{"id":941,"date":"2017-11-01T18:03:54","date_gmt":"2017-11-01T17:03:54","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=941"},"modified":"2017-11-01T18:25:44","modified_gmt":"2017-11-01T17:25:44","slug":"jane-austen-e-il-caso-weinstein","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2017\/11\/01\/jane-austen-e-il-caso-weinstein\/","title":{"rendered":"Jane Austen e il caso Weinstein"},"content":{"rendered":"<p>Se c\u2019\u00e8 un aspetto che mi ha colpito della triste vicenda legata al nome del produttore cinematografico <strong>Harvey Weinstein<\/strong> \u00e8 la mancanza di uniformit\u00e0 nel giudizio che le donne danno di quanto accaduto e di quanto fatto poi, a distanza di anni, dalle vittime del satiro americano. E visto che il caso mediatico \u00e8 scoppiato proprio mentre leggevo uno dei romanzi (anzi il primo pubblicato) di <strong>Jane Austen<\/strong>, subito mi \u00e8 venuto spontaneo chiedermi cosa avrebbe detto l\u2019autrice di <em>Ragione e sentimento<\/em> a proposito degli abusi inflitti da Weinstein (perlopi\u00f9 a giovani attrici inesperte e disorientate).<br \/>\nDi sicuro lady Austen avrebbe avuto un\u2019idea chiara e cristallina sulla questione. Ammantata, probabilmente, di una coerenza e di una lucidit\u00e0 fuori dall\u2019ordinario. Per\u00f2 altro ovviamente non \u00e8 possibile aggiungere. Semmai, vista l\u2019impossibilit\u00e0 di simili speculazioni, mi viene da suggerire una sorta di pena o contrappasso per i tipi alla Weinstein. Costringerli a leggere i romanzi della Austen. Ne ricaverebbero molto diletto e soprattutto una grande lezione. A cominciare proprio da <em>Ragione e sentimento<\/em>. Il romanzo (la cui edizione pi\u00f9 recente \u00e8 quella di <strong>Newton Compton<\/strong> curata da <strong>Pietro<\/strong> <strong>Meneghelli<\/strong>) che racconta le vicissitudini di due sorelle, Elinor e Marianne Dashwood, appartenenti alla piccola borghesia. Rimaste praticamente senza risorse alla morte del padre (complice un severo ordinamento che regala al fratellastro maggiore tutti i beni di famiglia), iniziano a guardarsi intorno in cerca di marito. Tra villeggiature, pranzi, picnic e feste danzanti, la loro vitab va avanti con il passo sincopato di storie, corteggiamenti, illusioni e disillusioni, fino a un finale che riscatta non soltanto la bellezza della minore (Marianne) ma anche il buonsenso e l\u2019intelligenza della maggiore (Elinor). I personaggi maschili \u2013 come apprenderebbe Weinstein se prendesse a leggere questo capolavoro \u2013 in generale sono galanti, ma di una galanteria che rasenta il fascino di un mascalzone corrivo ed egoista. E la loro mancanza di principi morali \u00e8 praticamente il carburante che permette a lady Austen di far andare la storia.<br \/>\nLa lettura di questo romanzo \u00e8 comunque raccomandabile anche a chi non si \u00e8 macchiato delle stesse colpe di Weinstein. D\u2019altronde sono gi\u00e0 un paio di secoli esatti che la Austen \u00e8 considerata uno dei pi\u00f9 grandi romanzieri di tutti i tempi. La sua limpida prosa, il suo sguardo lucido sui personaggi, il suo understatement affatto britannico e il suo umorismo, tanto misurato quanto affilatissimo, fanno di lei un porto sicuro per ogni lettore. Nella Austen, ebbe a scrivere <strong>Mario Praz<\/strong>, va ammirata soprattutto \u201cla linda stesura notarile\u201d, da considerare visti i tempi in cui scriveva (pieno romanticismo) come \u201cil limite estremo dell\u2019antiromantico, oltre al quale non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 arte ma mero discorso logico. Svenimenti e sospiri, dichiarazioni e abbracci non mancano; scandali, fughe di ragazze, possono trovarsi nelle pagine della Austen ma di baci d\u2019amore neanche uno\u201d. Sulla stessa lunghezza d\u2019onda <strong>Virginia Woolf<\/strong>. Che della Austen scrisse: \u201cSapeva descrivere una notte incantevole senza menzionare neanche una volta la luna\u201d. Quest\u2019ultima citazione l\u2019ho presa da un agile libretto da poco pubblicato da <strong>Elliot Edizioni<\/strong>. Si intitola ovviamente <em>Jane Austen<\/em> e raccoglie tre interventi della Woolf o meglio tre brani tratti da altrettante opere dell\u2019autrice di <em>Gita al faro<\/em>. Il libretto si raccomanda ovviamente come utile introduzione all\u2019opera della Austen, firmata da quella che con ogni probabilit\u00e0 \u00e8 la sua migliore lettrice di sempre. Un libro che, fra l\u2019altro, si inserisce in un apprezzabile progetto portato avanti dalla casa editrice romana per festeggiare al meglio i duecento anni dalla morte dell\u2019autrice di <em>Orgoglio e pregiudizio<\/em>. Oltre al libello della Woolf, infatti, la Elliot ha mandato in libreria altre perle per i fan della Austen. Come il racconto <em>I Janeites<\/em> di <em>Rudyard Kipling<\/em>\u00a0(dove il protagonista di questo racconto scopre un vero e proprio club di Jane Austen nel luogo pi\u00f9 improbabile: la trincea della Prima Guerra Mondiale), e <em>Ricordo di Jane Austen<\/em>, scritto dal nipote <strong>James Edward<\/strong> <strong>Austen-Leigh<\/strong>, e <em>Juvenilia<\/em> che, grazie alla cura di <strong>Giuseppe Ierolli<\/strong>, raccoglie i testi giovanili della scrittrice.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se c\u2019\u00e8 un aspetto che mi ha colpito della triste vicenda legata al nome del produttore cinematografico Harvey Weinstein \u00e8 la mancanza di uniformit\u00e0 nel giudizio che le donne danno di quanto accaduto e di quanto fatto poi, a distanza di anni, dalle vittime del satiro americano. 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