{"id":161,"date":"2015-04-03T07:30:32","date_gmt":"2015-04-03T07:30:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/caputo\/?p=161"},"modified":"2015-04-03T07:30:32","modified_gmt":"2015-04-03T07:30:32","slug":"iran-accordo-buono-o-accordo-bidone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/caputo\/2015\/04\/03\/iran-accordo-buono-o-accordo-bidone\/","title":{"rendered":"Iran: accordo buono o accordo bidone?"},"content":{"rendered":"<p>Dopo dieci anni di negoziati infruttuosi e due giorni di ritardo sulla scadenza prefissata, si \u00e8 finalmente raggiunto un accordo per cercare di fermare quella corsa (sempre negata dagli interessati) dell&#8217;Iran verso la bomba atomica, che avrebbe cambiato radicalmente gli euilibri geopolitici del Medio Oriente. Ma si tratta davvero. come sostiene Obama,\u00a0di un accordo storico, che ci garantisce\u00a0 per almeno dieci anni che Teheran, se an che volesse\u00a0barare al gioco, impiegherebbe almeno un anno per fabbricare il suo primo ordigno nucleare, o piuttosto .un accordo bidone, come sostengono gli israeliani e i sauditi, che regala all&#8217;Iran l&#8217;agognata abolizione delle sanzioni senza fornirci garanzie sufficienti? Per rispondere con certezza, bisogner\u00e0 attendere che nei prossimi mesi l&#8217;accordo-quadro raggiunto gioved\u00ec sera sia completato da una infinit\u00e0 di protocolli tecnici, su cui per ora ci sono ancora dissensi profondi. Solo se, entro la data limite del 30 giugno, queste lacune verranno riempite con soddisfazione potremo dire che l0Occidente ha ottenuto una vittoria. Per adesso, sul fronte positivo, c&#8217;\u00e8 l&#8217;impegni iraniano a chiudere tutti i suoi impianti per arricchire l&#8217;uranio con l&#8217;eccezione di Natanz, la trasformazione del reattore ad acqua pesante di Arak\u00a0in modo che non possa pi\u00f9 produrre plutonio\u00a0&#8220;militare&#8221;, la riduzione delle centrifughe per l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio a seimila\u00a0\u00a0e soprattutto la promessa dell&#8217;apertura di tutte le installazioni alle ispezioni dell&#8217;AIEA. Sul fronte negativo, bisogna annoverare il mantenimento del diritto dell&#8217;Iran ad arricchire uranio e soprattutto\u00a0l&#8217;impegno a una abolizione delle sanzioni troppo frettolosa ed imprudente, tenuto conto che gli ayatollah\u00a0ci hanno gi\u00e0 ingannato pi\u00f9 volte in passato e possono farlo ancora. Inoltre, non\u00a0sappiamo ancora che cosa si nasconda dietro l&#8217;ammissione del Segretario di Stato Kerry che molti problemi rimangonio da risolvere.<\/p>\n<p>Obama, naturalmente, si \u00e8 affrettato a salutare l&#8217;accordo come un grande successo: un riavvicinamento all&#8217;Iran e una soluzione pacifica del problema della bomba sono stati fin dal principio del suo mandato tra i suoi principali obbiettivi, tanto che gli rivolse\u00a0perfino un\u00a0appello in Farsi. Per arrivarci, ha ignorato le (pi\u00f9 che giustificate)\u00a0obiezioni degli alleati e, visto che alla scadenza del 31 marzo non si era ancora arrivati a un&#8217;intesa, ordinato di prolungare il negoziato a oltranza legandosi cos\u00ec implicitamente le mani. Tuttavia, solo la storia dir\u00e0 se davvero &#8211; come sostiene &#8211; ha reso un servizio al mondo, o ha compiuto l&#8217;ennesimo errore di una politica mediorientale fin qui disastrosa.<\/p>\n<p>A rendere il negoziato cos\u00ec difficile \u00e8 stato principalmente il diverso approccio delle parti. Da un lato, gli Stati Uniti (e i suoi alleati occidentali) hanno puntato da sempre a mettere nero su bianco impegni precisi, con il numero delle centrifughe che l\u2019Iran sar\u00e0 autorizzato a operare, l\u2019elenco dei siti nucleari che potr\u00e0 mantenere, la quantit\u00e0 di uranio arricchito che dovr\u00e0 spedire \u201cin deposito\u201d in Russia e molti altri dettagli tecnici traducibili in numeri. Nonostante la ferma volont\u00e0 di Obama di arrivare al traguardo, il segretario di Stato Kerry, principale attore della trattativa, aveva infatti bisogno di un accordo che soddisfacesse anche il Congresso repubblicano, non fosse troppo inviso ad Israele e ai Paesi sunniti e fornisse sufficienti garanzie che gli iraniani \u2013 come hanno fatto molte volte in passato &#8211; non potessero pi\u00f9 barare al gioco.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato i rappresentanti di Teheran erano soprattutto preoccupati di mantenere intatta la immagine della Repubblica islamica comePaese sovrano, impermeabile ai ricatti del \u201cGrande Satana\u201d, e perci\u00f2 sono stati da sempre restii a mettere la firma sotto qualsiasi documento che limitasse visibilmente la loro libert\u00e0 di azione. Inoltre, il capo delegazione Zarif, considerato a Teheran un liberale, doveva tenere conto dei veti che, di tanto in tanto il leader supremo, l\u2019ayatollah Khamenei, opponeva a specifiche richieste occidentali, e spesso si trincerava dietro la impossibilit\u00e0 di fare accettare certe condizioni all\u2019ala dura del regime. Un altro capitolo su cui l\u2019Iran si \u00e8 impuntato, in questo caso per ragioni pratiche, \u00e8 stato il calendario dell\u2019abrogazione delle sanzioni, che hanno ridotto in ginocchio la sua economia: via subito quelle riguardanti finanza e petrolio, e in tempi rapidi tutte le altre. Una condizione che gli occidentali\u00a0erano riluttanti ad accettare, perch\u00e9 esse costituiscono l&#8217;elemento che ha costretto Teheran al tavolo dei negoziati e ancora oggi\u00a0rimangono\u00a0l\u2019unica efficace arma di pressione per obbligare gli ayatollah a rispettare gli impegni assunti. Un acuto osservatore ha riassunto cos\u00ec le difficolt\u00e0 incontrate in tanti anni di trattative con le varie delegazioni iraniane che si sono succedute intorno al tavolo: \u201cGli uomini pi\u00f9 potenti non erano accessibili e quelli pi\u00f9 accessibili non erano potenti\u201d.<\/p>\n<p>Bisogna aggiungere che prima ancora della sua conclusione, il negoziato di Ginevra ha prodotto effetti profondi sugli equilibri del Medio Oriente. Nella convinzione che gli americani non sarebbero comunque riusciti a bloccare al 100% la corsa dell\u2019Iran alla bomba, ma solo a ritardarla, l\u2019Arabia Saudita ha gradualmente allentato i suoi legami con Washington, ha messo insieme in tempi da primato una specie di NATO sunnita, con la partecipazione dei 10 principali Paesi della regione e ha avviato negoziati segreti con il Pakistan per acquistare \u2013 se necessario \u2013 un suo deterrente nucleare. Parallelamente, Israele si \u00e8 opposta fino alla fine a qualsiasi intesa, forte del fatto che, ancora marted\u00ec, un generale delle Guardie rivoluzionarie ha dichiarato che \u201cl\u2019impegno iraniano a distruggere lo Stato ebraico non \u00e8 negoziabile\u201d; e a Gerusalemme si \u00e8 preso atto con soddisfazione che, se a Obama succeder\u00e0 un presidente repubblicano, Washington potrebbe chiedere una revisione di tutto quanto viene stabilito in questi giorni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dopo dieci anni di negoziati infruttuosi e due giorni di ritardo sulla scadenza prefissata, si \u00e8 finalmente raggiunto un accordo per cercare di fermare quella corsa (sempre negata dagli interessati) dell&#8217;Iran verso la bomba atomica, che avrebbe cambiato radicalmente gli euilibri geopolitici del Medio Oriente. 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