{"id":927,"date":"2017-09-22T17:16:49","date_gmt":"2017-09-22T15:16:49","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=927"},"modified":"2017-09-22T18:06:49","modified_gmt":"2017-09-22T16:06:49","slug":"calvino-utile-antidoto-al-ddl-fiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2017\/09\/22\/calvino-utile-antidoto-al-ddl-fiano\/","title":{"rendered":"Calvino utile antidoto al ddl Fiano"},"content":{"rendered":"<p>Rileggendo <em>Il visconte dimezzato<\/em>, primo capitolo della trilogia degli <em>Antenati<\/em>\u00a0di <strong>Italo Calvino<\/strong> mi \u00e8 venuto da pensare al ddl firmato da <strong>Emanuele Fiano, <\/strong>quello che ha gi\u00e0 ottenuto il voto favorevole della Camera dei deputati e che si appresta a chiedere anche al senato il permesso di punire penalmente come reato di apologia del fascismo anche manifestazioni di puro folklore come i memorabilia del Ventennio (tralasciando l\u2019idea che verrebbe meno, una volta trasformato questo ddl in legge, la garanzia costituzionale della libert\u00e0 di opinione). Mentre rileggevo, insomma, e con inaspettato gusto, quella che ormai \u00e8 confinata nell\u2019angusto limbo delle letture scolastiche, mi \u00e8 venuto spontaneo cercare di immaginare cosa avrebbe detto Calvino di questo disegno di legge. Il romanzo (pubblicato, come tutti gli altri di Calvino, da <strong>Mondadori<\/strong>) racconta il ritorno dalla guerra contro i Turchi di Medardo di Terralba, nobile piemontese cui il disegno molto letterario e fantasioso immaginato da Calvino ha regalato un destino assurdo. Una palla di cannone lo ha diviso letteralmente a met\u00e0. Ed \u00e8 la parte destra a tornare dalla guerra. Mezza faccia, mezzo torace. Una sola gamba e un solo braccio. E\u2019 la parte destra ad essere salva. E questa parte si rivela, col tempo, tutt\u2019altro che placida e sensibile. Medardo diventa uno spietato giustiziere, un padrone egoista e insensibile. Fino al punto di divenire l\u2019incubo di tutto le contrade che circondano il suo castello avito. All\u2019improvviso, per\u00f2, un\u2019umile pastorella fa una scoperta sconcertante. Anche la parte sinistra \u00e8 tornata dalla guerra. Pi\u00f9 tardi e senza clamori. E si nasconde agli occhi dei pi\u00f9 per fare umilmente del bene. E\u2019 facile intuire dove voglio arrivare. Questo <em>conte philosophique<\/em> finisce per essere una disputa tra il bene e il male; tra la sinistra, buona e servizievole, e la destra, egoista e violenta. Alla fine Calvino trova una soluzione alla disputa (su cui sorvoliamo per evitare lo spoiling tanto deprecato oggigiorno).<\/p>\n<p>Non dimentichiamoci che la guerra \u00e8 finita soltanto da sei anni quando Calvino scrive questo romanzo breve (1951). Forse ora, ora che Fiano ha centrato il suo primo obiettivo a Montecitorio riportando per paradosso di stretta attualit\u00e0 il confronto aspro tra destra e sinistra, tra i nostalgici identitari di entrambi i campi, ci sarebbe bisogno di un altro conte philosophique di Calvino. Per esorcizzare con una bella fiaba moderna e per adulti tutte le paure antiche, gi\u00e0 superate dalla Storia.<\/p>\n<p>Ovviamente a questo interrogativo non si pu\u00f2 dare risposta. Per fortuna resta il testo. Una piacevole lettura ancor oggi, questo Visconte dimezzato. Tra echi di grandi romanzi (come non pensare a <em>L\u2019isola<\/em> <em>del tesoro<\/em> di <strong>Stevenson<\/strong> che presta a Calvino addirittura uno dei personaggi della storia, il dottor <strong>Trelawney<\/strong>) e delle tante voci narranti che riempiono gli stessi romanzi di Calvino (il nipote di Medardo ha molto in comune con il <strong>Pin<\/strong> de <em>I sentieri dei nidi di ragno<\/em>).<\/p>\n<p>L\u2019ultimo appunto lo voglio dedicare agli Ugonotti e al loro tormentato rapporto con il Medardo \u201cbuono\u201d. Forse involontariamente, Calvino profetizza l\u2019involuzione dell\u2019intellighentia di sinistra: proprio nell\u2019involuzione del Medardo \u201cbuono\u201d, bravo soltanto a predicare e a mettere gli altri a disagio e in ambasce perch\u00e9 non in grado di essere virtuosi come le sue prediche imporrebbero loro. Gli ugonotti che compaiono in questo romanzo sono una comunit\u00e0 isolata nelle campagne piemontesi dedita al lavoro e ovviamente al profitto che ottengono con la vendita dei prodotti della terra che coltivano senza sosta. Con il Medardo buono i rapporti sono idilliaci (vivi e lascia vivere) fino al giorno in cui suggerisce loro di dimezzare il profitto sulla vendita di segale in favore delle popolazioni colpite da carestia che abitano dall\u2019altra parte della valle. Era una figura nuova quel Medardo \u201cbuono\u201d, divenuto col tempo noioso e molesto. Una figura che oggi \u00e8 fin troppo facile rintracciare nei vari ma\u00eetres \u00e0 penser della sinistra che concionano su tutto e sul contrario di tutto (a patto di essere lasciati fuori dal contesto). Nel <em>Visconte dimezzato<\/em> sembra che Calvino lanci una profezia, sottile e inquietante. Ed \u00e8 questo clamoroso successo (il trionfo dell\u2019 \u201cio l\u2019avevo detto\u201d) a rendere ancor oggi attualissimo questo classico del Novecento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Rileggendo Il visconte dimezzato, primo capitolo della trilogia degli Antenati\u00a0di Italo Calvino mi \u00e8 venuto da pensare al ddl firmato da Emanuele Fiano, quello che ha gi\u00e0 ottenuto il voto favorevole della Camera dei deputati e che si appresta a chiedere anche al senato il permesso di punire penalmente come reato di apologia del fascismo anche manifestazioni di puro folklore come i memorabilia del Ventennio (tralasciando l\u2019idea che verrebbe meno, una volta trasformato questo ddl in legge, la garanzia costituzionale della libert\u00e0 di opinione). 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