{"id":986,"date":"2018-02-24T19:02:19","date_gmt":"2018-02-24T18:02:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=986"},"modified":"2018-02-24T19:04:03","modified_gmt":"2018-02-24T18:04:03","slug":"la-voce-di-sandro-ciotti-e-diventata-un-romanzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2018\/02\/24\/la-voce-di-sandro-ciotti-e-diventata-un-romanzo\/","title":{"rendered":"La voce di Sandro Ciotti \u00e8 diventata un romanzo"},"content":{"rendered":"<p>Se fatta bene, se compiuta con passione, la radiocronaca di una partita di calcio pu\u00f2 essere un&#8217;esperienza altamente letteraria. Ci sono radiocronache (mi vengono in mente, per esempio, quelle di <strong>Sandro Ciotti<\/strong>) che possono reggere tranquillamente il confronto con i pi\u00f9 bei passi dei <em>Promessi Sposi<\/em>. Oggi, purtroppo, le radiocronache hanno ceduto il passo alla televisione. Ormai tutti i canali, soprattutto quelli della pay-tv, propongono partite a tutte le ore per tutti i giorni della settimana. Con giornalisti che non hanno bisogno di raccontare quello che vedono. Soprattutto non hanno bisogno di essere chiari e precisi. Accanto a loro, spesso, c&#8217;\u00e8 un esperto che proprio su quei campi ha svolto la sua carriera di calciatore. I telecronisti oggi parlano di schemi, analizzano i gesti tecnici e sciorinano statistiche. Difficilmente, per\u00f2, le loro parole senza quelle immagini potrebbero ammaliare. Le voci di <strong>Enrico Ameri<\/strong> e <strong>Niccol\u00f2 Carosio<\/strong>, e soprattutto quella bassa, calda, rauca e profonda del gi\u00e0 citato Ciotti erano, invece, capaci di far innamorare l&#8217;ascoltatore. Per le cose che dicevano, ovviamente. Soprattutto per i giri di parole, per i virtuosismi retorici, per una propriet\u00e0 di linguaggio fuori dal comune. Ecco perch\u00e9 mi riesce difficile, oggi, a lettura ultimata dell&#8217;ultimo romanzo del Premio Strega <strong>Tiziano Scarpa<\/strong>, credere alla\u00a0<em>Nota\u00a0<\/em>posta in fondo a\u00a0<em>Il cipiglio del gufo\u00a0<\/em>(<strong>Einaudi<\/strong>). &#8220;Questo \u00e8 un romanzo. La storia, l&#8217;ambientazione, i personaggi, i loro nomi e cognomi, quello che succede dentro e fuori di loro: \u00e8 tutto inventato&#8221;. Anzi. Verrebbe da essere sospettosi proprio in virt\u00f9 della\u00a0<em>Nota (excusatio non petita, accusatio manifesta<\/em>\u00a0dicevano i romani).<em>\u00a0<\/em>Come gi\u00e0 nei precedenti romanzi, Scarpa si mette a giocare con tutte le possibilit\u00e0 che gli offre la lingua letteraria e il canone romanzesco. Gli piace osare. Gli piace vedere il romanzo come un laboratorio. Come un banco di prova. Come un moltiplicatore di possibilit\u00e0. E tra i personaggi che popolano questo libro c&#8217;\u00e8 anche un radiocronista, anziano ma famoso. Soprattutto per la sua inconfondibile voce. E per la propriet\u00e0 del suo linguaggio. Capace, come nessun altro, non soltanto di raccontare gli eventi, ma addirittura di dare agli ascoltatori l&#8217;idea che quegli stessi eventi siano proprio le parole a provocarli. Ogni volta che nel romanzo compariva Nereo Rossi (questo il nome del personaggio) io per\u00f2 pensavo subito a Sandro Ciotti. E credo che dietro il personaggio ci sia lui, come modello autentico. Forse Scarpa non pu\u00f2 confessarlo apertamente.\u00a0 E tra lo stesso Scarpa e il genio delle radiocronache, poi, c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 di un legame. C&#8217;\u00e8 proprio una comune ambizione. Basti vedere cosa dice lo stesso Nereo Rossi in un suo diario privato a proposito della sua ultima &#8220;prestazione&#8221;: &#8220;Feci quello che dovevo fare. Descrissi. Circumnavigai i miei giri di frase; tirai a lucido loschi modi di dire facendoli sembrare nuovi di zecca per l&#8217;occasione&#8230; mescolai l&#8217;inaudito al banale&#8230; tartassai senza requie la metrica infantile di una filastrocca improvvisata&#8230; coagulai complicati concetti in un&#8217;unica interiezione&#8221;. E&#8217;, secondo voi, l&#8217;ambizione di un radiocronista o piuttosto quella di uno scrittore? Direi quella di uno scrittore che arriva a immaginare vette incredibili di soddisfazioni nella stessa ambizione del suo personaggio. Come quando questi confessa di essere stato assoldato da una societ\u00e0 di calcio importante per fare la cronaca degli allenamenti. &#8220;Per quale motivo?&#8221; chiede Nepomuceno Diaz, il giovane <em>ghost writer<\/em> chiamato a scrivere l&#8217;autobiografia del celebre radiocronista. &#8220;Be&#8217;, li spronoava a essere all&#8217;altezza delle mie parole&#8221; risponde Nereo Rossi.<\/p>\n<p>Il romanzo di Scarpa intreccia le storie di alcuni personaggi nella Venezia di oggi. Usando un registro da commedia, senza mai dimenticare i suoi esercizi di stile. Racconta di una societ\u00e0 al collasso. Una societ\u00e0 che vive il presente come se fosse un aneddoto da raccontare o un&#8217;immagine da riversare sui <em>social network<\/em>. Dei tanti personaggi, quello che pi\u00f9 mi ha colpito di pi\u00f9 \u00e8 proprio Nereo Rossi. O forse no. Forse ad avermi ammaliato maggiormente \u00e8 il narratore\/scrittore. Che interviene pi\u00f9 volte a gamba tesa sul destino dei suoi personaggi, che fa finta di simpatizzare con loro per poi tradirli all&#8217;ultimo. Che fraternizza ma non troppo, innamorato com&#8217;\u00e8 soltanto dell&#8217;ironia della sorte romanzesca. Gi\u00e0 mi \u00e8 capitato di parlare di Tiziano Scarpa per\u00a0 <i>Il brevetto del geco <\/i>(Einaudi, 2016). Oggi come allora il primo confronto utile \u00e8 quello con <strong>Laurence Sterne<\/strong>. Come gi\u00e0 due anni fa, anche in questa nuova prova narrativa Scarpa sonda alcune potenzialit\u00e0 della scrittura letteraria che ricordano gli esperimenti del &#8220;padre&#8221; di <strong>Tristram Shandy.<\/strong>\u00a0<strong>\u00a0<\/strong>Poi alcune suggestioni, alcune atmosfere e i vezzi di qualche personaggio mi hanno ricordato un romanzo di <strong>Alessandro Baricco<\/strong> (<em>Mr Gwyn<\/em>,<strong> Fetrlinelli<\/strong>). L\u00ec il personaggio del titolo \u00e8 uno scrittore in crisi che rinnova la sua stanca ispirazione convertendosi a pittore di ritratti verbali. Un omaggio, quello di Baricco, alle inesauribili possibilit\u00e0 dell&#8217;arte della parola. Il risultato per\u00f2 non \u00e8 convincente. Soprattutto perch\u00e9 dietro quella costruzione romanzesca non si leggeva l&#8217;urgenza di una domanda, la necessit\u00e0 di una provocazione come invece avviene ne <em>Il cipiglio del gufo<\/em> e ne <em>Il brevetto del geco<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se fatta bene, se compiuta con passione, la radiocronaca di una partita di calcio pu\u00f2 essere un&#8217;esperienza altamente letteraria. Ci sono radiocronache (mi vengono in mente, per esempio, quelle di Sandro Ciotti) che possono reggere tranquillamente il confronto con i pi\u00f9 bei passi dei Promessi Sposi. Oggi, purtroppo, le radiocronache hanno ceduto il passo alla televisione. Ormai tutti i canali, soprattutto quelli della pay-tv, propongono partite a tutte le ore per tutti i giorni della settimana. Con giornalisti che non hanno bisogno di raccontare quello che vedono. Soprattutto non hanno bisogno di essere chiari e precisi. 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