E’ sentirglielo dire che impressiona. Come se le parole usate e la tranquillità che le avvolge andassero oltre quel che sentiamo.

“Ci vorrebbero monoposto più larghe di 15 cm perché io potessi sperare di tornare un giorno in F1” ha detto Robert Kubica alla Bbc.

Ma è difficile che le monoposto si allarghino. Quando mai di questi tempi?

A suo modo, con schietta eleganza, senza dire la parola “rinuncio”, credo che il polacco abbia dunque messo la parola fine a questa speranza.

Tenendo una porticina aperta, giusto perchè di natura non molla mai. Però è molto ina.

Perchè semplificando e spiegando, Robert ha recuperato l’uso della mano destra, ma il suo problema è riacquisire quella capacità di movimento rotatorio polso – avanbraccio tipica di quando si guida in abitacoli molto stretti. Per rendere l’idea, sono movimenti come girare una chiave nella serratura che potrebbero dargli problemi.

Anche altre frasi fanno capire che Kubica ha svoltato.

Come quando dice “un giorno, forse ce la farò a tornare su una monoposto… ci volessero dieci anni… l’incidente del 2011 mi ha provocato gravi ferite però in fondo sono già stato fortunato a poter tornare a guidare ad alto livello, nei rally”.

 

Già, i rally.

I rally e quel terribile incidente a causa del quale è stato costretto a dire addio al sogno di guidare la Ferrari accanto ad Alonso.

I rally che, quando volevi far due chiacchiere vere con lui nel paddock, erano la parolina magica da usare per vederlo cambiare e abbassare certe barriere e rivelare l’appassionato Robert e passare con lui le mezzore.

Diavolo quanto manca un uomo così in questa F1 di plastica.

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