Il filosofo cinese Confucio scrisse, nel 500 avanti Cristo, “studia il passato se vuoi prevedere il futuro”.
Frase ripresa nei secoli un po’ da tutti, intellettuali e scrittori. A Montanelli piaceva dire: “Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”. Ed in effetti è vero. Conoscere la ragione delle cose fa avvicinare molto alla verità.
In questi terribili giorni di guerra il coro unanime è quello di condannare l’azione militare russa. Di inveire contro Putin chiamandolo mostro, pazzo, macellaio, infame, vigliacco. Senza voler conoscere i motivi per i quali si è arrivati a tutto questo o ignorando del tutto o in parte le ragioni storico-politiche della sua, seppur scellerata, azione bellica.
Tutti quelli che (capi di Stato e di partito, ministri, politicanti vari), fino a pochi mesi fa, facevano a gara per farsi una foto con il presidente russo, bramando di poter fare affari con lui e con la Russia, oggi ipocritamente ne prendono le distanze, lo scherniscono. Lo chiamano animale. Vedi il nostro illustre ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.


Le immagini di famiglie che scappano dalle loro case lasciando tutto, le notizie e le immagini dei bambini uccisi, travolgono le nostre coscienze, ci fanno sprofondare nella paura. Soprattutto quando viene sventolato lo spauracchio della guerra nucleare.
Finita la Guerra Fredda credevamo di non sentir più parlare di bombe atomiche o di guerre di conquista stile Ottocento. Con la fine del Nazismo pensavamo che i governanti di tutto il mondo avessero compreso il significato degli orrori della guerra ed, invece, trascorsi appena 80 anni, siamo di fronte ad un nuovo conflitto nel cuore dell’Europa.
Ma siamo certi che sia davvero scoppiato giovedì 24 febbraio 2022?
Il 7 marzo scorso, alla trasmissione su Rete4, Zona Bianca, è stato invitato lo storico Franco Cardini (https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/zonabianca/puntata-del-6-marzo_F311546901001001). Cardini è sempre molto tranchant nei suoi giudizi, per una semplice ragione: conosce la storia. E per capire il presente è necessario, a volte, affondare la mente nel passato. La genesi delle cose fa comprendere meglio gli eventi attuali.


Ciò a cui stiamo assistendo oggi è conseguenza di azoni precedenti. Quali?
Simona Malpezzi, capogruppo Pd in Senato, in studio, interrompe continuamente lo storico fiorentino, per sciorinare le sue frasi di circostanza: “Ricordiamoci che un Paese con un presidente eletto democraticamente dal 73% dei cittadini è stato occupato. La Russia ha deciso di invadere deliberatamente, nessuno l’ha provocata”.
Ne siamo davvero sicuri?
Cardini sostiene che la guerra non è iniziata il 24 febbraio, ma molto prima. Che il governo ucraino è dal 2014 che massacra i popoli russofoni del Donbass? Ci ne aveva mai sentito parlare? Nessuno sapeva cosa fosse il Donbass fino a una settimana fa.
“Da un paio di decenni la Nato fa di tutto per avanzare verso oriente e verso nord est, Siria, Libano – spiega Cardini -. Questo non può far piacere a Putin e a nessun russo, come pure avere una linea di missili nucleari puntati su di loro”. Per lo storico fiorentino sono stati anni di affronti politici e umiliazioni diplomatiche ad aver svegliato il grande orso russo in letargo da 30 anni.
Ci sono alcuni fatti che è importante ricordare.
Anzitutto l’Europa: da alcuni anni quando si entra a far parte dell’Ue, si entra automaticamente in un sistema di difesa misto europeo ed extraeuropeo che ha gli alti comandi tutti in un Paese non europeo, gli Usa. “Non ho simpatia per i sovranisti ma se fossi un sovranista europeista, categoria che non esiste ed è augurabile che non esista mai, sarei preoccupato perché saprei che l’Europa non è del tutto libera di decidere a livello militare e quindi a livello diplomatico e politico. Non siamo totalmente sovrani come popoli, dipendiamo dalla Nato e senza sovranità militare non si fa politica estera”.
“In tutto questo discorso – continua Cardini – c’è un convitato di pietra e il convitato di pietra sono gli Stati Uniti d’America che sono anche i leader della Nato. L’Ucraina oggi appare tutta compatta contro Putin, e io li capisco e sono perfettamente solidale con loro, però l’Ucraina esce da una situazione di conflitti che in qualche caso hanno anche rasentato la guerra civile. Non ci dimentichiamo i giri di valzer dei vari governi dal 2004 ad oggi e non ci dimentichiamo un’altra cosa, che è dal 2008 che la linea della Nato, prima con il colpo di Stato travestito da rivoluzione arancione in Georgia e poi successivamente con scontri analoghi in Ucraina, viene spostata. Georgia e Ucraina sono due casi molto vicini e paralleli, che hanno cercato di provocare la Russia. Vi ricordo solo un nome Mikheil Saak’ashvili, un criminale che ha fatto malissimo alla Georgia. Questi sono gli alleati degli occidentali, teniamolo presente, ricordiamocelo”.
Difficile farlo capire alla Malpezzi, capace solo di fare propaganda. All’ex insegnante di scuola superiore, proviamo a spiegare chi è Saak’ashvili, amico di Bush. Presidente della Georgia in due mandati: dal 2004 al 2007 e di nuovo dal 2008 al 2013. Nel maggio 2015 il presidente ucraino Petro Porošenko lo nomina governatore dell’Oblast di Odessa, regione a maggioranza russofona confinante con la Moldavia. Le autorità russe, in conflitto con l’ex presidente georgiano, criticarono la scelta. L’allora primo ministro russo Medvedev, scrisse: “Quando il circo arriva in città… Povera Ucraina”.
Cacciato con ignominia dall’Oblast, privato della cittadinanza georgiana e di quella ucraina ha trascorso due anni da apolide. Ricercato in Georgia per abuso di potere e malversazione, è stato arrestato dopo essere tornato illegalmente nel suo Paese. Nel 2019 torna in Ucraina dopo che il nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj gli riconcede la cittadinanza. Tanto per dire.
Malpezzi: “E’ normale quindi, secondo lei, che uno Stato venga occupato?”.
Cardini: “E sulle continue operazioni militari in Donbass degli ucraini cosa mi dice? La guerra non è cominciata quando ha parlato Putin, era già cominciata da prima ma i nostri media non ci dicevano nulla. Non parliamo solo del 24 febbraio, parliamo anche di ieri. Quando Putin fa azioni militari sono crimini di guerra. Quando le fa l’Occidente sono danni collaterali, quelli di Putin sono oligarchi, i nostri sono imprenditori”.
Secondo Cardini “Putin non ha fatto altro che rispondere ad una continuata aggressione ai russi del Donbass. Cosa ha fatto il governo di Zelens’kyj nei confronti del Donbass? Zelens’kyj quando dice di entrare nell’Ue sa benissimo che il pacchetto prevede che insieme all’Europa si accetti anche la Nato. E per Putin questo è inaccettabile. La Nato è una perfetta macchina che potrebbe diventare difesa preventiva e francamente questo il governo di Mosca non lo può sopportare. Putin vuole due cose adesso, il riconoscimento di parte della Crimea e l’indipendenza del Donbass. Putin va obbligato a fare una cosa: sedere al tavolo delle trattative; noi abbiamo tutte le armi per trattare con lui. Reagire all’attacco all’Ucraina immediatamente appesantendo le sanzioni è stato, temo, un errore politico”.
La stessa tesi sostenuta da Antonello Ciccozzi, professore di antropologia culturale: “Putin non vuole epurare l’Ucraina dagli ucraini. Qua non si tratta di condividere le ragioni di Putin si tratta di comprenderle, di riconoscere che Putin parte da un punto di vista che possiamo non condividere ma che abbiamo il dovere di non fraintendere per non innescare un’escalation di aggressività che ci porterebbe alla situazione esiziale apocalittica dell’olocausto nucleare. Se vogliamo salvare queste persone che scappano portiamo ancora più armi là? Buttiamo legna sul fuoco? E non solo, c’è anche un’escalation di belligeranza a livello regionale in Ucraina, siamo in una situazione di sproporzione enorme di forza, dovremmo portare armi fino ad arrivare a un pareggio di forze e questo porterebbe a un bagno di sangue, con il rischio che Putin potrebbe intendere questo atteggiamento aggressivo-passivo da parte dell’Europa e della Nato come una provocazione”.
La verità è che da quando l’Ucraina è diventata indipendente nel 1991, a seguito della dissoluzione dell’Urss, non ha mai trovato pace, strangolata da conflitti interni, la guerra del Donbass in primis, rivoluzioni, una serie ininterrotta di presidenti corrotti amici dell’Occidente e crisi economiche endemiche che fanno sprofondare la gente nella miseria più completa.
Solo che fino ad oggi a nessuno è mai importato nulla. I governi occidentali se ne sono completamente disinteressanti non coltivando mai il terreno per una pace tra i due Paesi. Solo adesso ci svegliamo, quando ormai è troppo tardi. Tanto a rimetterci sono sempre i popoli, dell’una e dell’altra parte.


Già dal 2014 l’Occidente accusa la Russia di appoggiare i ribelli dell’est dell’Ucraina e la Russia definisce illegittimo il governo di Kiev, accusandolo di sopprimere le rivolte con la violenza, non curandosi dei diritti umani e bombardando i civili nella parte russofona del Paese, senza fare nulla per distendere la tensione. La Russia, già da allora, intensifica lo schieramento di truppe militari al confine con l’Ucraina. Il 2014. Capite?
Perché in 8 anni non è stato fatto nulla a livello diplomatico? Qualcuno aveva forse interesse affinché scoppiasse la guerra per avere il pretesto di schiacciare la Russia a livello economico?
“Considerare l’Ucraina come parte del confronto Est-Ovest, spingerla a far parte della Nato, equivarrebbe ad affossare per decenni ogni prospettiva di integrare la Russia e l’Occidente – e in particolare la Russia e l’Europa – in su sistema di cooperazione internazionale. Una saggia politica statunitense verso l’Ucraina avrebbe dovuto cercare il modo di favorire l’intesa tra le due parti del Paese. L’America avrebbe dovuto favorire la riconciliazione e non, come ha fatto, il dominio e la sopraffazione di una fazione sull’altra”.
Chi scrive questo sul Washington Post non è il capo del Cremlino o il suo ghostwriter ma Henry Kissinger, Nobel per la Pace, consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Nixon e Ford. Ed era il 2014, quando si poteva fare ancora qualcosa per la pace. Ma non è stato fatto niente. Nel disinteresse completo di tutti. Solo adesso ci accorgiamo che l’Ucraina esiste. E apriamo gli occhi, pieni di lacrime.

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