Chissà che film hanno visto quelli del Movimento No Tap. Anche loro come Putin, vivono probabilmente in una realtà parallela, che non esiste.
Gianluca Maggiore, portavoce del Movimento No Tap di Melendugno, in provincia di Lecce, analizzando i dati Snam ritiene che la ragione per la quale “i rigassificatori e altri tubi che o lavorano a quantità veramente irrisorie o addirittura sono fermi, è semplicemente perché il gas russo costa molto meno dell’altro gas”.


Eppure, il ministero della Transizione ecologica, competente per la sicurezza degli approvvigionamenti di gas naturale, dichiara lo stato di “pre-allarme” per la fornitura di gas all’Italia alla luce della guerra in Ucraina. In una nota il Mite ha spiegato di aver “ritenuto opportuno sensibilizzare gli utenti del sistema gas nazionale della situazione di incertezza legata al conflitto”, “benché la situazione delle forniture sia al momento adeguata a coprire la domanda interna”. Lo stato di pre-allarme rappresenta il primo step di tre e prevede solo un monitoraggio della situazione.
In particolare – riferisce un avviso pubblicato dalla Snam – c’è il fatto che gran parte delle forniture di gas naturale che arrivano in Italia passano nel territorio attualmente teatro della “guerra”. E che “il livello di pericolosità della minaccia alle forniture è sensibilmente maggiore rispetto a quanto previsto nelle analisi di rischio svolte in passato”.
Ma per il Movimento No Tap, che si è opposto per anni al gasdotto che dall’inizio del 2021 ha cominciato a trasportare gas naturale, proveniente dal Mar Caspio e precisamente dall’Azerbaijan, arrivando fino in Italia, sulle coste salentine, e in Europa, il problema non esiste: “Perché, in piena crisi, con l’esercito russo a Kiev, stiamo importando gas russo, in quantità maggiore rispetto ad altri Paesi di provenienza? Semplicemente perché costa meno. I russi lo vendono a un prezzo inferiore – insiste Maggiore -. La politica non riesce ad agire su una regola molto semplice del mercato: se il gas costa meno viene venduto di più. Quindi non esiste la questione delle poche infrastrutture, non è questo il motivo per cui compriamo gas russo. La verità è che il gas russo costa meno e a chi opera sul mercato conviene comprare quello”.
Il Movimento ignora però che se la Russia dovesse essere esclusa dal sistema di pagamento Swift per l’Italia ci sarebbero problemi a pagare il gas che compra da Mosca. Lo ha ribadito anche il ministro dell’Economia, Daniele Franco a margine dell’Ecofin di Parigi. L’esclusione della Russia dal sistema Swift, ha spiegato il ministro dell’Economia, “è una questione di cui si è dibattuto. Si tratta di una misura importante. La preoccupazione di alcuni paesi tra cui l’Italia, ma non solo dell’Italia, è la possibilità di continuare a pagare il gas naturale russo”. Sarebbe un problema “se una sanzione dovesse interrompere la possibilità di pagare il gas e interrompere i flussi di gas per un paese come l’Italia che utilizza il gas russo per circa il 43% del suo fabbisogno e quindi il 15-16% del fabbisogno complessivo di energia. Ma anche altri paesi hanno percentuali analoghe. È chiaro che il venir meno subitaneo di tali forniture potrebbe essere un problema. Questa è la preoccupazione è questo è l’aspetto su cui si sta parlando. Non c’è alcuna divergenza sul fatto che le sanzioni debbano operare. Ma bisogna stare attenti a non creare situazioni in molti Paesi che utilizzano il gas russo”, ha concluso Franco.
Ed ecco qua che la guerra in Ucraina ha riportato il gasdotto in cima ai temi di attualità sulla questione dell’indipendenza energetica dalla Russia. Gli ambientalisti e gli oppositori del Tap sono in fermento e fanno finta di non capire (o non ci arrivano proprio): “Il gas dalla Russia, che approda a Tarvisio, è in aumento, l’importazione non si è assolutamente fermata. Con l’esercito russo a Kiev, tre gasdotti sono fermi e solo tre sono attivi, questo fa capire quanto la rete nazionale gasdotti e i punti di importazione del gas in Italia siano dimensionati e più che sufficienti per gestire anche crisi di questo tipo, tanto è vero che stiamo addirittura esportando gas verso la Svizzera”. Ma allora dov’è il problema? Avanti con la guerra, no?

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