nuovo-trainspotting-dietro-il-muro-di-berlino\/","title":{"rendered":"Il nuovo Trainspotting dietro il Muro di Berlino"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono romanzi che dovremmo riprendere in mano ciclicamente. Non per la loro qualit\u00e0 letteraria (o meglio non solo) e nemmeno perch\u00e9 ospitano personaggi memorabili. Bens\u00ec perch\u00e9 sono ambientati in momenti storici cruciali e in luoghi simbolo. Quindi sono delle pietre miliari della memoria collettiva. Prendete per esempio <em>Eravamo dei grandissimi<\/em> di <strong>Clemens Meyer<\/strong> appena pubblicato dall&#8217;editore <strong>Keller<\/strong> (traduzione di <strong>Roberta Gado<\/strong> e <strong>Riccardo Cravero<\/strong>). In Germania questo romanzo ha spopolato. Ed \u00e8 facile intuirne il motivo. Racconta la vita di un gruppo di ragazzi nati sul finire degli anni Settanta a Lipsia e quindi ancora adolescenti quando il Muro di Berlino viene gi\u00f9 e con il suo crollo svanisce anche l&#8217;impalcatura dell&#8217;ideologia comunista del blocco sovietico. Meyer racconta questi ragazzi, la loro vita al confine della legalit\u00e0, come se non ci fosse un passato e nemmeno un futuro. Le tracce del regime sono praticamente inesistenti. Non tanto nell&#8217;arredo urbano o nell&#8217;architettura, quanto proprio nella vita delle persone, delle famiglie. Meyer ha buon gioco di scegliere una narrazione alla <em>Trainspotting<\/em> (celeberrimo romanzo di <strong>Irvine Welsh<\/strong>), lasciando che il romanzo di formazione di questa generazione senza ricordi e senza prospettive si nutra del pi\u00f9 dissacrante disincanto possibile. Ad illuminare la scrittura di Meyer \u00e8 proprio la voglia \u00a0che questi ragazzi sentono di vivere come se non ci fosse un domani. Vivono senza regole e senza codici. Oltre al senso dell&#8217;amicizia e dell&#8217;essere parte di un gruppo, non hanno altri vincoli e legami. Colpisce poi la velocit\u00e0 con cui la Germania dell&#8217;Est si allinea ai peggiori vizi e difetti del mondo occidentale. Il Muro non \u00e8 ancora crollato del tutto che gi\u00e0 l&#8217;ultima generazione nata prima della riunificazione \u00e8 falcidiata dalla droga. \u00a0I cinema chiudono lasciando il campo ai porno-shop e i riti sociali si limitano soltanto alle partite di calcio allo stadio e ai rave nelle aree industriali abbandonate. In questo paesaggio quasi apocalittico torna alla mente una massima dello scrittore inglese Samuel Johnson \u00a0&#8220;La storia dell&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 quasi totalmente una narrazione di progetti falliti e di speranze deluse&#8221;. \u00a0E il romanzo di Meyer \u00e8 estremamente efficace nel raccontarci il fallimento del progetto di una societ\u00e0 comunista. E lo fa quasi senza nominarne l&#8217;ideologia. Gli basta descrivere il mondo in cui si \u00e8 dissolto quasi all&#8217;improvviso, e il deserto interiore che ha provocato e lasciato come sua ultima eredit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci sono romanzi che dovremmo riprendere in mano ciclicamente. Non per la loro qualit\u00e0 letteraria (o meglio non solo) e nemmeno perch\u00e9 ospitano personaggi memorabili. Bens\u00ec perch\u00e9 sono ambientati in momenti storici cruciali e in luoghi simbolo. Quindi sono delle pietre miliari della memoria collettiva. Prendete per esempio Eravamo dei grandissimi di Clemens Meyer appena pubblicato dall&#8217;editore Keller (traduzione di Roberta Gado e Riccardo Cravero). In Germania questo romanzo ha spopolato. Ed \u00e8 facile intuirne il motivo. 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