Furbo Ecclestone, furbo Kimi, poco furba la F1. Che fa di tutto per smitizzare se stessa e i suoi eroi. A farne le spese è stato James Hunt, ricordato dal gelido Kimi con l’inaspettata eleganza che  certi rusticoni  sanno regalare solo a chi sentono vicino a loro. Nella vita, nei modi, nel correre. E tutto si può dire di Kimi, ma non che non ci siano molte somiglianze fra il suo approccio alle corse, al rischio e al godersi della vita e quello del grande inglese scomparso nel 1993.

Fatto sta, Kimi aveva portato qui a Monaco un casco dedicato ad Hunt con la scritta “Kimi on the Hunt”, Kimi a caccia, gioco di parole per omaggiare James ma anche se stesso.

Solo che scritta e casco erano troppo inquadrati dall’on board camera e, soprattutto, potevano indurre ad associare Hunt con il film “Rush” di Ron Howard. Il super movie in uscita a settembre che ricostruisce la rivalità fra Hunt e Lauda nel drammatico 1976.

Cosi’ gli uomini di Big Bernie hanno imposto al finnico di togliere la scritta o cambiare casco.

Kimi ha prima risposto come avrebbe fatto Hunt,

cioè

“Se ad  Ecclestone non va bene sono affari suoi, perché io questo logo lo lascio al suo posto”,

poi gli hanno però spiegato i codicilli contrattuali legati alle riprese onboard delle scritte degli sponsor e lui, pur di non starli a sentire, ha risposto come fanno i piloti impiegati di adesso: ok, coprite la scritta. Peccato.

Adieu!