La pandemia non ha ancora finito di mietere le sue vittime. E quella che per due anni abbiamo chiamato guerra sanitaria ad un “nemico invisibile” lascia spazio alla guerra vera, fatta di bombe e carri armati, scatenata da un nemico visibile. La povera Greta Thunberg faceva quasi tenerezza con quel ditino alzato alla conferenza delle Nazioni Unite Cop26 a Glasgow mentre si illudeva di strigliare i grandi della Terra su climate change, riscaldamento globale, deforestazione e sostenibilità ambientali varie. Il presidente russo Vladimir Putin che, ironia del caso, non era uscito dalla Russia per l’emergenza Covid-19, aveva inviato un video messaggio. Forse aveva altri pensieri per la mente.

Ci dispiace per le plastiche negli oceani e per il rischio d’estinzione dell’orso polare, ma a quanto pare ci sono problemi più stringenti. C’è  qualcuno che crede ancora che questo mondo si possa salvare? Ebbene, questo mondo non si salva. Non si salva più.
Anzi, diciamo pure che questo non è un mondo da salvare, non se lo merita e non ne vale più la pena, è un mondo che si autodistruggerà da solo. Un mondo di pazzi sanguinari che per soldi, avidità e sete di potere sono disposti a qualsiasi cosa. Anche ad iniziare una guerra di conquista stile Novecento durante la pandemia più grave degli ultimi 100 anni. Senza provare alcun senso di rimorso. Il Paese più grande del mondo con oltre 17 milioni di km quadrati di superficie vuole conquistarne uno di appena 600mila, solo per dimostrare a tutti gli Stati, alla Nato e alle Nazioni Unite, la sua superiorità, il suo predominio, scatenando una guerra nel cuore dell’Europa come non succedeva da 83 anni, mettendo a rischio così la sopravvivenza dell’intera popolazione mondiale. E questo basti a far capire la follia e la perfidia dell’uomo. Dopo la terribile eredità di sangue che ci ha lasciato tutto il Novecento, non abbiamo ancora imparato niente dalla storia e dai nostri errori.


C’è una bella poesia di Trilussa intitolata “La ninna nanna della guerra”, che il poeta romano scrisse per il conflitto del 1914, la Prima guerra mondiale. Parole che sembrano scritte oggi. Parole che spiegano meglio di tante altre che si sprecano in questi giorni quello che stiamo vivendo. E che dimostrano come nulla sia cambiato e come la natura dell’uomo sia sempre la tessa.
La dedico al mio bambino di 3 anni, Lorenzo, guardandolo negli occhi, mentre ride e tira coriandoli al parco, dicendomi di essere felice, ignaro del mondo di pazzi nel quale l’ho infilato.

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d’una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Ché quer covo d’assassini
che c’insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finché dura sto macello:
fa la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.

So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l’ombra d’un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!

Non cambieremo mai, questo non è un mondo da salvare. Ma da rifare da zero. Fa la ninna, cocco bello, finché dura sto macello.

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