{"id":955,"date":"2017-12-17T09:00:43","date_gmt":"2017-12-17T08:00:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=955"},"modified":"2017-12-20T00:04:03","modified_gmt":"2017-12-19T23:04:03","slug":"julian-barnes-mette-un-capolavoro-sotto-il-nostro-albero-di-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2017\/12\/17\/julian-barnes-mette-un-capolavoro-sotto-il-nostro-albero-di-natale\/","title":{"rendered":"Julian Barnes mette un capolavoro sotto il nostro albero di Natale"},"content":{"rendered":"<p>Se c&#8217;\u00e8 una cosa che \u00e8 meglio non fare \u00e8 quella di regalare un classico o un titolo di catalogo come strenna natalizia. A ben pensarci, anzi, queste due categorie non sono le pi\u00f9 indicate quando si tratta di regalare un libro a un amico. C&#8217;\u00e8 sempre il rischio che il destinatario del regalo abbia gi\u00e0 letto o possegga il volume. D&#8217;altronde non \u00e8 cos\u00ec difficile immaginare che si abbia letto <em>Madame Bovary.<\/em> O, per rimanere in tema dei viventi, che si abbia in casa i libri di <strong>Philip Roth<\/strong>. Ecco perch\u00e9 questa volta non parler\u00f2 di un classico. Vi propongo una novit\u00e0. Che pu\u00f2 farvi fare un figurone nel caso la scegliate come strenna natalizia. Si tratta di un romanzo di <strong>Julian Barnes<\/strong>. Non l&#8217;ultimo, in ordine di pubblicazione, che \u00e8 apparso l&#8217;anno passato per i tipi di <strong>Einaudi<\/strong> (<em>Il rumore del tempo<\/em>, traduzione di <strong>Susanna Basso<\/strong>). Bens\u00ec <em>Il senso di una fine<\/em> del 2012. Il suo editore (Einaudi appunto) ha deciso di riportarlo in libreria in contemporanea con l\u2019uscita del film<i> L\u2019altra met\u00e0 della storia<\/i> di\u00a0<strong>Ritesh Batra <\/strong>ad esso ispirato. Quindi a ben vedere il titolo di Barnes di cui parliamo \u00e8 proprio un titolo di catalogo ma con il crisma della novit\u00e0 (nel senso che \u00e8 l\u00ec a portata di mano in tutte le librerie). Io ne ho approfittato e la lettura \u00e8 stata davvero illuminante. Dalle prime pagine il lettore frettoloso immagina di trovarsi di fronte al solito triangolo amoroso, condito di elegante humour britannico, di citazioni colte e di un&#8217;ambientazione molto accattivante (tra Londra e Cambridge).\u00a0 I protagonisti di questa storia sono dei giovani alle prese con l&#8217;ultimo sforzo scolastico prima di approdare al traguardo dell&#8217;universit\u00e0. Adrian andr\u00e0 sicuramente a Cambridge. E&#8217; predestinato. E non solo: \u00e8 ombroso, enigmatico, a un tempo brillante e fascinoso. Tony ne subisce il fascino e commette lo sbaglio di presentargli la sua fidanzatina del tempo. Veronica, infatti, lo lascer\u00e0 per l&#8217;amico. Cos\u00ec inizia il racconto. Una storia che attraversa\u00a0 il tempo e generazioni.\u00a0 Fino ad approdare alla serena vecchiaia di un pensionato, lo stesso Tony Webster, il protagonista e voce narrante. Un lettore un po&#8217; pi\u00f9 attento, per\u00f2, aziona le antenne ogni volta che un passaggio apparentemente gratuito viene a risuonare tra le pagine (\u00e8 sempre la vecchia questione analizzata da <strong>Anton Checov<\/strong>: quando in un racconto compare una pistola, questa &#8211; prima o poi &#8211; spara). A far drizzare le orecchie del lettore \u00e8 il passaggio in cui il professore di Storia chiede ai suoi studenti di parlare dell&#8217;assassinio dell&#8217;arciduca <strong>Francesco Ferdinando<\/strong>, considerato\u00a0 come evento scatenante il primo conflitto mondiale. &#8220;In effetti tutta questa smania &#8211; commenta il giovane ed esuberante Adrian &#8211; di scaricare su qualcuno la responsabilit\u00e0 non \u00e8 una specie di scappatoia? Abbiamo bisogno di\u00a0 accusare un individuo per poter assolvere tutti gli altri. Oppure vogliamo prendercela con il processo storico cos\u00ec da poter esonerare gli individui. Del resto, il mio desiderio di assegnare responsabilit\u00e0 ad altri pu\u00f2 ben scaturire pi\u00f9 dalla mia <em>forma mentis<\/em> che da un&#8217;equa analisi dell&#8217;accaduto. Il fatto \u00e8 insomma che dobbiamo conoscere la storia di chi scrive la storia se vogliamo comprendere la versione degli eventi che ci viene proposta&#8221;. Inizialmente non capivo perch\u00e9 un romanzo tanto snello (appena 150 pagine) potesse regalare tanto spazio a una singola lezione di Storia quando poi l&#8217;autore doveva sobbarcarsi il peso di una vicenda che sorvolava con andatura placida e mai forzata un lungo lasso di tempo. Di domande, per\u00f2, il protagonista e narratore se ne deve fare, nel corso delle pagine, molte di pi\u00f9 e molto pi\u00f9 cogenti. A tanti anni di distanza, infatti, riceve una lettera da un avvocato che lo avverte che la signora Ford (la madre di Veronica) l&#8217;ha nominato nel suo testamento, con una somma di denaro e il diario del giovane Adrian. Questi, infatti, \u00e8 morto suicida ancor giovane prima di finire l&#8217;universit\u00e0. Su questi pochi dettagli scritti, Tony Webster deve tornare indietro nel tempo. Deve riprendere in mano i fili di una trama che aveva abbandonato da tempo. Scoprendosi non soltanto testimone d&#8217;eccezione ma anche protagonista a sua insaputa. Non posso aggiungere altro, ovviamente, per non togliere al lettore il piacere di una affascinante trama. Giocata, questa, non soltanto sulle sorprese, sulle agnizioni e i colpi di scena, bens\u00ec anche su uno stile colloquiale mai corrivo. Barnes (cos\u00ec come magistralmente reso dalla Basso) \u00e8 un ottimo affabulatore. La sua lingua e il suo stile non servono a nascondere un vuoto. Bens\u00ec a sottolineare il significato ultimo del messaggio. E non un messaggio da poco, visto che il pensionato Tony Webster scopre alla fine di questa vicenda, che lo lega irrimediabilmente al destino di Veronica e Adrian,\u00a0 che &#8220;la nostra vita non \u00e8 la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se c&#8217;\u00e8 una cosa che \u00e8 meglio non fare \u00e8 quella di regalare un classico o un titolo di catalogo come strenna natalizia. A ben pensarci, anzi, queste due categorie non sono le pi\u00f9 indicate quando si tratta di regalare un libro a un amico. C&#8217;\u00e8 sempre il rischio che il destinatario del regalo abbia gi\u00e0 letto o possegga il volume. D&#8217;altronde non \u00e8 cos\u00ec difficile immaginare che si abbia letto Madame Bovary. O, per rimanere in tema dei viventi, che si abbia in casa i libri di Philip Roth. 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