{"id":949,"date":"2017-12-08T18:17:34","date_gmt":"2017-12-08T17:17:34","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=949"},"modified":"2017-12-08T19:11:47","modified_gmt":"2017-12-08T18:11:47","slug":"la-solitudine-del-lettore-di-romanzi-dimenticati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2017\/12\/08\/la-solitudine-del-lettore-di-romanzi-dimenticati\/","title":{"rendered":"La solitudine del lettore di romanzi dimenticati"},"content":{"rendered":"<p>Quando scegliamo di farci indirizzare dal caso, quando scegliamo di non entrare in libreria in cerca di novit\u00e0, quando raccogliamo un volume appena ritrovato durante un trasloco oppure appena regalato da un amico, corriamo un rischio. Quello della solitudine. Non l&#8217;isolamento che ogni lettore si costruisce per concentrarsi e per meglio aderire alla storia che l&#8217;autore gli propone. Bens\u00ec la solitudine di una lettura &#8220;fuori moda&#8221;. Accade anche a chi sceglie i classici o i cosiddetti &#8220;libri di catalogo&#8221;. Ma accade comunque meno spesso che a coloro che invece cedono a un colpo di fulmine, all&#8217;improvvisa seduzione di un volume venuto fuori per caso da un passato (non necessariamente lontano ma sicuramente archiviato). A me \u00e8 successo recentemente. Ho da poco finito di leggere <em>Mani vuote<\/em>, uno dei primi romanzi di<strong> Saverio Strati<\/strong>. Scrittore calabrese (era nato a Sant&#8217;Agata del Bianco nel 1924), si era trasferito al nord negli anni Cinquanta, vivendo prima in Svizzera e successivamente a Roma e in Toscana (dove \u00e8 morto a Scandicci pochi mesi prima di compiere novant&#8217;anni nell&#8217;aprile di tre anni fa).\u00a0 Non aveva nemmeno dieci anni quando lasci\u00f2 la scuola per fare il muratore e pot\u00e9 riprendere gli studi soltanto a guerra finita. Fu un autodidatta e si adatt\u00f2 a tutti i mestieri. E nei suoi libri il lavoro e in generale la &#8220;questione meridionale&#8221; sono al centro della scena. Nel 1977 vinse anche il <strong>premio Campiello<\/strong> con quello che \u00e8 sicuramente il suo testo pi\u00f9 fortunato e forse pi\u00f9 compiuto: <em>Il selvaggio di Santa Venere<\/em> (<strong>Mondadori<\/strong>). <em>Mani vuote<\/em> \u00e8 stato pubblicato nel 1960 (sempre da Mondadori) e <em>in nuce<\/em> porta gi\u00e0 i temi e i valori del suo capolavoro. Per\u00f2 leggerlo oggi d\u00e0 l&#8217;impressione di una straordinaria modernit\u00e0. Si tratta di un romanzo di formazione. Vi si racconta infatti la vita di un ragazzino di nome Emilio. Del suo sogno di emanciparsi da una condizione di povert\u00e0 estrema. Di diventare adulto e, soprattutto, di emigrare in America. La vita di questo ragazzino calabrese per\u00f2 \u00e8 un inferno. Prima di raggiungere l&#8217;agognata meta dovr\u00e0 cedere ai bisogni della famiglia. Dovr\u00e0 imparare il lavoro del pastore, prima, e del carbonaio, poi. Facendo sempre i conti con la brutale semplicit\u00e0 morale della vita dei boschi e dei campi e soprattutto della legge non scritta degli uomini col coltello (quei briganti che poi si evolveranno in &#8216;ndrangheta). Lo stile di Strati \u00e8 ruvido, secco e per questo ancora pi\u00f9 incisivo. S\u00ec, \u00e8 sempre neorealismo. Per\u00f2 questa etichetta non toglie nemmeno un grammo del valore del testo. Oggi andrebbe letto a scuola. Perch\u00e9 l&#8217;inferno che si racconta (un inferno nel quale i ragazzi imparano a essere uomini) \u00e8 tutto ci\u00f2 che precede l&#8217;atto dell&#8217;emigrazione. E forse, osservando in televisione gli sbarchi dai gommoni di tanti migranti che dall&#8217;Africa scelgono il rischio di una traversata pur di non combattere contro la fame e la violenza della loro terra d&#8217;origine, dovrebbe far riflettere sul fatto che quello che si vede \u00e8 soltanto l&#8217;esito di una vita piena di soprusi, sofferenze e frustrazioni. Leggere questo romanzo di Strati a scuola potrebbe insegnare ai ragazzi molte cose. Per esempio, cosa vuol dire tenere un gregge di capre e quale tragedia scoppi se un piccolo pastorello se ne perde una. Oppure si pu\u00f2 imparare l&#8217;antica arte di fare il carbone. Non quello da estrarre dalle miniere, bens\u00ec quello che si ricava dalla cottura del legno. I carbonai lavoravano anche diciotto ore al giorno in mezzo a un bosco in perfetta solitudine per produrre legna da &#8220;cuocere&#8221;. Senza poi avere nemmeno la certezza di riuscire, se solo sbagliavano qualche cosa nella\u00a0 fase della cottura. Le mani vuote del titolo sono quelle con cui nasce Emilio. Una povert\u00e0 in cui fatalisticamente ricade ogni volta che tenta di liberarsene. Eppure, a dispetto del titolo, il romanzo non perde la speranza e pu\u00f2 regalare anche al lettore di oggi un messaggio positivo.\u00a0 Pu\u00f2 intanto fargli capire che quell&#8217;approdo del naufrago non \u00e8 l&#8217;inizio di un periodo difficile. Semmai \u00e8 la fine di una parentesi a dir poco tragica. Certo, il romanzo <em>Mani vuote<\/em> si inserisce a pieno titolo nel filone gi\u00e0 ben rappresentato da autori di grande prestigio come <strong>Corrado Alvaro<\/strong>, <strong>Mario La Cava<\/strong>, <strong>Leonida Repaci<\/strong>,\u00a0<strong>Rocco Carbone<\/strong> e <strong>Carmine Abate<\/strong>. Ma lo fa con una voce autentica e affatto originale. Un peccato quindi che non se ne parli. A lettura ultimata ho provato\u00a0 a cercarlo su <strong>Google<\/strong> ma niente da fare. Anche le librerie <em>on line<\/em> non lo danno come titolo reperibile. Ecco cosa intendevo per solitudine del lettore di grandi romanzi purtroppo dimenticati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quando scegliamo di farci indirizzare dal caso, quando scegliamo di non entrare in libreria in cerca di novit\u00e0, quando raccogliamo un volume appena ritrovato durante un trasloco oppure appena regalato da un amico, corriamo un rischio. Quello della solitudine. Non l&#8217;isolamento che ogni lettore si costruisce per concentrarsi e per meglio aderire alla storia che l&#8217;autore gli propone. Bens\u00ec la solitudine di una lettura &#8220;fuori moda&#8221;. Accade anche a chi sceglie i classici o i cosiddetti &#8220;libri di catalogo&#8221;. 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