{"id":101,"date":"2015-02-11T10:54:36","date_gmt":"2015-02-11T10:54:36","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/caputo\/?p=101"},"modified":"2015-02-11T18:51:48","modified_gmt":"2015-02-11T18:51:48","slug":"dolore-ma-di-chi-e-la-colpa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/caputo\/2015\/02\/11\/dolore-ma-di-chi-e-la-colpa\/","title":{"rendered":"Dolore, ma di chi \u00e8 la colpa?"},"content":{"rendered":"<p>Mi associo con tutto il cuore al dolore per la morte di altri\u00a0trecento e pi\u00f9\u00a0\u00a0migranti nel canale di Sicilia, ma da vecchio uomo di mare non posso esimermi dal fare una osservazione che &#8211; per quanto ho visto &#8211; nessuno ha ancora fatto. Quei disperati che si sono imbarcati su tre gommoni (dico gommoni, neppure barche) quando il meteo prevedeva mare forza\u00a0otto e onde alte come una casa a\u00a0tre piani, non si rendevano conto che la traversata sarebbe finita in tragedia? Avevano aspettato, probabilmente, settimane, mesi, forse anni, per tentare di arrivare in Europa, non potevano attendere che le condizioni del canale di Sicilia fossero pi\u00f9 adatte alla navigazione? Nella mia lunga vita, ho percorso a vela tutto il Mediterraneo e l&#8217;Atlantico da Nord a Sud e so bene che cosa \u00e8 un mare in tempesta, anche se cavalloni di\u00a0queste dimensioni\u00a0li ho incontrati solo nei cosiddetti Quaranta ruggenti\u00a0. Non c&#8217;\u00e8 alcuna possibilit\u00e0 che un gommone riesca a percorrere 120 miglia nelle condizioni descritte dai superstiti, sarebbe come pretendere di scalare l&#8217;Everest in pantaloni corti e scarpe da ginnastica. Infatti, anche nella imbarcazione soccorsa per tempo, un quarto degli occupanti sono morti assiderati.\u00a0Anche se, in maggioranza,\u00a0i naufraghi provenivano da Paesi dell&#8217;interno, perci\u00f2\u00a0con scarsa confidenza con il mare,\u00a0ce ne sar\u00e0 pur stato qualcuno\u00a0al corrente di queste cose.\u00a0E un naufragio collettivo non era, presumibilmente, neppure nell&#8217;interesse degli organizzatori di questa vergognosa tratta, un po&#8217; perch\u00e9 spaventer\u00e0 altri candidati alla traversata, un po&#8217; per la reazione che\u00a0ha suscitato\u00a0in Italia e in Europa. La storia che tutti i quattrocento sarebbero stati costretti ad imbarcarsi e a fare rotta per il largo\u00a0sotto la minaccia delle armi non mi sembra, francamente, credibile.<\/p>\n<p>Anche su questa reazione ho qualche osservazione da fare: i cosiddetti buonisti\u00a0hanno subito accusato il governo\u00a0per avere sospeso l&#8217;operazione Mare Nostrum,che l&#8217;anno scorso ha portato in Italia ben 170.000 profughi, ma\u00a0non ha impedito\u00a0che ne morissero egualmente 3.000. Costoro, con in testa la nostra presidente della Camera Boldrini, ex portavoce dell&#8217;Alto\u00a0Commissariato ONU per i rifugiati, sostengono che la sostituzione della missione italiana con quella europea Triton, che limita gli interventi a 30 miglia dalle nostre coste, \u00e8 stata poco meno di un crimine e che &#8211; costi o non costi &#8211; bisogna tornare indietro. Ma che cosa si otterrebbe?\u00a0Forse si salverebbe qualche vita in pi\u00f9, ma si incoraggerebbero di nuovo i potenziali migranti in attesa in Libia (forse un milione) a intraprendere la traversata, nella quasi certezza di essere comunque soccorsi, in qualsiasi punto si trovino in difficolt\u00e0, e i\u00a0mercanti di carne umana a usare imbarcazioni ancora pi\u00f9 sgangherate.<\/p>\n<p>Torno perci\u00f2 a ripetere: ci sono solo due soluzioni. Se si\u00a0decide di accogliere in Europa quei migranti che, per le condizioni dei loro Paesi d&#8217;origine (ma il Senegal o il Ghana, per esempio, sono nazioni tranquille da cui possono arrivare solo &#8220;clandestini economici&#8221;) , possono chiedere asilo politico o umanitario, si aprano appositi uffici nei porti di partenza, si faccia la selezione l\u00e0, si portino coloro che passano l&#8217;esame nei Paesi in cui vogliono stabilirsi con mezzi di trasporto normali e si avvertano i &#8220;bocciati&#8221; che, con qualunque metodo tentassero di entrare egualmente nella UE, sarebbero inesorabilmente rimandati a casa. Se invece si decide che non possiamo\u00a0continuare a tenere le porte aperte a un flusso che, potenzialmente, \u00e8 di milioni di individui, si pattuglino le coste della Libia e si rimandino indietro le barche prima che escano dalle acque territoriali; o, forse meglio ancora, si faccia una serie di raid nei tre o quattro ben noti porti di imbarco e si distruggano le imbarcazioni dei mercanti di carne umana. Sarebbe una violazione della sovranit\u00e0 territoriale della Libia? Ma\u00a0la Libia \u00e8 uno Stato fallito, dove non esiste pi\u00f9 autorit\u00e0, e\u00a0di violazioni ne sono gi\u00e0 state in abbondanza quando la NATO ha voluto liquidare Gheddafi, e ne saranno fatte altre in futuro\u00a0per evitare che diventi un&#8217;appendice del Califfato.<\/p>\n<p>Per concludere: siamo di fronte a un fenomeno epocale, destinato a perpetuarsi nel tempo. L&#8217;Europa si chiarisca le idee, decida cosa fare e smetta di strapparsi ipocritamente\u00a0i capelli ogni volta che assistiamo a un\u00a0 naufragio, anche se &#8220;cercato&#8221; come quelli di ieri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Mi associo con tutto il cuore al dolore per la morte di altri\u00a0trecento e pi\u00f9\u00a0\u00a0migranti nel canale di Sicilia, ma da vecchio uomo di mare non posso esimermi dal fare una osservazione che &#8211; per quanto ho visto &#8211; nessuno ha ancora fatto. Quei disperati che si sono imbarcati su tre gommoni (dico gommoni, neppure barche) quando il meteo prevedeva mare forza\u00a0otto e onde alte come una casa a\u00a0tre piani, non si rendevano conto che la traversata sarebbe finita in tragedia? 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