{"id":961,"date":"2017-12-24T09:00:50","date_gmt":"2017-12-24T08:00:50","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=961"},"modified":"2017-12-25T19:22:24","modified_gmt":"2017-12-25T18:22:24","slug":"cosi-camus-ha-isolato-e-disinnescato-il-morbo-dellintolleranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2017\/12\/24\/cosi-camus-ha-isolato-e-disinnescato-il-morbo-dellintolleranza\/","title":{"rendered":"Cos\u00ec Camus ha isolato e disinnescato il morbo dell&#8217;intolleranza"},"content":{"rendered":"<p>Nella mia letterina a Babbo Natale ho chiesto che a quelli troppo inclini a sorvolare sulle sempre pi\u00f9 frequenti manifestazioni di simpatia nei confronti di fenomeni storici come il nazismo venga recapitato un libro di <strong>Albert Camus<\/strong>. Un romanzo che non parla di nazismo, per\u00f2. Un romanzo che non \u00e8 un romanzo storico. Un romanzo che non \u00e8 nemmeno ambientato in Europa. Bens\u00ec in Algeria. Chi teme si tratti di qualcosa che anche lontanamente parli di immigrazione o di ius soli deve per\u00f2 tranquillizzarsi.\u00a0 Non si parla di magrebini in quel romanzo. Bens\u00ec di <em>pied noir<\/em>. Ovvero di francesi. Francesi dalla pelle bianca. I francesi che, insomma, popolavano la colonia africana nella prima met\u00e0 del XX secolo. Il romanzo si intitola<em> Le peste<\/em> (in Italia \u00e8 pubblicato da <strong>Bompiani<\/strong>). Sarebbe bello che molti leggessero questo romanzo oggi. Oggi che la retorica delle <em>fake news<\/em> fa strame non solo del buonsenso ma anche della memoria storica. Il libro racconta, \u00e8 vero, la diffusione nella citt\u00e0 di Orano del morbo della peste. E&#8217; la cronaca stessa dell&#8217;epidemia redatta da un medico (<strong>Bernard Rieux<\/strong>). Chi meglio di un medico, infatti, pu\u00f2 raccontare questa storia, che inizia come tutti sanno con la moria improvvisa e schifosa di migliaia di topi che escono dalle loro tane per morire sfacciatamente davanti a tutti? Camus confeziona questo romanzo-allegoria da par suo. Descrizioni asciutte, passo lento e sguardo lucido. Senza tentennamenti, come un entomologo osserverebbe le sue piccole creaturine sotto una lente d&#8217;ingrandimento.\u00a0 Scritto negli stessi anni del secondo conflitto mondiale il romanzo nasce &#8211; \u00e8 vero &#8211; come metafora del nazismo, inteso come male assoluto.\u00a0 L&#8217;impotenza e l&#8217;esitazione delle autorit\u00e0 locali sul modo di difendersi e arginare il morbo ricordano infatti l&#8217;impotenza e l&#8217;esitazione dell&#8217;Europa stessa di fronte al nazismo. Nella piccola Orano come nel vecchio continente c&#8217;\u00e8 chi \u00e8 animato dallo sforzo di combattere il &#8220;morbo&#8221;, chi \u00e8 accecato dallo spirito religioso, che in alcuni casi arriva a giustificare la peste, e chi cerca soltanto evasione per portare avanti un&#8217;esistenza pacifica senza coinvolgimenti. Ovviamente il futuro premio Nobel non intendeva fare una semplice equazione morbo-nazismo. Quel che interessa Camus \u00e8 la rivolta dell&#8217;uomo singolo contro il male, e i singoli e privati motivi della sua rivolta. Insomma \u00e8 un discorso altro, pi\u00f9 alto, pi\u00f9 filosofico.\u00a0 Per\u00f2 la chiarezza del suo stile, la semplicit\u00e0 della storia raccontata (che ricordano vagamente <strong>Leonardo Sciascia<\/strong>, altro volterriano di stretta osservanza) sono strumentalmente molto utili per instillare l&#8217;anticorpo del dubbio nei lettori di oggi. Il migliore atteggiamento da tenere nei confronti di queste corrive manifestazioni di simpatia verso ideologie xenofobe e totalitariste \u00e8 quello della prudenza nei giudizi e di attenta riflessione. Il romanzo, d&#8217;altronde, si chiude con un monito che \u00e8 sempre valido e lo rimarr\u00e0 anche in tempi di maggiore calma. &#8220;Il bacillo della peste non muore n\u00e9 scompare mai, che pu\u00f2 restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle cartacce e che, per sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una citt\u00e0 felice&#8221;. E contro questa condizione naturale non c&#8217;\u00e8 che una cosa da fare: vigilare. Vigilare sempre e con attenzione. In un altro passo Camus fa dire al suo medico-cronista: &#8220;So per scienza certa che ciascuno la porta in s\u00e9 la peste, e nessuno al mondo ne \u00e8 immune&#8230; Il microbo \u00e8 cosa naturale. Il resto, la salute, l&#8217;integrit\u00e0, la purezza, sono un effetto della volont\u00e0 e d&#8217;una volont\u00e0 che non si deve mai fermare. L&#8217;uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, \u00e8 colui che ha distrazioni il meno possibile. E ce ne vuole di volont\u00e0 e di tensione per non essere mai distratti&#8221;. Insomma bisogna vigilare e rimanere sempre attenti. Magari tenendosi la mente sgombra da pregiudizi grazie a grandi libri come questo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nella mia letterina a Babbo Natale ho chiesto che a quelli troppo inclini a sorvolare sulle sempre pi\u00f9 frequenti manifestazioni di simpatia nei confronti di fenomeni storici come il nazismo venga recapitato un libro di Albert Camus. 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