Centro di Milano, bar dignitoso, diciamo alla moda. Diciamo.

Roba semplice.

Michela fa per svitare il tappo di un succo di frutta ma il tappo non gira.

Penso, adesso l’aiuto.

Penso, meglio non farlo.

Quelle manine e quelle braccine sanno domare i  cavalli di una BMW Z4 GT3, gli oltre 500 di una Superstars Series, per non dire quelli di una F3 come accaduto lo scorso anno nell’European Open.

Lei mi guarda e si apre in un sorriso che dice più o meno questo: apprezzo il gesto ma hai fatto bene a non aiutarmi.

Michela Cerruti ha 26 anni, è romana trapiantata a Milano, e quando ne aveva una ventina ha scoperto di saper correre veloce in macchina.

In sei anni ha fatto tutto.

Talmente veloce che adesso è già pilota ufficiale della Bmw nel campionato Blancpain Endurance Series con il team ROAL Motorsport (vedere il video qui di seguito dell’ultima gara, domenica scorsa a Silverstone dove ha corso con Stefano Comandini e il pluricampione GT Thomas Biagi).

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Michela mi piace perché sorride spesso.

Perché corre spesso con una macchina tutta rosa.

Perché nella sua vita ha fatto tutt’altro che correre, non ricordo più se mi ha detto sci o tennis, ma credo tennis ad ottimo livello.

Michela è laureata in psicologia e questo credo le serva parecchio in un mondo squalo e maschio come quello dei motori.

Michela rappresenta anche un personaggio decisamente unico in un mondo di baby campioni programmati fin dai tempi di kart. In fondo avrebbe potuto dedicarsi subito ai motori, visto che papà è quel Baronio (all’anagrafe Aldo Cerruti) pluricampione negli anni ’60 e ’70 proprio nelle corse Turismo.

Michela piace anche ad Ecclestone che dopo il podio pronti e via conquistato nella gara di Formula Middle East disputata in Bahrein in aprile (a contorno del Gp F1) le ha subito detto dovresti darti da fare per arrivare in F1.

Però il suo sogno è Le Mans, le auto con ruote coperte.

Michela piace anche a Jean Todt che le ha detto più o meno le stesse parole di Ecclestone.

Gli esperti veri, non io dunque, sostengono che al mondo di donne veramente talentuose al volante ci siano lei e l’ormai famosissima Danica Patrick.

A Indy, quando anni fa conobbi Danica, non l’ho portata al bar. Ci ho solo scambiato due chiacchiere.

Però aveva lo stesso sorriso coinvolgente di Michela.

Michela che, prima della sua gara di  Silverstone, ho portato anche in redazione qui al Giornale.

E come si evince dalla prima foto ha subito preso il comando delle operazioni.

 

Adieu!