{"id":899,"date":"2017-06-06T08:00:21","date_gmt":"2017-06-06T06:00:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=899"},"modified":"2017-06-08T13:22:28","modified_gmt":"2017-06-08T11:22:28","slug":"chi-ama-i-cani-non-legga-kundera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2017\/06\/06\/chi-ama-i-cani-non-legga-kundera\/","title":{"rendered":"Chi ama i cani non legga Kundera"},"content":{"rendered":"<p>Non ci si bagna mai nello stesso fiume. Stesso discorso per i libri. Ovvero i classici, \u00a0i cosiddetti evergreen. Non si legge mai lo stesso libro. Una legge scontata. Siamo noi lettori a essere sempre diversi ed \u00e8 per questo che il testo che abbiamo davanti ci dir\u00e0 sempre qualcosa di nuovo. \u00a0Mi \u00e8 capitato l&#8217;altro giorno riprendendo in mano <em>L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere<\/em> di <strong>Milan Kundera.<\/strong>\u00a0Lo lessi poco pi\u00f9 di trent&#8217;anni or sono quando fu lanciato in maniera affatto anomala dalla trasmissione <em>Quelli della notte<\/em> con <strong>Renzo Arbore<\/strong> e <strong>Nino Frassica<\/strong>. Il giovane <strong>Roberto D&#8217;Agostino<\/strong> inser\u00ec il romanzo, pubblicato soltanto l&#8217;anno prima (nel 1984) dalla <strong>Adelphi<\/strong>, nell&#8217;elenco delle cose che caratterizzavano in quello scorcio degli anni Ottanta il perfetto radical chic. La citazione di D&#8217;Agostino divenne in breve un tormentone, anche grazie al seducente titolo del libro dello scrittore boemo. Un titolo criptico e stuzzicante. Che ricompare a pagina 128 a proposito dei tradimenti di Sabina, artista praghese che gira il mondo in cerca di emozioni e di ispirazione. Se il dramma umano, spiega Kundera, si esprime con la metafora della pesantezza, la vita di Sabina era connotata &#8220;dall&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere&#8221;. \u00a0Tradisce il suo amante quasi senza un motivo. Vale a dire senza sapere cosa si celi dietro questo suo desiderio. Il romanzo \u00a0respira gi\u00e0 dell&#8217;atmosfera della citt\u00e0 (Parigi) dove da anni si era trasferito Kundera. Il suo in fin dei conti altro non \u00e8 che un<em>\u00a0conte philosophique\u00a0<\/em> dove i personaggi nascono a tavolino come burattini nelle mani del demiurgo che ha come necessit\u00e0 quello di vedere materializzarsi tutte le possibilit\u00e0 dell&#8217;agire umano. Insomma il romanzo come moltiplicatore di possibilit\u00e0, soprattutto nel gioco delle relazioni. Ed ecco quindi Tomas, Teresa, la gi\u00e0 citata Sabina e Franz comparire a pi\u00f9 riprese nel libro per mostrare la loro avventura umana. Osservata e analizzata da punti di vista differenti per aumentare il fascino di un affresco davvero impressionante per esattezza e per vivacit\u00e0 dei colori. Ai detrattori di Kundera (e ce ne sono tanti) non piace proprio il fatto che il narratore sia cos\u00ec debordante da dirigere i &#8220;suoi&#8221; personaggi quasi stando accanto a loro. E questa sua vicinanza \u00a0finisce per far perdere alle storie d&#8217;amore quella immediatezza e profondit\u00e0 che dovrebbero avere sempre e comunque. Sono belle, s\u00ec, e suggestive. Un tantino estetizzanti, forse. Per\u00f2 non restano indelebili &#8211; dicono gli scettici &#8211; \u00a0nella nostra memoria. Anche se, oggi me ne rendo conto, erano proprio quelle storie d&#8217;amore (soprattutto la relazione tra Tomas e la bella Teresa) che si impressero nella mia mente di ragazzo. Oggi, per\u00f2, capisco che in questo <em>conte philosophique<\/em> le storie d&#8217;amore sono messe l\u00ec proprio per gettare fumo negli occhi. Dietro loro fa capolino altro. Uno sferzante attacco all&#8217;ideologia comunista, alla povert\u00e0 intellettuale dei dirigenti comunisti praghesi all&#8217;epoca dell&#8217;invasione russa. \u00a0Un attacco portato avanti con efficacia ed eleganza grazie a Sofocle e al mito di Edipo. I magistrati di allora non potevano rivendicare l&#8217;innocenza di non sapere che comminavano pene ingiuste e terribili a persone non colpevoli. E che in confronto a loro Edipo s\u00ec che era migliore. &#8220;Nessuno nel profondo della coscienza &#8211; scrive &#8211; \u00e8 pi\u00f9 innocente di Edipo. Eppure egli si pun\u00ec da solo quando vide ci\u00f2 che aveva commesso&#8221;. \u00a0Eppure i magistrati e gli alti dirigenti del partito si sono sempre assolti. Altra pagina che oggi &#8211; a trent&#8217;anni di distanza &#8211; ha attirato la mia attenzione \u00e8 quella sui vigliacchi e sulle ritrattazioni. Tomas deve ritrattare un articolo che gli ha causato tanti guai proprio dopo l&#8217;invasione russa del suo Paese. \u00a0E scopre che tutti sia i duri oppositori del regime che i sottomessi vogliono la sua ritrattazione. Solo un grande scrittore poteva trovare analogie tra due categorie apparentemente contrapposte. &#8220;All&#8217;improvviso &#8211; scrive &#8211; Tomas si rese conto di un fatto strano. Tutti gli sorridono, tutti desiderano che lui scriva la ritrattazione, tutti ne gioirebbero! Gli uni sarebbero felici, perch\u00e9 l&#8217;inflazione di vigliaccheria renderebbe banale il loro comportamento e restituirebbe loro l&#8217;onore perduto. Gli altri si sono ormai abituati a considerare il loro onore come un privilegio speciale al quale non vogliono rinunciare. Nutrono perci\u00f2 un segreto amore per i vigliacchi: senza di essi, il loro coraggio diventerebbe una fatica banale e inutile che non stupirebbe pi\u00f9 nessuno&#8221;. \u00a0 Altre pagine che oggi mi colpiscono sono quelle relative alla malattia e alla morte del cane Karenin. Il cane che tiene uniti fino alla fine Tomas e Teresa. Pagine bellissime e toccanti. Quasi che tutta l&#8217;empatia dello scrittore finisca per sintetizzarsi nella sua piet\u00e0 nei confronti dell&#8217;animale. Non amo particolarmente gli animali. Mi ritrovo a pensare, per\u00f2, che se li amassi molto \u00a0il racconto della malattia di \u00a0Karenin, cos\u00ec toccante nella sua vivida esattezza, mi farebbe star male. \u00a0E sono pure le pagine finali. Quelle dove anche la bella, lunga e travagliata storia d&#8217;amore tra Tomas e Teresa arriva a un poetico e drammatico epilogo. Un finale che riscatta il romanzo e lo emancipa dall&#8217;etichetta di <em>conte philosophique<\/em>. Un romanzo da rileggere. E che rilegger\u00f2 ancora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non ci si bagna mai nello stesso fiume. Stesso discorso per i libri. Ovvero i classici, \u00a0i cosiddetti evergreen. Non si legge mai lo stesso libro. Una legge scontata. Siamo noi lettori a essere sempre diversi ed \u00e8 per questo che il testo che abbiamo davanti ci dir\u00e0 sempre qualcosa di nuovo. \u00a0Mi \u00e8 capitato l&#8217;altro giorno riprendendo in mano L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere di Milan Kundera.\u00a0Lo lessi poco pi\u00f9 di trent&#8217;anni or sono quando fu lanciato in maniera affatto anomala dalla trasmissione Quelli della notte con Renzo Arbore e Nino Frassica. 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