{"id":995,"date":"2018-03-11T08:00:22","date_gmt":"2018-03-11T07:00:22","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/?p=995"},"modified":"2018-03-12T10:29:45","modified_gmt":"2018-03-12T09:29:45","slug":"cosi-bolano-sfida-la-pazienza-dei-farmacisti-colti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/borgia\/2018\/03\/11\/cosi-bolano-sfida-la-pazienza-dei-farmacisti-colti\/","title":{"rendered":"Cos\u00ec Bola\u00f1o sfida la pazienza dei farmacisti colti"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un romanzo la cui lettura mi ha precipitato in una sorta di cilindro rotante. Attraversare le pagine di <em>2666 <\/em>di <strong>Roberto Bola\u00f1o\u00a0<\/strong>(Adelphi, traduzione di <strong>Ilide Carmignani<\/strong>) \u00e8 come sentirsi mancare il terreno sotto i piedi, come salire sulle montagne russe. Meglio ancora: come salire su delle montagne russe dentro un labirinto. Se questa \u201cdiavoleria\u201d fosse possibile, sarebbe la perfetta metafora dell\u2019ultimo grande romanzo dello scrittore cileno. Un\u2019opera straordinaria. La fatica che costa al lettore \u00e8 ampiamente ripagata. Perch\u00e9 a ogni pagina c&#8217;\u00e8 un abisso narrativo in cui precipitare. I personaggi principali lasciano volentieri il campo a centinaia di figuranti che hanno il tempo di dire la loro storia, di fare sapere della loro esistenza e delle loro avventure. Un romanzo, insomma, dove non ci sono limiti e pur tuttavia scorre fluente e placido verso la sua foce.<\/p>\n<p>Ecco un romanzo che proprio non pu\u00f2 mancare nella biblioteca domestica. Da dieci anni a questa parte \u00e8 entrato di diritto nell\u2019empireo dei grandi classici contemporanei. Lo si pu\u00f2 tranquillamente affiancare ai romanzi di <strong>Thomas Pynchon<\/strong>, di <strong>Don De Lillo<\/strong> e di <strong>David Foster Wallace<\/strong>. Ma soprattutto la sua presenza non stona nel ristretto circolo di quei romanzi che hanno provocato svolte decisive nel percorso della letteratura moderna (penso ovviamente all\u2019<em>Ulisse<\/em> di <strong>Joyce<\/strong> o alla <em>Recherche<\/em> proustiana) dal momento che questo romanzo-mondo si propone come un insieme di cose. Un romanzo contenitore di romanzi (l\u2019autore stesso l\u2019aveva ideato come cinque sezioni legate tra loro). Un testo dove ci si trova di tutto. E soprattutto dove si usano diversi registri. Dal thriller, al grottesco, dal kitch fino al documento giornalistico. Per capire cos&#8217;\u00e8 e quale ambizione cova l\u2019autore cileno basta pescare una citazione del romanzo stesso. Parlando dei gusti letterari di un farmacista, il professor Amalfitano, uno dei personaggi principali del romanzo, dice: \u201cNeppure i farmacisti colti osano pi\u00f9 cimentarsi con le grandi opere, imperfette, torrenziali, in grado di aprire vie nell\u2019ignoto. Scelgono gli esercizi perfetti dei grandi maestri. In altre parole, vogliono vedere i grandi maestri tirare di scherma in allenamento, ma non vogliono saperne dei combattimenti veri e propri, quando i grandi maestri lottano contro quello che ci spaventa tutti, quello che atterrisce e sgomenta, e ci sono sangue e ferite mortali e fetore\u201d.<\/p>\n<p>E in effetti l\u2019ambizione dell\u2019autore \u00e8 stata ampiamente ripagata dal risultato. 2666 \u00e8 esattamente questo. Si inizia con la ricerca di un misterioso scrittore tedesco da parte dei suoi pi\u00f9 appassionati lettori. Questi col tempo diventano esperti di letteratura tedesca pur di approfondire la conoscenza di Benno von Arcimboldi. Un <em>nom de plume<\/em> difficile da tradurre in una persona in carne e ossa. Il ristretto gruppo diventa una squadra. Provenienti da Paesi diversi si ritrovano spesso per confrontare le proprie ricerche. Fino al punto in cui incappano in un professore spagnolo (Oscar Amalfitano) che ha abbandonato la Spagna per il Messico. Qui inizia la seconda sezione. Dove il lettore fa la conoscenza con Santa Teresa, la citt\u00e0 maledetta al confine con gli Stati Uniti, in cui da tempo le donne sono vittime di uno spietato omicida seriale. E uno dei capri espiatori per la polizia \u00e8 uno spilungone biondo, un tedesco. Chi cerca di far luce sul lato oscuro di Santa Teresa (che corrisponde nella realt\u00e0 a Ciudad Juarez ) \u00e8 il giornalista americano Oscar Fate. A lui, al suo racconto, \u00e8 affidata la terza sezione. Quella che precede e introduce \u201cLa parte dei delitti\u201d. Sezione che precipita il romanzo nel male assoluto di una violenza cieca e gratuita in un ambiente cupo e surreale. \u00a0Bola\u00f1o qui rende onore al coraggioso giornalista <strong>Gonzalez Rodriquez;<\/strong>\u00a0riscatta il suo coraggio riprendendo nel romanzo le ipotesi giornalistiche rimaste ipotesi. Porta alle estreme conseguenze la sua indagine facendo capire al lettore che dietro quella carneficina c\u2019era l\u2019industria degli <em>snuff movie<\/em>. Quindi si finisce con \u201cLa versione di Arcimboldi\u201d. Che tutto il romanzo riassume. Con agnizioni e collegamenti sorprendenti.<\/p>\n<p>La grandezza \u00e8 per\u00f2 soprattutto nella capacit\u00e0 affabulatoria di Bola\u00f1o \u00a0che a ogni pagina tira fuori storie dentro le storie, personaggi che vivono lo spazio di qualche paragrafo soltanto ma che rimangono impressi per i tanti dettagli che di loro veniamo a sapere. Il racconto \u00e8 un gioco di scatole cinesi, matriosche infinite. Perch\u00e9, in fondo, questo romanzo-mondo celebra anche il racconto, l\u2019arte narrativa in s\u00e9 stessa, scegliendo il meta-romanzo come schema da cui partire e a cui tornare. Cosa c\u2019\u00e8 d&#8217;altronde di pi\u00f9 romanzesco di uno scrittore che si cela dietro un nome improbabile in un romanzo il cui titolo di per s\u00e9 \u00e8 un enigma irrisolto?\u00a0 Anche se c\u2019\u00e8 chi ha avanzato un rimando a un altro romanzo di Bola\u00f1o, <strong>Amuleto<\/strong>\u00a0 (sempre pubblicato da Adelphi) dove ricorre questa citazione: \u201cpoi cominciammo a camminare per Avenida Guerrero, loro un po\u2019 pi\u00f9 piano di prima, io un po\u2019 pi\u00f9 depressa, la Guerrero a quell\u2019ora sembra pi\u00f9 che altro un cimitero, ma non a un cimitero del 1974, n\u00e9 un cimitero del 1968, n\u00e9 a un cimitero del 1975, ma un cimitero del 2666&#8243;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C\u2019\u00e8 un romanzo la cui lettura mi ha precipitato in una sorta di cilindro rotante. Attraversare le pagine di 2666 di Roberto Bola\u00f1o\u00a0(Adelphi, traduzione di Ilide Carmignani) \u00e8 come sentirsi mancare il terreno sotto i piedi, come salire sulle montagne russe. Meglio ancora: come salire su delle montagne russe dentro un labirinto. Se questa \u201cdiavoleria\u201d fosse possibile, sarebbe la perfetta metafora dell\u2019ultimo grande romanzo dello scrittore cileno. Un\u2019opera straordinaria. La fatica che costa al lettore \u00e8 ampiamente ripagata. Perch\u00e9 a ogni pagina c&#8217;\u00e8 un abisso narrativo in cui precipitare. 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