{"id":148,"date":"2015-03-24T12:23:48","date_gmt":"2015-03-24T12:23:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/caputo\/?p=148"},"modified":"2015-03-24T13:07:43","modified_gmt":"2015-03-24T13:07:43","slug":"148","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/caputo\/2015\/03\/24\/148\/","title":{"rendered":"Il balletto delle leggi elettorali"},"content":{"rendered":"<p>Ormai ci siamo abituati alle sparate di Matteo Renzi, ma l&#8217;ultima ha destato forse pi\u00f9 sconcerto delle altre: secondo il nostro premier, il tanto contestato Italicum, cio\u00e8 la nuova legge elettorale che \u00e8 riuscito a imporre faticosamente\u00a0ad amici e avversari, ci sar\u00e0 presto copiata da mezza Europa, Germania compresa. Se si avverasse, sarebbe davvero un fatto sensazionale, ma prima di misurarne la probabilit\u00e0 bisogna chiarire alcuni punti chiave.<\/p>\n<p>Primo punto, non esiste la legge elettorale ideale, ma solo quella che, in un certo\u00a0momento, conviene di pi\u00f9 a una maggioranza in grado di farla approvare. Semplificando, si pu\u00f2 dire che le leggi elettorali si dividono in due categorie: quelle che privilegiano la rappresentativit\u00e0, come la proporzionale pura, e quelle che privilegiano la governabilit\u00e0, come quelle che prevedono premi di maggioranza o, attraverso vari espedienti, tendono comunque a escludere dal Parlamento i cosiddetti cespugli. In due categorie si dividono anche i Paesi: da una parte, quelli che non cambiano mai la propria legge, qualunque siano le condizioni politiche &#8211; Gran Bretagna e Stati Uniti in testa &#8211; e quelle che invece le manipolano a seconda delle situazioni, in maniera talvolta anche abbastanza arbitraria: di questo secondo gruppo non facciamo parte soltanto noi, ma anche la Francia che, a suo tempo, cambi\u00f2 le carte in tavola con il preciso intento di tenere l&#8217;estrema destra, che si chiamasse Poujade o Le Pen, fuori dall&#8217;Assemblea nazionale. Ci \u00e8 riuscita cos\u00ec bene, che anciora oggi che il Fronte Nazionale \u00e8 votato dal 26% degli elettori, i suoi deputati sono&#8230;.soltanto due.<\/p>\n<p>I Paesi anglosassoni hanno inventato, e in gran parte mantenuto, il sistema del collegio uninominale (parzialmente adottato da noi, per un certo periodo, con il Mattarellum). Ogni collegio manda in Parlamento il deputato che ha ottenuto pi\u00f9 voti, anche se sono solo il 30%. Funziona bene dove ci sono solo due partiti, anche se talvolta accade che quello vincente prenda, a livello nazionale, meno voti di quello perdente, ma zoppica e d\u00e0 luogo a palesi ingiustizie quando sulla scena si presentano altre formazioni politiche. In Gran Bretagna, per esempio, ha penalizzato a lungo il partito liberale, che otteneva un numero di deputati molto inferiore ai suoi consensi, e adesso penalizza l&#8217;UKIP, il partito nazionalista antieuropeo di destra che pur avendo vinto le &#8220;europee&#8221;(dove anche nel Regno Unito si vota con il proporzionale) ha, almeno per ora,\u00a0alla Camera dei Comuni un solo rappresentante. Gi\u00e0 nell&#8217;ultima legislstura, comunque, nessuno dei partiti tradizionali, conservatori e laburisti, ha ottenuto la maggioranza assoluta necessaria per governare, per cui per la prima volta dalla seconda guerra mondiale si \u00e8 dovuto ricorrere a un governo di coalizione. Che cosa succeder\u00e0 al prossimo turno, con il lizza un UKIP in ascesa e un Partito nazionale scozzese che sottrarr\u00e0 molti seggi ai laburisti, \u00e8 un mistero. E forse Londra dovr\u00e0 seguire l&#8217;esempio della Nuova Zelanda che quindici anni fa, primo dei Paesi anglosassoni, abbandon\u00f2 l&#8217;uninominale per una forma di proporzionale per fare posto a un terzo partito che rappresentasse gli interessi degli indigeni Maori.<\/p>\n<p>All&#8217;estremo opposto troviamo Israele, dove si vota con la\u00a0proporzionale pura e a collegio unico (il Paese \u00e8 relativamente piccolo). Il risultato, bizzarro ma non troppo, \u00e8 che c&#8217;\u00e8 una pletora di partiti come nella nostra Prima repubblica, ma che\u00a0alla poltrona di primo ministro non arriva automaticamente il leader del partito pi\u00f9 votato, ma quello che riesce a mettere insieme una coalizione, spesso abbastanza eterogenea che abbia pi\u00f9 del 50% di voti alla Knesset.<\/p>\n<p>Una via di mezzo, sicuramente molto democratica, ma quanto mai complicata, \u00e8 quella tedesca, con il ricorso al doppio voto e la divisione tra deputati eletti direttamente e con la proporzionale. Per molti anni, nel dopoguerra, il\u00a0risultato \u00e8 stato che\u00a0il partito liberale (FDP), che non \u00e8 mai arrivato al 10% dei voti, finiva con il decidere le sorti del Paese, scegliendo di allearsi ora con la CDU\/CDU, ora con la SPD.\u00a0Adesso che sulla scena sono comparsi altri attori, i Verdi, la Linke,\u00a0ultimi\u00a0gli euroscettici di Alternativa per la Germania, le cose si sono molto complicate. Se ci fosse stata una legge elettorale, che privilegia la governabilit\u00e0 sulla rappresentativit\u00e0, Angela Merkel non avrebbe avuto bisogno di governare, per due volte su tre, in\u00a0alleanza con i socialdemocratici, suoi avversari naturali. Forse per questo, Renzi pensa che\u00a0alla signora non dispiacerebbe un Italicum\u00a0in salsa teutonica.<\/p>\n<p>La nostra nuova legge, infatti, porta\u00a0alle estreme conseguenze il principio di governabilit\u00e0,\u00a0prevedendo non solo un sostanzioso premio di maggioranza al partito che vince con pi\u00f9 del 40%, ma addirittura un ballottaggio fra i due partiti pi\u00f9 votati in modo che qualcuno abbia comunque la maggioranza. Diciamo pure che \u00e8 una legge &#8211; oggi come &#8211; oggi &#8211; fatta su misura per Renzi, come a suo tempo la riforma francese fu fatta a uso e consumo di Mitterrand. E&#8217; un sistema sicuramente pi\u00f9 efficiente, ma che inevitabilmente d\u00e0 spazio, nel Paese, alla maggioranza di cittadini che si sentono esclusi.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra differenza tra i\u00a0 vari sistemi consiste nella modalit\u00e0 di\u00a0scelta dei candidati. In Gran Bretagna, i\u00a0direttivi locali dei vari partiti si scelgono i loro candidati, escludendo il centro: in apparenza un sistema molto democratico, ma sostanzialmente elitario. Meglio allora le primarie, ora tanto in voga almeno nel PD? In teoria s\u00ec, ma con la riserva che rid\u00e0 potere ai cosiddetti signori delle tessere e ai gruppi di potere, che a suo tempo rese tanto impopolare i voti di preferenza da portare addirittura un referendum per la loro abolizione. Negli Stati Uniti, dove le primarie per la scelta dei candidati sia al Congresso, sia al Senato,\u00a0sono addirittura obbligatorie, spesso producono lotte fratricide in cui vince, di solito, chi ha pi\u00f9 soldi per comprare spazio in TV.<\/p>\n<p>Il fatto stesso che esistano tante leggi diverse dimostra che la scelta, oltre che dovuta a ragioni storiche\u00a0\u00e8 sempre &#8220;partigiana&#8221;, e una funzionale oggi pu\u00f2 non esserlo pi\u00f9 domani. Ma c&#8217;\u00e8 un limite nella opportunit\u00e0 di cambiare le regole del gioco, e noi lo stiamo gi\u00e0 sfiorando.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ormai ci siamo abituati alle sparate di Matteo Renzi, ma l&#8217;ultima ha destato forse pi\u00f9 sconcerto delle altre: secondo il nostro premier, il tanto contestato Italicum, cio\u00e8 la nuova legge elettorale che \u00e8 riuscito a imporre faticosamente\u00a0ad amici e avversari, ci sar\u00e0 presto copiata da mezza Europa, Germania compresa. Se si avverasse, sarebbe davvero un fatto sensazionale, ma prima di misurarne la probabilit\u00e0 bisogna chiarire alcuni punti chiave. Primo punto, non esiste la legge elettorale ideale, ma solo quella che, in un certo\u00a0momento, conviene di pi\u00f9 a una maggioranza in grado di farla approvare. 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