È che non c’è più.
Il Pietro, il Mennea.

Un fottuto male se l’è portato via stamane.

È che non c’entra con la F1 ma c’entra, eccome se c’entra, con le corse, la velocità, il primato.

C’entra soprattutto con l’orgoglio di una nazione troppo abituata ad applaudire gli Alonsi e i Massa che guidano italiano ma italiani non sono, troppo assuefatta alle gesta mitiche dei Bolt e dei Messi e di tutto ciò che sappia di primato Made in Altrove.

È che nonostante abbia avuto la fortuna di raccontare le ultime tre olimpiadi non ho avuto la fortuna di rivivere l’emozione di quel l’estate dell’Ottanta quando da ragazzino vidi in tv quell’omino tutto allenamento e volontá e voglia di emergere rimontare Wells e diventare d’oro.

Però sono cresciuto con l’orgoglio lungo diciassette anni di poter dire che il record dei 200 era Made in Italy, 19e72, anno 1979, Messico, Made in Barletta.

Orgoglio che il tg1 di oggi, ore 13,30, quando ha messo il Pietro Mennea fra i titoli a metà e forse più in là della metà, ha un po’ calpestato. Così come quando, poco dopo, ha dedicato alla nazionale del Prandelli più o meno, credo più, spazio che al Pietro Mennea che non c’è più.

Ciao Pietro,
Sprinter della volontà

Messico 1979
http://youtu.be/nd29qjKznqw

Mosca 1980

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