{"id":971,"date":"2018-01-29T11:39:12","date_gmt":"2018-01-29T10:39:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=971"},"modified":"2018-01-29T11:39:12","modified_gmt":"2018-01-29T10:39:12","slug":"stephen-king-e-george-perec-la-coppia-che-non-ti-aspetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2018\/01\/29\/stephen-king-e-george-perec-la-coppia-che-non-ti-aspetti\/","title":{"rendered":"Stephen King e George Perec, la coppia che non ti aspetti"},"content":{"rendered":"<p>La prima cosa che ti viene in mente dopo aver finito di leggere un romanzo di <strong>Stephen King<\/strong> \u00e8 il senso di \u201curgenza\u201d della scrittura che attanaglia un virtuoso della fiction letteraria come \u00e8 il \u201cpadre\u201d di <em>Cujo<\/em>. Quasi riesci a vederlo, King, che non alza le dita dalla tastiera del computer fino a quando non \u00e8 riuscito a dare forma concreta ai fantasmi che popolano la sua mente. E nessun suo libro \u00e8 esemplare, a questo proposito, come <em>Dolores Claiborne<\/em> (pubblicato da noi dalla <strong>Splering &amp; Kupfer,<\/strong> come tutti i suoi titoli, e tradotto come sempre da <strong>Tullio Dobner<\/strong>). E\u2019 un romanzo che racconta di incubi, di omicidi, di violenza, di fenomeni paranormali (collegati a un\u2019eclisse di sole nel Maine). Un racconto, quindi, ben dentro il suo classico repertorio. Se non fosse per un dettaglio stilistico ragguardevole. Il racconto non \u00e8 altro che un monologo. Non di quella roba \u201cinteriore\u201d, da scrittori-psicologi. Un vero monologo, sciorinato davanti a poliziotti e stenografa, dove la protagonista racconta la sua versione dei fatti. E il bello \u00e8 proprio questo. Dalla prima all\u2019ultima parola del libro noi siamo Dolores Claiborne, noi sentiamo quello che sente Dolores, noi proviamo le sue stesse paure e soprattutto vediamo quello che lei ci mostra. E soltanto quello. A questa nota stilistica, poi, si aggiunge la scelta del traduttore di regalare a Dolores un linguaggio semplificato. D\u2019altronde \u00e8 una domestica, sicuramente non scolarizzata. Ha trascorso tutta la sua esistenza a stendere panni e a lavare cessi. Una cos\u00ec, si sono detti i curatori dell\u2019edizione italiana, non usa il congiuntivo. E in effetti: in 267 pagine (tante sono quelle dell\u2019edizione che mi \u00e8 capitata tra le mani) il congiuntivo ricorre soltanto in due pagine. La prima volta, peraltro, \u00e8 una citazione di un discorso altrui. Quindi addirittura virgolettato (una telefonata anonima dove a un certo punto si dice: \u201cNon abbiamo bisogno di assassini qui, Dolores Claiborne, e non ce ne saranno finch\u00e9 rester\u00e0 sull\u2019isola anche un solo decente cristiano a impedire che ce ne siano\u201d). Ho subito pensato: l\u2019eccezione che conferma la regola. Anche se la lettura in effetti \u00e8 appesantita dall\u2019uso indiscriminato dell\u2019indicativo, cui noi &#8211; lettori italiani &#8211; non siamo abituati. Poi, per\u00f2, il colpo di genio (attribuibile totalmente al traduttore? C\u2019\u00e8 anche lo zampino dell\u2019autore?). Siamo all\u2019ultima pagina. Ormai la \u201cconfessione\u201d sta finendo. Dopo ore e ore di racconto, Dolores sta ultimando. Una volta esauriti colpi di scena e agnizioni varie, la protagonista sta regalando al suo uditorio piccole e brevissime considerazioni personali. E qui arriva la sorpresa. A poche righe dalla fine: \u201cSono venuta qui per dire la mia e l\u2019ho fatto, dalla prima parola all\u2019ultima e non c\u2019\u00e8 parola che non <em>sia<\/em> pura e semplice verit\u00e0\u201d. Curioso! Dolores ti pesca il jolly all\u2019improvviso con un congiuntivo proprio nella frase dove tutti aspetterebbero un indicativo forte, sicuro, asseverativo come solo l\u2019indicativo sa essere. Un congiuntivo per mettere una pulce nell\u2019orecchio al lettore, un congiuntivo per far traballare tutte le nostre certezze. Un colpo di genio. Un virtuosismo che non ha pari nella letteratura (perch\u00e9 di letteratura qui bisogna parlare). Giusto George Perec aveva tentato qualcosa di altrettanto virtuosistico. Con il suo celebre romanzo <em>La<\/em> <em>disparition<\/em> che valse a <strong>Piero Falchetta<\/strong>, suo traduttore italiano (impegnato nella titanica impresa di tradurre per il coraggioso editore Guida un romanzo dove dalla prima all\u2019ultima parola non compariva mai la lettera E), un prestigioso riconoscimento (premio Leone Traverso 1996). Perec e il suo traduttore, ovviamente partivano da necessit\u00e0 affatto differenti da quelle di King e del suo traduttore. E\u2019 sempre un piacere, per\u00f2, constatare come la lingua, lo stile letterario, e i giochi verbali continuino a far parte del nostro orizzonte di attesa di lettori forti, lettori che riescono ad appassionarsi con un thriller, dal ritmo incalzante, cos\u00ec come con un raffinato romanzo (solo in apparenza un noir alla maniera di<strong> Edgar Allan Poe<\/strong>), ispirato addirittura all\u2019antico lipogramma greco (composizione letteraria dove non compare mai una lettera).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La prima cosa che ti viene in mente dopo aver finito di leggere un romanzo di Stephen King \u00e8 il senso di \u201curgenza\u201d della scrittura che attanaglia un virtuoso della fiction letteraria come \u00e8 il \u201cpadre\u201d di Cujo. Quasi riesci a vederlo, King, che non alza le dita dalla tastiera del computer fino a quando non \u00e8 riuscito a dare forma concreta ai fantasmi che popolano la sua mente. 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