Esiste una parola che solamente a pronunciarla fra tremare i polsi. Un termine talmente tabù in Italia che al solo accenno scattano le querele. Quella parola è massoneria.

Sebbene le associazioni massoniche affondino le loro radici nel 1686 e si diffondano prima in tutta Europa e poi negli Stati Uniti, ancora oggi i massoni non possono essere nominati e non possono essere riconosciuti.  Nel 1728 furono fondate una loggia a Madrid ed una a Gibilterra; nel 1731 la gran loggia di Londra nominò un gran maestro provinciale per la Russia, e sempre nel 1731 una loggia inglese fu fondata a Firenze. Nel 1733 a Boston nacque la prima gran loggia provinciale statunitense, mentre nel 1734 i liberi muratori olandesi elessero un gran maestro per le Province Unite. Nel 1735 sorsero logge a Lisbona, Roma, Milano, Verona, Padova, Vicenza, Venezia, Napoli, Stoccolma. Nel 1736 fu fondata la loggia di Genova, e nel 1737 nacque una loggia ad Amburgo. Va ricordato che i principi della massoneria furono fondanti nella costituzione degli Stati Uniti d’America: infatti i tre estensori della loro costituzione appartenevano a fratellanze massoniche, così come massoni dichiarati furono i primi tre presidenti.

Sebbene la massoneria sia semplicisticamente definita “un’associazione iniziatica e di fratellanza a base etica e morale che si propone come patto etico-morale tra persone libere”, chi ne fa parte vuol restare segreto, quasi si vergognasse a confessarlo, non rivelando mai la sua vera identità. Il segreto è limitato al dovere insito nella cultura massonica di non rivelare all’esterno ciò che viene svolto nel tempio dalle logge riunite ritualmente. La massoneria è spesso definita una società segreta ed è considerata da molti il vero prototipo di questo tipo di società. Molti massoni sostengono che sarebbe meglio descriverla come “una società con segreti”.

Nelle nazioni anglofone la maggior parte dei massoni rende pubblica la propria affiliazione con la società segreta, gli edifici massonici sono chiaramente segnati e gli orari delle riunioni sono generalmente di dominio pubblico. In altre nazioni, invece, l’Italia è un chiaro esempio, i dettagli precisi dei rituali non vengono resi pubblici e i massoni hanno un sistema segreto di metodi di riconoscimento, come la stretta di mano segreta massonica, tramite la quale i massoni possono riconoscersi tra loro “nel buio come nella luce”.

Questa cortina di mistero attorno alla massoneria in Italia si è acuita ovviamente alla fine degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta con la P2 (“Propaganda Due”), una loggia coperta del Grande Oriente d’Italia, il cui maestro venerabile era Licio Gelli, al centro di uno dei più grossi scandali della storia della Repubblica, con indagini che condussero alla scoperta di una lista di mille nomi ed al “piano di rinascita democratica”, una sorta di ruolino di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato.

Ecco, dopo questo breve e incompleto trattato di storia sulla massoneria veniamo all’oggi. I massoni sono ovunque: nella finanza, nel giornalismo, delle banche, nella scienza, nelle libere professioni, nello sport e naturalmente nella politica. Ma naturalmente non si può dire.
Mentre il premier Matteo Renzi, accompagnato dalla moglie, è impegnato a fare il coast to coast degli Stati Uniti come gli adolescenti, e se la ride a più non posso, in Italia succede qualcosa di strano.

Il Corriere della Sera si rifà il trucco e il direttore Ferruccio De Bortoli cambia stile di scrittura. Da filo-governativo a critico nei confronti del premier al quale non gliele ha mandate a dire nell’editoriale che inaugurava la nuova grafica.

Comincia così: “Devo essere sincero: Renzi non mi convince. Non tanto per le idee e il coraggio: apprezzabili, specie in materia di lavoro. Quanto per come gestisce il potere. Se vorrà veramente cambiare verso a questo Paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica”.

E fin qui va pure bene. Ma poi continua: “La sua squadra di governo è in qualche caso di una debolezza disarmante. Si faranno, si dice. Il sospetto diffuso è che alcuni ministri siano stati scelti per non far ombra al premier. La competenza appare un criterio secondario. L’esperienza un intralcio, non una necessità”.

Che coraggio. Ma questo è niente. Il direttore di via Solferino tocca il tasto dolente, quello che non si dovrebbe nemmeno pensare. De Bortoli sente puzza di massoneria attorno al presidente del Consiglio incaricato. “L’oratoria del premier è straordinaria, nondimeno il fascino che emana stinge facilmente nel fastidio se la comunicazione, pur brillante, è fine a se stessa. Il marketing della politica se è sostanza è utile, se è solo cosmesi è dannoso. In Europa, meno inclini di noi a scambiare la simpatia e la parlantina per strumenti di governo, se ne sono già accorti. (…). Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria”. Ha detto proprio massoneria. De Bortoli, proprio lui, sdogana quella parolina magica, che nessuno vuol mettersi in bocca.

Dunque, quando Renzi tornerà dalla gita negli States (alla Nasa, alla Yahoo!, alla Google, all’Onu) dopo aver salutato Marissa Mayer, Bill Clinton, Ban Ki-moon, e tutti gli altri, troverà il più importante giornale italiano che col suo new look insinua losche presenze nella sua esperienza politica. Ma quel che è peggio troverà l’amico Beppe Severgnini che da oggi non potrà più rivolgergli la parola.

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