{"id":887,"date":"2017-05-26T10:19:55","date_gmt":"2017-05-26T08:19:55","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=887"},"modified":"2017-05-29T08:19:58","modified_gmt":"2017-05-29T06:19:58","slug":"stephen-king-diventa-grande-con-harry-potter","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2017\/05\/26\/stephen-king-diventa-grande-con-harry-potter\/","title":{"rendered":"Stephen King diventa grande con Harry Potter"},"content":{"rendered":"<p>La prima cosa che ho fatto, una volta conclusa la lettura dell\u2019ultima pagina di <em>On writing<\/em> di <strong>Stephen King<\/strong>, non \u00e8 stata quella di accendere il computer e far partire il programma Word per iniziare a scrivere. La prima cosa che ho fatto \u00e8 stata di andare in libreria a cercare qualche romanzo dello scrittore americano. E in questo snobbando proprio l\u2019ultimo consiglio lanciato dalle pagine di <em>On writing<\/em>. King, il padre di Misery di Carrie e di tante altre straordinarie creature romanzesche, stava per consegnare al lettore la \u201cbella copia\u201d, la copia finale, di un brano di un suo racconto. Avrebbe dovuto, visto che aveva appena proposto le prime versioni con tutte le revisioni del caso. Alla fine per\u00f2 ha desistito. Qui dovete imparare come si assembla una macchina non avete bisogno di fare un giro sulle macchine degli altri. Per qui, ovviamente intendeva il libro sulla scrittura creativa, che forse \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 impegnativi della sua carriera di scrittore. Ci ha messo tempo, passione, ma ha dovuto anche affrontare una montagna di scrupoli. Lo voleva corto e agile. Semplice e preciso. Ma soprattutto onesto.<br \/>\nE devo dire che ci \u00e8 riuscito. Mi permetto di inserire <em>On writing<\/em> (edito in Italia da Sperling &amp; Kupkfer) in questo blog perch\u00e9 a mio avviso \u00e8 un libro da tenere da conto non solo per chi ambisce a diventare scrittore ma anche semplicemente per il lettore, quello appassionato. Quello soprattutto che non \u00e8 snob o altezzoso. E che va a cercarsi emozioni romanzesche un po\u2019 dovunque. Pescando tra i generi in maniera trasversale avendo come unica regola: la qualit\u00e0.<br \/>\nDa vero maestro della fiction, King sa essere coinvolgente anche quando parla di se stesso. Non vi dico il disagio che ho provato \u2013 ad esempio \u2013 quando ha descritto l\u2019incidente stradale di cui \u00e8 stato vittima all\u2019inizio dell\u2019estate del \u201999. Sembrava davvero la pagina di un suo romanzo. Con un dosaggio calibrato tra azione e descrizione, tra movimenti esteriori, dialoghi e sensazioni interiori del narratore\/protagonista. Ti \u00e8 impossibile, leggendolo, non calarti nei panni del personaggio e quelli di uno scrittore a spasso con il cane che viene centrato da un suv sul ciglio di una statale non sono proprio i pi\u00f9 invitanti da indossare.<br \/>\nMa qui mi interessa sottolineare due cose di questo libro. La prima riguarda i suoi consigli di scrittura. Non posso dire se siano mai stati efficaci. Mi servirebbe avere un riscontro da qualcuno che \u00e8 diventato scrittore dopo questa illuminante lettura. Posso per\u00f2 riconoscere che a differenza di tanti manuali di scrittura creativa che mi sono capitati tra le mani (come anche quelli pur ottimi di <strong>Raymond Carver<\/strong> e <strong>Vincenzo Cerami<\/strong>) questo di King ha dalla sua l\u2019essere schietto e onesto proprio perch\u00e9 parte da se stesso. Non racconta principi generali, non nasconde l\u2019autore dietro regole oggettive. Mette se stesso sotto i riflettori e in effetti non sbaglia. Il suo successo \u00e8 sicuramente garanzia di un fatto: il suo metodo di lavoro non si pu\u00f2 considerare inefficace (almeno per lui).<br \/>\nLa sua onest\u00e0, il suo desiderio di essere empatico e schietto, lo rendono a tratti anche comico. Come quando confessa la sua avversione per la forma passiva e \u2013 soprattutto \u2013 per l\u2019avverbio. Per non dire di cosa pensa delle parole lunghe, quelle difficili e ricercate. \u201cCorrereste \u2013 dice \u2013 un grave rischio per la vostra scrittura imbellettando il lessico, andando a caccia di parole lunghe forse perch\u00e9 vi vergognate di quelle brevi che usate. Sarebbe come vestire da sera il cagnetto di casa\u201d. E poi accanto alle idiosincrasie c\u2019\u00e8 spazio anche per l\u2019amore. Come quello per le metafore. \u201cLeggere e scrivere questo genere di figure retoriche \u2013 spiega \u2013 \u00e8 una delle gioie della narrativa. Se azzeccate, equivalgono a incontrare un vecchio amico in mezzo a una folla di estranei\u201d. Chiamando a raccolta come esempi per lui insuperati <strong>T. S. Elliott<\/strong>, <strong>William Carlos Williams<\/strong> e i suoi \u201ccolleghi\u201d <strong>Chandler<\/strong> e <strong>Hammett<\/strong>.<br \/>\nMI ha colpito poi (ecco il secondo elemento) l\u2019elenco di titoli di romanzi letti posto in appendice. Anzi i due elenchi. A margine della seconda edizione fa un elenco dei libri che lui stesso ha letto e che a quanto dice possono averlo influenzato (non tutti i libri che ha letto ma solo quelli che lo hanno colpito favorevolmente) tra la prima e la seconda edizione di <em>On writing<\/em>. Li mette in ordine alfabetico Raymond Carver di <em>Da dove sto chiamando<\/em> viene subito prima di Lupi mannari americani di <strong>Michael Chabon<\/strong> che a sua volta precede Latitudine zero di <strong>Windsor Chorlton<\/strong>, Il poeta di <strong>Michael Connelly<\/strong> e Cuore di tenebra di <strong>Joseph Conrad<\/strong>. Dell\u2019elenco fanno parte i nomi pi\u00f9 disparati, da <strong>Dickens<\/strong> a <strong>De Lillo<\/strong>, da <strong>Roddy Doyle<\/strong> a <strong>Elizabeth George<\/strong>, <strong>Thomas Harris<\/strong> (<em>Hannibal<\/em>) e <em>Il senso di Smilla per la neve<\/em> di <strong>Peter Hoeg<\/strong>,<em> Il buio oltre la siepe<\/em> di <strong>Harper Lee<\/strong>, <em>Citt\u00e0 di pianura<\/em> di <strong>Cormac McCarthy<\/strong> accanto a <em>Il giardino di cemento<\/em> di <strong>Ian McEwan,<\/strong> <strong>Joyce Carol Oates<\/strong> con <em>Zombi<\/em> e <strong>Donna Tartt<\/strong> con<em> Dio di illusioni<\/em>. E poi ancora <strong>Anne Tyler<\/strong> con <em>Le storie degli altri<\/em> e <strong>Waugh<\/strong> con <em>Ritorno a Brideshead<\/em>. Pignolo com\u2019\u00e8, per la terza edizione fa altrettanto e quindi accanto all\u2019elenco di cui sopra ecco aggiungersi un altro elenco aggiornato fino al 2009 dove compaiono <strong>Lethem<\/strong>, <strong>Franzen<\/strong>, <strong>Philip Roth<\/strong> e la saga di Harry Potter.<br \/>\nInsomma sono rimasto basito. Non solo il suo modo schietto e pratico di dar consigli di scrittura tradisce in tutta evidenza un pragmatismo di stampo protestante davvero insolito dalle nostre parti, ma la sua curiosit\u00e0 affatto trasversale dimostra che non ci sono steccati o confini che reggano. Si pu\u00f2 essere \u2013 come nel suo caso \u2013 il re dell\u2019horror o della science fiction ma si va comunque in libreria a prendere, leggere e trarre profitto dagli ultimi titoli di Philip Roth e Ian McEwan. Si pu\u00f2 leggere con passione e godimento <strong>Franzen<\/strong> e fare altrettanto con la saga di Harry Potter. Ditemi voi: c\u2019\u00e8 da noi un nostro \u201cgrande\u201d scrittore capace di ammettere una simile apertura mentale?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La prima cosa che ho fatto, una volta conclusa la lettura dell\u2019ultima pagina di On writing di Stephen King, non \u00e8 stata quella di accendere il computer e far partire il programma Word per iniziare a scrivere. La prima cosa che ho fatto \u00e8 stata di andare in libreria a cercare qualche romanzo dello scrittore americano. E in questo snobbando proprio l\u2019ultimo consiglio lanciato dalle pagine di On writing. 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