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Viviamo davvero in un Paese assurdo. Assurdo in tutto. Anche quando si tratta di morire.

Le feroci polemiche che si sono scatenate sui social, da parte di bischeri di ogni genere che ogni giorno infestano la rete, per la vignetta di Vauro sulla morte di Casaleggio (nella foto) non hanno davvero alcun senso. Mi chiedo sinceramente cosa ci sia da indignarsi per una vignetta in cui si vede Grillo, in versione burattino, che si accascia a terra perché privato del suo burattinaio. Un collegamento che è sempre stato detto e scritto in questi anni da tutti i giornali o illustri commentatori politici, illuminati comici, intellettuali di ogni colore, insigni onorevoli.

Ho provato anche a fingermi grillino o un immaginario parente di Casaleggio, eppure non sono riuscito lo stesso a capire che cosa abbiano tanto da sbraitare questi cretini del web e che cosa ci sia da offendersi. Quel Fidel Castro di Pistoia che è l’insopportabile Vauro non sta simpatico neanche a me, ma ho il buon senso per capire che lui è un vignettista satirico, sicuramente di parte (come tutti) e se sia riuscito a comunicare una emozione oppure no con quel disegno. In questo caso, secondo me, ci è riuscito alla grande. Sicuramente una delle migliori vignette che abbia mai disegnato.

Il sospetto che mi viene adesso è che questa semplice ma geniale vignetta, certi fessi del web non l’abbiano neppure capita. Credo che sotto quel disegno ci abbiano visto un’offesa a Grillo o agli irascibili militanti cinquestelle (tant’è che né Di Maio né il fumantino Di Battista hanno proferito una parola) oppure un presagio di morte per Grillo o altre cavolate simili.

Chi poi si trincera dietro alla solita storiellla del cattivo gusto (tra l’altro in questo caso inesistente), oppure “non si realizzano vignette su un defunto”, o peggio “il rispetto dei morti ci deve essere sempre” è stucchevolmente ipocrita, semplicemente ridicolo e anche poco intelligente: il giorno in cui i limiti della satira saranno “non fa ridere” o “è di cattivo gusto”, “ci ritroveremo in un lampo a vivere in Corea del Nord”, come scrive giustamente Selvaggia Lucarelli.

Non è la vignetta di Vauro ad insultare Casaleggio. Siete voi e i vostri assurdi insulti a Vauro a insultare Casaleggio. Lui che era per la sovranità della rete e credeva nel popolo del web (sicuramente più di me) e che l’amava così tanto, a leggere i vostri insulti oggi, forse avrebbe pensato di aver sbagliato tutto.

Per concludere, secondo me, la vignetta di Vauro sulla morte di Casaleggio è giusta e azzeccata. La morte non è, e non deve essere, un tabù, soprattutto per chi fa satira, e “non si irridono i morti” è la critica più stupida che si possa fare ad un vignettista. Ci sono decine, forse migliaia di vignette che nella storia hanno preso in giro la morte e i morti, senza suscitare scandalo (la morte di Andreotti ne tirò fuori di belle).

Detto ciò: le vignette possono piacere oppure no, e su questo non si discute. Poi, ovviamente, ci sono i talebani e le polemiche pretestuose (spesso sollevate ad arte) che fanno parte del mestiere del polemicante della rete ad ogni costo, ma che lasciano il tempo che trovano. Questi ipocriti che oggi offendono Vauro sono gli stessi  che scrivevano “Je suis Charlie” sulle loro bacheche di Facebook difendendo il diritto dei vignettisti francesi di disegnare Gesù inchiappettato dallo spirito santo o Maometto col culo al vento (libertà di satira anche quella che va difesa, secondo me).

Quindi, quando morirò io, irridetemi pure.  Irridetemi senza pietà. La morte non è un tabù. Semmai, come diceva Totò, è “‘na livella” e mette tutti d’accordo.  Dopo averlo deriso e criticato con tutti i mezzi per anni, un’ora dopo la notizia della morte di Casaleggio, il guru del M5S era già santo, dal Pd a Forza Italia. Questo è il vero schifo, la vera vergogna, l’immagine di cattivo gusto che mi provoca raccapriccio vedere.

 

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