Scrivo tardi perché sono appena tornato da Maranello.

E c’era traffico in autostrada.

E pioveva.

E c’erano anche i lavori e appena arrivato ho saputo del suicidio, questa sera, di David Rossi, capo comunicazione del Monte Paschi e allora mi si è disintegrata addosso la voglia di scrivere e raccontare di sport.

Invece devo.

Proprio per non pensare che stiamo  vivendo un’altra tangentopoli con la sua coda di tragedie, come nel 1992, e temo che altre ce ne saranno.

Per cui scrivo e anche se stona terribilmente con tutto quello che ci piomba in casa via etere, tv, via internet e quant’altro, scrivo dei sorrisi, dei tanti sorrisi e degli sguardi finalmente soddisfatti, direi non più spaesati come la passata stagione, che ho visto sui volti dei capi Ferrari.

Fra due domeniche inizia il mondiale e insieme ad altri pochi colleghi ho incontrato Stefano Domenicali, direttore della Gestione sportiva della Rossa, e subito dopo Nicholas Tombazis, chief designer del progetto F138. In pratica il papà della nuova F1. Per la verità anche della penultima. Cioè colui che ogni tanto si tocca il collo perché sarà la sua la prima testa a rotolare se questa macchina dovesse essere una ciofeca.

 

Ma ciofeca non sarà.

 

Lo hanno detto i numeri e i riscontri degli ultimi test di Barcellona e lo dicono i sorrisi e i discorsi scaramantici, attenti a non sbilanciarsi, però consapevolmente soddisfatti dei due uomini di rosso vestiti.

 

Che nel loro corale e anche tenero mettere mani avanti e ovunque perché “sappiamo di aver fatto un buon lavoro, ma non sappiamo se gli altri si sono nascosti o altro” questo il senso, alla fine ti fanno capire che “un nuovo ciclo è pronto per iniziare e siamo convinti che potrà essere un ciclo vincente”.

 

Per cui crediamo loro.

Non foss’altro perchè sorridono, perché il crono dei test e le novità provate hanno convinto,

non foss’altro perché è mille volte meglio perdersi in questi discorsi e in queste speranze piuttosto che ascoltare dei drammi che ci piovono in casa.

 

 

 

 

 

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