{"id":211,"date":"2015-09-06T11:04:53","date_gmt":"2015-09-06T11:04:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/caputo\/?p=211"},"modified":"2015-09-06T11:04:53","modified_gmt":"2015-09-06T11:04:53","slug":"urge-distinguere-i-rifugiati-dai-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/caputo\/2015\/09\/06\/urge-distinguere-i-rifugiati-dai-migranti\/","title":{"rendered":"Urge distinguere i rifugiati dai migranti"},"content":{"rendered":"<p>Angela Merkel ha ricevuto molti elogi (ma anche diverse critiche) per avere aperto le porte ai rifugiati siriani rimasti bloccati in Ungheria e soprattutto per essersi impegnata ad accogliere in Germania tutti\u00a0coloro che, in base alla Convenzione di Ginevra del 1951, ne hanno diritto, senza limiti al loro numero. Si \u00e8 addirittura parlato di una nuova Germania &#8220;compassionevole&#8221;, che &#8211; grazie anche alla sua invidiabile situazione economica &#8211; sta dando il buon esempio al resto dell&#8217;Europa, e soprattutto a quei Paesi dell&#8217;Est che rifiutano la distribuzione obbligatoria\u00a0dei profughi sul territorio della UE. In realt\u00e0, la Merkel ha fatto due cose: primo, ha rispettato alla lettera, primo Paese in Europa, le regole internazionali, secondo ha cercato, intelligentemente, di migliorare nell&#8217;opinione pubblica mondiale una\u00a0immagine della Germania compromessa dal suo ruolo nella vicenda greca. Dunque, da un lato una mossa umanitaria, dall&#8217;altra una mossa diplomatica, nel contesto entrambe abbastanza abili.<\/p>\n<p>Tuttavia, la politica delle &#8220;porte aperte&#8221; comporta una serie di pericoli che sarebbe pericoloso sottovalutare. Anzitutto, incoragger\u00e0 un numero sempre maggiore di siriani, afghani, eritrei &#8211; insomma di tutti quelli che possono ragionevolmente aspirare allo status di rifugiati, a intraprendere al pi\u00f9 presto la strada della Germania, continuando ad affrontare i pericoli di un viaggio che ha gi\u00e0 fatto, e continua a fare,\u00a0troppe vittime e consentito a troppi trafficanti di carne umana di arricchirsi. Se Berlino ha davvero l&#8217;intenzione di accogliere TUTTI i siriani che fuggono dalla guerra, provveda anche al loro trasferimento, magari aprendo uffici nei campi profughi dei Paesi vicini che traboccano di siriani (Turchia, Giordania, libano) e poi offrendo loro un passaggio navale o aereo. E&#8217; un compito che, a mio avviso, dovrebbe assumersi l&#8217;ONU, che ha anche un Alto commissariato per i rifugiati di cui un tempo era portavoce la Boldrini, ma come al solito nelle emergenze, il Palazzo di Vetro latita.<\/p>\n<p>Un \u00a0secondo pericolo \u00e8 che la apertura della Merkel ai siriani &#8211; in quanto vittime di una guerra sanguinosa che potrebbe prolungarsi per anni &#8211; sia interpretata &#8220;estensivamente&#8221; da tutti gli altri che bussano alle porte dell&#8217;Europa; in altre parole che quelli che non hanno titoli per l&#8217;asilo politico, ma sono\u00a0migranti economici, pensino che ora la strada della UE sia spianata anche per loro, magari facendo a loro volta fasulle richieste di\u00a0protezione, e che perci\u00f2 il flusso di gente dall&#8217;Africa, dal Medio Oriente e dall&#8217;Asia (non dimentichiamo che tra chi\u00a0bussa alla nostra porta ci sono anche bangladeshi,\u00a0afghani, pakistani) si ingrossi ulteriormente. Questo discorso vale soprattutto per l&#8217;Italia, dove tra i disperati provenienti dalla Libia\u00a0 salvati ogni giorno nel canale di Sicilia\u00a0i siriani sono una piccola minoranza, mentre prevalgono i cittadini di Paesi subsahariani afflitti s\u00ec da miseria, desertificazione e conflitti tribali, che vogliono venire in Europa solo alla ricerca di una vita migliore (e per questo cercano di raggiungere non solo pi\u00f9 benestanti, ma, e forse soprattutto, con i servizi sociali pi\u00f9 generosi). Costoro vanno rimpatriati, nonostante le molte difficolt\u00e0, pratiche, diplpomatiche, finanziarie, che questo comporta.<\/p>\n<p>Insomma, il bel gesto della Merkel, e il comportamento generoso della piazza tedesca all&#8217;arrivo dei siriani dall&#8217;Ungheria, non risolve affatto il problema dell&#8217;assalto all&#8217;Europa, e a mio avviso rende sempre pi\u00f9 urgente una globalizzazione del problema. La grande migrazione che si \u00e8 messa in moto non pu\u00f2 essere solo un affare della UE, che sar\u00e0 s\u00ec una delle parti pi\u00f9 ricche del m ondo, ma \u00e8 anche sovrappopolata e oggi &#8211; con le debite eccezioni &#8211; non in condizione di accogliere centinaia di migliaia di persone. Fuori dal nostro continente ci sono altri Paesi, dal Canada all&#8217;Argentina, che hanno gli spazi, e forse anche l&#8217;interesse, per accogliere molti pi\u00f9 migranti di quanti possiamo accoglierne noi. Ma, di nuovo, \u00e8 l&#8217;ONU che dovrebbe gestire l&#8217;operazione e oggi non \u00e8 in grado di farlo. Grandi spostamenti di popolazione sono avvenuti anche in passato, basti pensare alla grande fuga dall&#8217;Europa verso le Americhe tra fine Ottocento e inizio Novecento. Ma rispondevano a una logica, all&#8217;abbandono di Paesi sovrappopolati per popolarne di nuovi che ne avevano bisogno. Oggi \u00e8 diverso, e se non vogliamo che l&#8217;ondata ci sommerga, dobbiamo tenerne conto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Angela Merkel ha ricevuto molti elogi (ma anche diverse critiche) per avere aperto le porte ai rifugiati siriani rimasti bloccati in Ungheria e soprattutto per essersi impegnata ad accogliere in Germania tutti\u00a0coloro che, in base alla Convenzione di Ginevra del 1951, ne hanno diritto, senza limiti al loro numero. Si \u00e8 addirittura parlato di una nuova Germania &#8220;compassionevole&#8221;, che &#8211; grazie anche alla sua invidiabile situazione economica &#8211; sta dando il buon esempio al resto dell&#8217;Europa, e soprattutto a quei Paesi dell&#8217;Est che rifiutano la distribuzione obbligatoria\u00a0dei profughi sul territorio della UE. 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