Botte da orbi, non solo in campo, ora anche in giunta. Il calcio storico fiorentino, meglio conosciuto come calcio in costume (nella foto) manifestazione che affonda le sue radici già sul finire del Quattrocento, è ancora nella bufera.

Questa volta non per risse o regole non rispettate da parte dei calcianti. Ma peggio. Per un’ipotesi di truffa aggravata nei confronti del Comune retto dal paggetto di Renzi, Dario Nardella (nella foto). A tirare fuori questa storia è il consigliere comunale di Fratelli d’Italia–Alleanza nazionale, Francesco Torselli che chiede le dimissioni del vicesindaco a Palazzo Vecchio, Cristina Giachi. “Una gara d’appalto vinta con un’offerta che prevedeva prestazione di manodopera ad un costo inferiore rispetto a quanto previsto dal Ccnl e senza alcun costo aggiuntivo previsto per la sicurezza dei lavoratori. Il calcio storico sospeso con la relativa perdita da parte del Comune di Firenze dell’incasso della finale. Un servizio effettuato con meno uomini di quanti ne fossero stati previsti dal disciplinare di gara e dalle autorità di pubblica sicurezza. Una fattura inspiegabilmente maggiorata rispetto al servizio prestato. Insomma una serie di anomalie che configurano le ipotesi di una truffa aggravata ai danni del Comune di Firenze”.

Dal 1930, salvo che per il periodo bellico, si svolsero puntualmente fra le secolari mura cittadine le sfide fra i calcianti dei quattro Quartieri storici di Firenze: i “Bianchi” di Santo Spirito, gli “Azzurri” di Santa Croce, i “Rossi” di Santa Maria Novella e i “Verdi” di San Giovanni. Attualmente le tre partite (due eliminatorie e la finale) si svolgono nel mese di giugno in occasione degli annuali festeggiamenti del santo patrono in piazza Santa Croce. Prima che Nardella, appena insediatosi a Palazzo Vecchio, non decidesse di sospendere la storica manifestazione.

“Abbiamo tutti gli elementi – ha spiegato Torselli – per dubitare della legittimità della gara, svoltasi con il sistema Si.Ge.Me. (mercato elettronico), con la quale è stato assegnato il servizio di controllo accessi in occasione del torneo 2014 di calcio storico fiorentino, nonché sulle modalità con le quali questo servizio sia stato svolto. Non capiamo i motivi per i quali il Comune di Firenze abbia dichiarato valida un’offerta che prevedeva una prestazione di manodopera ad un prezzo di 12,03 euro all’ora, quando il Ccnl, 6° livello settore sport, prevede un minimo di 12,20 euro all’ora, senza peraltro che l’offerta contenesse nemmeno un euro destinato ai costi per la sicurezza dei lavoratori, obbligatori secondo la normativa vigente”.

Altre anomalie riguardano, ad esempio, i nominativi dei lavoratori effettivamente impiegati, che risultano differenti (di 31 nominativi su 70 per la giornata del 14 giugno e di 24 nominativi su 70 per la giornata del 15) rispetto a quelli che l’azienda aggiudicataria del servizio avrebbe dovuto obbligatoriamente presentare contestualmente all’offerta.

C’è poi la questione delle presenze effettive: gli addetti al controllo accessi sarebbero dovuti essere 70 per la giornata del 14 giugno e 70 per la giornata del 15, ma in entrambe le giornate, i presenti sul posto di lavoro (che il Comune non ha verificato) erano molti di meno.

“Da queste considerazioni – osserva Torselli – si delinea il reato di truffa aggravata: la ditta aggiudicataria del servizio ha emesso una fattura al Comune di Firenze di 11.266 euro che, stando a quanto offerto, equivale a 72 servizi prestati per la giornata del 14 giugno ed altrettanti per la giornata del 15. Quindi, anche se fossero state rispettate le disposizioni di pubblica sicurezza (70 addetti per il 14 giugno e 70 per il 15) vi sarebbe un eccesso di 319 euro tra quanto il Comune dovrebbe pagare e quanto invece richiesto dalla ditta aggiudicataria del servizio. E siccome siamo certi che i servizi prestati non sono stati 70, né per la giornata del 14 giugno, né per la giornata del 15, evidentemente la truffa assume dimensioni anche maggiori. E stiamo ovviamente parlando di denaro pubblico”.

Tutte queste considerazioni state poste in una interrogazione al sindaco nella seduta del consiglio comunale del 7 luglio scorso, alla quale ha risposto la vicesindaco Giachi, smentendole una per una e ribadendo l’assoluta regolarità, sia della gara che dello svolgimento del servizio ed arrivando perfino ad aggiungere che, “l’ufficio organizzatore ha riportato giudizi positivi sulla ditta”, come ulteriore considerazione.

Non soddisfatto della risposta Torselli ha raccolto le sue considerazioni in un esposto che ha presentato al questore di Firenze il 14 luglio. Gli uffici della polizia amministrativa lo hanno poi informato di aver concluso le indagini qualche giorno dopo e di aver ritenuto veritiere tutte le sue considerazioni, inviando il tutto alla Procura della Repubblica per procedere con l’accertamento della truffa aggravata ai danni del Comune.

Ora i casi sono due: o gli uffici comunali agiscono senza alcun controllo da parte dell’amministrazione alla quale dettano perfino le linee politiche, oppure la vicesindaco ha detto il falso in aula. In entrambi i casi tutta questa storia appare, per ora, come un bel calcione storico nel sederone della giunta Nardella.

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