{"id":198,"date":"2015-07-31T11:34:13","date_gmt":"2015-07-31T11:34:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/caputo\/?p=198"},"modified":"2015-07-31T11:34:13","modified_gmt":"2015-07-31T11:34:13","slug":"il-dramma-della-natalita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/caputo\/2015\/07\/31\/il-dramma-della-natalita\/","title":{"rendered":"IL dramma della natalit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>La notizia di questi giorni che pi\u00f9 mi ha impressionato \u00e8 che nel Mezzogiorno d&#8217;Italia nasce oggi lo stesso numero di bambini di 150 anni fa, ai tempi di Garibaldi, quando\u00a0il numero degli abitanti era circa un terzo di quello di\u00a0oggi. Sapevamo da un pezzo che il tasso di natalit\u00e0 dell&#8217;Italia \u00e8, con 1,35 per ogni donna fertile, uno dei pi\u00f9 bassi del mondo, e che pertanto la popolazione autoctona del nostro Paese \u00e8 destinata a diminuire drasticamente nei prossimi cinquant&#8217;anni. Sapevamo anche che l&#8217;Italia \u00e8 uno dei Paesi che destina la minor percentuale di spesa pubblica al sostegno della maternit\u00e0, e che questo ci penalizza nei confronti della Francia e dei Paesi nordici (dove peraltro la situazione non \u00e8 molto migliore). Ma l&#8217;idea che la malattia della\u00a0&#8220;denatalit\u00e0&#8221; abbia colpito cos\u00ec brutalmente anche il Sud, dove eravamo abituati\u00a0fino a non molto tempo fa a vedere\u00a0famiglia di tre, quattro, cinque figli \u00e8 stato egualmente uno shock.<\/p>\n<p>L&#8217;unica consolazione &#8211; sempre che si possa chiamare tale &#8211; \u00e8 che il fenomeno \u00e8 ormai comune a\u00a0tutto il mondo sviluppato: con la sola eccezione di Israele, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 un solo Paese &#8220;ricco&#8221; con un tasso di fertilit\u00e0 del 2,1 per cento, il minimo necessario a mantenere la stabilit\u00e0 della popolazione. Dalla Germania al Giappone, dagli Stati Uniti alla Cina,\u00a0la crisi \u00e8 generale. Perfino\u00a0in Turchia, dove ancora vent&#8217;anni fa il governo distribuiva preservativi gratis per contenere\u00a0il numero di nuove nascite, il &#8220;Sultano Erdogan&#8221; ha lanciato un proclama\u00a0per invitare le donne a restare a casa, dedicarsi alla famiglia e partorire almeno tre figli.\u00a0Ovunque si sono studiati rimedi, che vanno dalle migliaia (con un aumento per ogni bambino) di Euro donati ai genitori da Singapore alle detrazioni fiscali ai sussidi per il mantenimento\u00a0e l&#8217;educazione dei figli alla moltiplicazione degli asili nido. Per quanto sia difficile fare confronti, pare proprio quest&#8217;ultimo il sistema pi\u00f9 efficace, ma non abbastanza per risolvere il problema. Il risultato, come tutti sanno, \u00e8 un invecchiamenti progressivo della popolazione, con le relative conseguenze sul sistema pensionistico (dove\u00a0esiste e funziona) oppure sugli equilibri familiari, come in Cina dove la generazione dei &#8220;figli unici&#8221; sconsideratamente imposta da Mao si ritrover\u00e0 a mantenere\u00a0i genitori senza alcun aiuto pratico.<\/p>\n<p>Sulle cause del fenomeno sono stati scritti migliaia di articoli e di saggi: c&#8217;\u00e8 chi attribuisce il calo della natalit\u00e0 al maggior impegno delle donne nel mondo del lavoro, chi alla diffusione degli anticoncezionali, chi alle tentazioni di godersi la vita oggi a disposizione delle coppie pi\u00f9 abbienti, chi ai crescenti costi di allevare figli soprattutto nelle grandi citt\u00e0 (si calcola che ogni figlio possa assorbire, fino a quando diventa autosufficiente, il 25-30% del reddito di una coppia del certo medio-basso). In ogni caso, pochissimi sono gli studiosi che- qualsiasi iniziativa venga presa- giudichino il fenomeno REVERSIBILE.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una teoria che, a parte il problema dell&#8217;invecchiamento, \u00a0giudica la prospettiva di una diminuzione della popolazione assolutamente salutare: non solo- \u00e8 il lietmotif- siamo ormai troppi sulla terra, ma la rapida robotizzazione del lavoro, nelle fabbriche come nei campi, richieder\u00e0 in futuro meno gente per fare funzionare una economia avanzata. Comunque, suggeriscono altri, si pu\u00f2 sempre ricorrere alla immigrazione da quelle parti del pianeta, Africa in primo luogo, dove il tasso di fertilit\u00e0 \u00e8 ancora di gran lunga superiore al fatidico 2,1. In Nigeria, per esempio, da cui proviene una buona percentuale dei nostri boat-people, ogni donna partorisce in media sette figli. Ma abbiamo ogni giorno sotto gli\u00a0occhi i problemi politici che una invasione su vasta scala di popolazioni di civilt\u00e0 diversa crea non solo in Europa, ma anche in Giappone e Corea del Sud, dove si \u00e8 sempre cercato, storicamente, di difendere l&#8217;omogeneit\u00e0 etnica, e negli Stati Uniti dove c&#8217;\u00e8 una fortissima resistenza alla invasione di &#8220;latinos&#8221;, specie dai Paesi meno sviluppati del continente.\u00a0Soprattutto, ma non solo,\u00a0nei partiti populisti, \u00e8 diffuso il timore che l&#8217;immissione in massa di individui provenienti da Paesi con una civilt\u00e0 e un tasso di sviluppo inferiori finisca con l&#8217;avere un impatto negativo sulla nostra struttura sociale.<\/p>\n<p>Per riassumere, il caso del nostro Sud \u00e8 solo un frammento di un fenomeno infinitamente pi\u00f9 vasto, che, nel giro di alcune generazioni, potrebbe letteralmente cambiare la faccia della terra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La notizia di questi giorni che pi\u00f9 mi ha impressionato \u00e8 che nel Mezzogiorno d&#8217;Italia nasce oggi lo stesso numero di bambini di 150 anni fa, ai tempi di Garibaldi, quando\u00a0il numero degli abitanti era circa un terzo di quello di\u00a0oggi. 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