{"id":867,"date":"2017-04-22T19:48:19","date_gmt":"2017-04-22T17:48:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=867"},"modified":"2017-04-24T00:31:07","modified_gmt":"2017-04-23T22:31:07","slug":"aleppo-come-dresda-ce-lo-dice-remarque","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2017\/04\/22\/aleppo-come-dresda-ce-lo-dice-remarque\/","title":{"rendered":"Aleppo come Dresda, ce lo dice Remarque"},"content":{"rendered":"<p>Aleppo come Dresda. La martoriata citt\u00e0 siriana ha ormai preso il posto nel nostro immaginario della capitale della Sassonia. Eppure noi restiamo qui, nei nostri salotti a guardare senza capire le immagini rare e frammentarie che arrivano dai punti pi\u00f9 affollati e martoriati della Siria. D&#8217;altronde non \u00e8 facile capire l\u2019orrore e la tragedia che laggi\u00f9 stanno sfibrando le ultime resistenze dell\u2019umanit\u00e0 sfruttando tutti gli agi e le comodit\u00e0 della nostra vita quotidiana. Ecco perch\u00e9 sarebbe importante mettere nelle mani dei nostri figli alcuni libri che possano raccontare un orrore simile con la profondit\u00e0 e lucidit\u00e0 che solo la letteratura sa offrire. Perch\u00e9, banalmente, se la penna \u00e8 buona l\u2019immedesimazione \u00e8 maggiore. Ed \u00e8 un capolavoro del Novecento che voglio proporre allo scopo. Lo ha appena ripubblicato Neri Pozza che si sta dedicando a rieditare tutti i romanzi di Erich Maria Remarque. Conosciuto soprattutto come l\u2019autore di un capolavoro ormai divenuto classico: <em>Niente di nuovo sul fronte occidentale<\/em> (1929), dove affronta i suoi fantasmi di volontario al fronte nella Prima guerra mondiale, Remarque non ha mai interrotto il suo dialogo con la scrittura. Anche durante il nazismo, e durante il secondo conflitto mondiale che, lo ha visto soltanto spettatore defilato (aveva ottenuto prima rifugio in Svizzera e poi definitivamente si era trasferito negli Stati Uniti). Ed \u00e8 proprio nell&#8217;esilio americano che Remarque scrive Tempo di vivere, tempo di morire. Romanzo che torna nella celebre traduzione Ervino Pocar.<\/p>\n<p>A suo tempo il romanzo (pubblicato nel 1954) fu oggetto anche di una celeberrima riduzione cinematografica. Celeberrima perch\u00e9 come pochi film ha saputo raccontare una struggente storia d\u2019amore nata sotto le bombe tra una profuga e un soldato in licenza. E questo mentre non solo crollava il Terzo Reich, con la progressiva ritirata delle sue armate dal fronte russo, ma anche mentre si cancellavano le residue tracce di umanit\u00e0 nelle citt\u00e0 tedesche bersaglio dei bombardamenti degli alleati.<\/p>\n<p>Ernst Graeber torna in licenza dopo due anni ininterrotti al fronte. Non prima di aver visto tanti compagni morire e aver introiettato un fatalismo cinico e duro, unica corazza per non venire schiacciato dagli eventi. Quando torner\u00e0 in patria scoprir\u00e0 che il fronte non \u00e8 poi tanto pi\u00f9 pericoloso che vivere in citt\u00e0. Ed \u00e8 proprio il suo primo sguardo sulla citt\u00e0 devastata dai bombardamenti anglo-americani a rappresentare un utile strumento di empatia per capire gli orrori che ancora oggi popolano i nostri notiziari (a iniziare proprio da quanto avviene in Siria). \u00a0Poi sar\u00e0 uno sfollato a spiegare a un incredulo Graeber che cosa sta accadendo con un lapidario commento finale: \u201cNon si capisce mai quello che succede finch\u00e9 non si tratta della propria pelle. E quando lo si capisce \u00e8 troppo tardi\u201d. Quando gli sfollati, le vittime delle incursioni aeree devono trasformare la propria vita, rinunciando a ogni tipo di certezza anche alle pi\u00f9 radicate ed elementari, allora e solo allora si entra nello spirito di quanto \u00e8 accaduto. Un altro personaggio, l\u2019anziano professore cacciato dalla scuola per le sue posizioni anti-naziste, confessa egli stesso che in un simile degrado umano non si pu\u00f2 pensare che a se stessi e che il cinismo non \u00e8 altro che una maschera dell\u2019egoismo necessario per la sopravvivenza. E non bisogna essere anagraficamente in l\u00e0 con gli anni per provare gli stessi sentimenti. Anche la sua amata Elisabeth, bella e radiosa, diventa un\u2019altra persona dopo i bombardamenti. \u201cAdesso siamo vecchi \u2013 gli confessa \u2013 senza l\u2019esperienza della vecchiaia. Vecchi, cinici, senza fede\u201d. Tanto che alla fine, quando le giornate, ma anche soltanto le ore, passano senza necessit\u00e0 impellenti, senza angosce immediate o brucianti dolori, si arriva a provare qualcosa che ricorda molto da vicino la felicit\u00e0. E un commosso testimone arriva al punto di constatare: \u201cQuando non si hanno esigenze tutto \u00e8 un dono\u201d.<\/p>\n<p>Per dare, insomma, l\u2019idea di cosa sia un bombardamento e, soprattutto, cosa sia stata e cosa sar\u00e0 sempre una guerra, Remarque regala pagine davvero indimenticabili ed efficaci in questo come in altri suoi romanzi. In pi\u00f9, lo scrittore tedesco strappa il velo dell\u2019ipocrita incoscienza (o ignoranza) che si suppone abbia obnubilato milioni di suoi concittadini negli ultimi anni del regime e nei primi anni del conflitto mondiale. Ed \u00e8 proprio la progressiva presa di coscienza del soldato Graeber a fungere da tema portante del romanzo.<\/p>\n<p>I giovani di oggi possono ritrovare in queste pagine anche l\u2019orrore cieco e incomprensibile, che oggi sembra monopolio e quasi invenzione del terrorismo religioso. Anche allora ricorda Remarque, nelle citt\u00e0 bombardate la polizia segreta e le SS non smettevano di fare \u201cpulizia\u201d e arrivavano addirittura a esecuzioni pubbliche non con armi automatiche ma con le scure. S\u00ec. Eseguivano le stesse decapitazioni che oggi sembrano una delle cifre del terrore islamico.<\/p>\n<p>Anche il professore dissidente non ha risposte. La sua cultura non pu\u00f2 aiutare il soldato Graeber a spiegare l\u2019improvvisa scomparsa di ogni pur labile traccia di umanit\u00e0. E di fronte al peggiore di tutti gli orrori, vale a i campi di concentramento, l\u2019unica risposta possibile \u00e8 un dubbio. La scena \u00e8 tra le pi\u00f9 commoventi del libro. Il soldato si ferma a guardare la biblioteca del professor Pohlmann. Questi lo invita a servirsene liberamente. Ma Graeber rifiuta: \u201cVorrei sapere per\u00f2 come si accordino questi libri, queste poesie, questa filosofia coi campi di concentramento\u201d. \u201cNon c\u2019\u00e8 alcun accordo \u2013 replica Pohlmann \u2013 sono soltanto cose che coesistono nel tempo. Se quelli che hanno scritto questi libri fossero vivi oggi sarebbero nei campi di concentramento\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Aleppo come Dresda. La martoriata citt\u00e0 siriana ha ormai preso il posto nel nostro immaginario della capitale della Sassonia. Eppure noi restiamo qui, nei nostri salotti a guardare senza capire le immagini rare e frammentarie che arrivano dai punti pi\u00f9 affollati e martoriati della Siria. 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