Hanno destato scandalo, non solo nei benpensanti, le prese di posizione del governo slovacco, che,  si rifiuta di accogliere rifugiati musulmani, e del candidato repubblicano alla Casa Bianca Donald Trump, che ai musulmani vuole vietare l’immigrazione negli Stati Uniti. Ma, per cento persone che hanno stigmatizzato questi propositi, quante ce ne sono ormai, nel mondo occidentale, che più o meno segretamente li condividono? Quanti sono d’accordo con il cardinale Biffi, di recente scomparso, che oltre dieci anni fa disse che se proprio dovevamo prenderci dei migranti, era meglio prenderseli cristiani? Secondo me, molti  più di quanti possiamo immaginare. Diciamo subito che chiudere la porta ai musulmani sarebbe oggi anticostituzionale, illegale, politicamente scorretto e, vista la situazione di certi Paesi mediorientali, forse anche immorale. Diciamo anche che sicuramente in Italia non sarebbe fattibile, sia per l’orientamento delle forze politiche dominanti, sia per la forte influenza di papa Francesco. Tuttavia, guardando al problema in una prospettiva nello stesso tempo storica, politica e futuristica, l’idea non è poi così campata in aria; e sono convinto che, se si moltiplicheranno gli episodi che hanno caratterizzato questo inverno 2015-2016, dagli attentati di Parigi ai fatti di Colonia alle imprese dei lupi solitari al grido di Allah Akbar!, altri Paesi, a cominciare da Polonia e Ungheria, seguiranno l’esempio della Slovacchia.

Cominciamo dal problema della reciprocità. Perché noi europei dovremmo aprire le porte ai musulmani, quando la maggior parte dei Paesi islamici non solo non accetta l’immigrazione di “infedeli”, ma fa di tutto per indurre alla fuga le comunità cristiane che vi risiedono da tempo immemorabile? Le cifre in proposito sono drammatiche: la presenza dei musulmani in Europa, valutata a 16 milioni di persone, è quintuplicata nell’ultimo mezzo secolo, mentre le presenza dei cristiani in Medio Oriente è diminuita nello stesso tempo dell’80-85% (non ci sono statistiche precise). Siamo sicuri che questa tendenza – destinata ad accentuarsi ulteriormente nei prossimi anni – sia nel nostro interesse? Siamo sicuri che un’Europa in cui, grazie anche alla loro maggiore prolificità, i musulmani costituiranno una fetta sempre più grande della popolazione, non sarà un’Europa peggiore?

Prendiamo il problema dell’integrazione,  parola di cui in questo momento tutti i politici si riempiono la bocca. A costo di essere accusato di razzismo, ritengo che fino adesso sia  stata ovunque un fallimento: in Francia, in Gran Bretagna, in Belgio, in Olanda, perfino in Germania dove, almeno fino al recentissimo afflusso di profughi siriani,  la comunità era costituita in maggioranza da turchi “laicizzati” da Ataturk (prima del ritorno islamista di Erdogan). I motivi sono tanti: la mancata separazione dei musulmani tra Stato e Chiesa e la conseguente “obbedienza” al Corano, l’atteggiamento verso la donna, una diversa cultura del lavoro, un enorme ritardo nella evoluzione dei costumi, e molti altri ancora. Non so quanti sappiano che la Svezia, il Paese UE di gran lunga più generoso nell’accoglienza dei profughi da Africa e Medio Oriente, ha uno dei più elevati tassi di stupro del mondo ( triplicato negli ultimi dieci anni e dieci volte superiore alla media europea. Se guardiamo a quanto è successo in Germania nella notte di Capodanno, è lecito temere che il caso del Paese scandinavo non rimarrà a lungo isolato.

Prendiamo il problema del terrorismo. Ian Bremner, uno dei maggiori politologi occidentali, ha detto una volta che “Non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani”. Se guardiamo alla nostra storia (o se vogliamo anche alle recenti imprese dei black bloc) la seconda parte dell’assunto non è del tutto vera, ma non c’è dubbio che la minaccia oggi viene soprattutto da lì; e poiché una parte consistente dei cosiddetti “lupi solitari” che,  rivendicando la fedeltà all’ISIS, debbono essere considerati le punta di lancia dell’attacco del Califfato all’Europa è costituita proprio da musulmani immigrati, o figli di immigrati, già residenti in Europa o addirittura titolari di passaporti UE, viene da domandarsi se, a mano a mano che aumentano , non aumentino anche i pericoli. Fa impressione che una bella fetta degli arrestati per gli attacchi sessuali di Colonia erano addirittura individui in attesa di asilo politico.

Nonostante tutte queste considerazioni (e altre, sulla storia dei rapporti tra le due religioni, che ometto per brevità), l’Europa continuerà ad accogliere tutti i musulmani che bussano alle sue porte,compresi quelli che non avrebbero diritto politico, perché espulsioni e rimpatri colpiscono, se va bene, non più del 10 per cento degli illegali). La realtà è che ben pochi politici si preoccupano di quello che sarà il loro Paese tra 30 o 40 anni. Perciò noi, purtroppo,, dobbiamo limitarci a spiegare, a futura memoria, come stanno realmente le cose.

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