Chi sostiene che la democrazia è una forma di governo adatta a tutti gli Stati del mondo e chi addirittura sogna di esportarla dappertutto o è uno sprovveduto o dichiara il falso.
La storia ha più volte dimostrato che la vita democratica di un Paese non la fa le libere elezioni (che poi in certi Paesi libere non sono mai) ma le menti di un popolo. E quelle menti sono difficili da cambiare specie quando convivono in uno stesso territorio religioni ed etnie diversificate. Il caso di Iraq, Libia e Afghanistan ne sono tristi esempi. L’Occidente ha tentato di imporre la democrazia a questi popoli sacrificando migliaia di soldati e fallendo miseramente.
Il nuovo scenario che si presenta davanti ai nostri occhi adesso è quello dell’Ucraina, lo Stato in prima linea nella battaglia geopolitica globale fra democrazia e autoritarismo. E la storia si ripete.
Un Paese che ci appare lontano ma che lontano proprio non è. Una superficie che è il doppio dell’Italia ma con circa 20 milioni di abitanti in meno. Qui ci convivono diciassette etnie (Ucraini 77,5%, Russi 17,2%, Rumeni e Moldavi 0,8%, Bielorussi 0,6%, Tatari di Crimea 0,5%, Bulgari 0,4%, Ungheresi 0,3%, Polacchi 0,3%, Armeni 0,2%, Greci 0,2%, Tatari 0,2%, e poi Rom, Azeri, Georgiani, Tedeschi, Gagauzi e altri ancora il 2,5%) e 13 religioni in maggioranza cristiani ortodossi.


Indipendente dall’Unione sovietica dal 1991 la Russia non ha mai accettato di perderla. E le ragioni sono molteplici. Il presidente russo Vladimir Putin, che di democratico dimostra di avere ben poco, al potere da 22 anni (presidente della Federazione Russa dal 2012, al suo quarto mandato non consecutivo, avendo ricoperto precedentemente la carica dal 1999 al 2008, primo ministro dal 1999 al 2000 e di nuovo dal 2008 al 2012) ritiene che la Russia abbia un “diritto storico” sull’Ucraina, che faceva parte dell’Unione Sovietica fino al collasso del ‘91: lui definisce Russia e Ucraina “una nazione”. Il crollo dell’Unione Sovietica ha lasciato profonde cicatrici che ora Putin vorrebbe risanare: lo aveva definito “la più grande catastrofe geopolitica” e l’Ucraina la perdita più dolorosa. Forse per i suoi giacimenti di carbone e gas. Forse perché condivide con la Russia un confine di 2.200 chilometri. Forse perché le generazioni più giovani spingono l’Ucraina verso l’Europa e anche l’attuale presidente Volodymyr Zelensky – eletto nel 2019 – è molto vicino all’Occidente. Cosa che irrita lo zar.
Nel 2014 il popolo ucraino cacciò il presidente filorusso Viktor Yanukovich, instaurando un governo ad interim filoeuropeo non riconosciuto da Mosca. Vladimir Putin rispose annettendo la Crimea e incoraggiando la rivolta dei separatisti filorussi del Donbass, regione nel Sudest del Paese.
La ragione principale del perché Putin voglia ora l’Ucraina è perché la teme: è una vera democrazia liberale, anche se domina la corruzione, la popolazione è libera, in un modo in cui i russi possono solo sognare. Almeno quelli poveri (la maggior parte). Per i ricchi la storia è diversa. Possono protestare, criticare, mobilizzarsi e votare. In parole povere è un cattivo esempio per i russi soggiogati dal potere. Con Putin la Russia ha subìto un graduale processo di arretramento democratico. I politologi non considerano la Russia una vera democrazia, citando epurazioni, incarcerazioni e uccisioni di oppositori politici, repressione della libertà di stampa e mancanza di elezioni credibilmente libere e giuste.
Putin vede l’Ucraina come una parte integrante della Russia, ma soprattutto ne teme la democrazia che può proporre un modello ideologico alternativo e migliore per il popolo russo. Che lui non vuole.
Ecco perché Putin è pronto ad un’altra guerra. Ciò permetterebbe l’espansione russa nell’Europa dell’Est che poi è la cosa che più spaventa gli americani pronti a difendere il principio per cui ogni Paese ha il diritto di scegliersi il proprio destino e le proprie alleanze: non solo per l’Ucraina, ma per tutti i Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia e che negli anni Novanta sono passati con la Nato.
La Nato, infatti, è un altro punto focale. L’Ucraina lavora dal 2008 per entrare nel Patto Atlantico. Per Putin l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica sarebbe il punto di non ritorno. Il Cremlino vuole mantenere la sua sfera d’influenza nell’aerea e vuole che la Nato rinunci alle proprie attività nell’Est Europa. Mosca accusa la Nato di riempire l’Ucraina di armi e gli Stati Uniti di fomentare le tensioni. Giustificando la sua mobilitazione di truppe.
Incombe sul mondo uno spaventoso presagio che nemmeno la Guerra Fredda riuscì a materializzare.

Tag: , , , , , , , , , ,