{"id":977,"date":"2018-02-11T08:00:52","date_gmt":"2018-02-11T07:00:52","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=977"},"modified":"2018-02-13T14:28:11","modified_gmt":"2018-02-13T13:28:11","slug":"se-il-romanzo-di-formazione-corre-a-ritmo-di-jazz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2018\/02\/11\/se-il-romanzo-di-formazione-corre-a-ritmo-di-jazz\/","title":{"rendered":"Se il romanzo di formazione corre a ritmo di jazz"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;La cosa pi\u00f9 radicale che una donna possa fare \u00e8 vivere&#8221;. Siamo a pagina 220 del romanzo <em>La vita che non vedi<\/em>\u00a0di<strong> Kim Echlin<\/strong> (Einaudi). A parlare \u00e8 Katherine una delle due protagoniste della storia. E&#8217; al telefono con l&#8217;altra protagonista: Mahsa. Le sta chiedendo di raggiungerla a New York. C&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 di suonare insieme. C&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 di coronare un sogno, cullato e coltivato per tutta una vita. Di fronte agli eventuali dubbi dell&#8217;amica, le ricorda che ormai \u00e8 una donna emancipata, affrancata anche dal ruolo di mamma (visto che i figli sono cresciuti).\u00a0 E poi chiude il ragionamento proprio con questa frase: &#8220;La cosa pi\u00f9 radicale che una donna possa fare \u00e8 vivere&#8221;.\u00a0 Non siamo per\u00f2\u00a0 in presenza dell&#8217;ennesimo romanzo femminista (che poi a dire il vero non sono cos\u00ec tanti). La canadese Echlin ci offre al contrario un doppio romanzo di formazione, con un elemento in comune: la musica jazz. Mahsa viene dal Pakistan. Anzi da l\u00ec \u00e8 fuggita dopo che un parente troppo povero e troppo ottuso le ha ucciso la madre e il padre per la vergogna di vedere la congiunta sposata nientemeno che con un ingegnere americano. Katherine \u00e8 canadese. Il suo problema sono quei capelli lisci come spaghetti.\u00a0 Retaggio di un padre (cinese) che non ha mai conosciuto. Gi\u00e0, perch\u00e9 anche nell&#8217;illuminato Canada degli anni Cinquanta le coppie miste non erano gradite. Tanto che la madre fu prima arrestata e poi internata per la terribile colpa di amare un immigrato cinese.<\/p>\n<p>Mahsa e Katherine si ritrovano a crescere tra mille difficolt\u00e0. Non solo materiali. Devono sconfiggere i pregiudizi e la prepotenza del potere maschile. E soprattutto devono riuscire ad affermare la loro inesauribile passione per la musica jazz e per il pianoforte. Tra figli, mariti, amanti che, anche senza intenzione, cercano di tenerle lontane dai loro sogni. La Echlin, che ha studiato con particolare passione il background delle due protagoniste, le segue nell&#8217;arco della loro vita. E le aiuta, quasi, a emanciparsi e a realizzare la profonda verit\u00e0 insita nella passione stessa: finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 vita c&#8217;\u00e8 musica e finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 musica c&#8217;\u00e8 gioia.<\/p>\n<p>Il romanzo, per\u00f2, mi ha incuriosito per un altro motivo. Pur volendo esaltare l&#8217;universo femminile, pur volendo andare in profondit\u00e0 nello scandagliare la sensibilit\u00e0 e le problematiche delle donne, la Echlin non mette mai alla berlina l&#8217;uomo. Eppure di tipi rozzi, retrogradi e violenti nel racconto se ne trovano (a iniziare dallo zio che uccide la madre di Mahsa, per finire proprio col marito di quest&#8217;ultima, marito che \u00e8 stata peraltro costretta a sposare).\u00a0 Katherine e Mahsa non odiano e non si vendicano. Semplicemente cercano, per quanto le forze glielo consentono, di andare avanti e di tentare di dare un senso alla loro vita. S\u00ec, ci pu\u00f2 essere rivalit\u00e0 e antagonismo, ma non una vera guerra. Le donne di Echlin non colpevolizzano mai il genere maschile, non ci sono pregiudizi, anche se proprio i pregiudizi altrui hanno segnato in maniera indelebile i loro destini. La Echlin insomma sembra mettere in pratica un aforisma attribuito a <strong>Quentin Crisp:\u00a0<\/strong>&#8220;La guerra dei sessi \u00e8 l&#8217;unico tipo di guerra in cui i nemici dormono regolarmente insieme&#8221;. Ci\u00f2 di cui infatti si sente oggi la mancanza sono proprio romanzi dove non venga nascosto nulla delle sofferenze, dei pregiudizi e della difficolt\u00e0 che caratterizzano i percorsi di vita delle donne, senza per questo ridurre l&#8217;altro sesso (quello maschile) al paradigma del male. E forse, ci sarebbe bisogno anche di altri romanzi di formazione virati al rosa. Non sono poi tanti nella storia della letteratura moderna. Ed \u00e8 un peccato. Perch\u00e9 a pensarci bene i romanzi di formazione non soltanto illustrano la crescita di un personaggio, il suo trovare un posto nel mondo, il suo incidere attivamente sulla realt\u00e0 che lo circonda, ma ne esaltano anche il trionfo, dopo averne elencato le difficolt\u00e0. Se \u00e8 pur vero, come sostiene qualcuno, che la letteratura &#8211; quella vera &#8211; agisce su terreni ben pi\u00f9 complessi della <em>politically correctness,\u00a0<\/em>\u00e8 altrettanto palese che le eroine dei romanzi di formazione sono poche. E ancor meno sono quelle che &#8211; come i personaggi straordinariamente descritti da Kim Echlin -, vivono l&#8217;orgoglio di genere senza demonizzare il diverso da s\u00e9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&#8220;La cosa pi\u00f9 radicale che una donna possa fare \u00e8 vivere&#8221;. Siamo a pagina 220 del romanzo La vita che non vedi\u00a0di Kim Echlin (Einaudi). A parlare \u00e8 Katherine una delle due protagoniste della storia. 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