In F1 non ha vinto la Ferrari e ovviamente non è possibile che vincano italiani.

Nella Motogp non ha vinto Rossi e visto lo stato di forma Ducati non è possibile vincano italiane.

Per cui zero festeggiamenti da una parte e dall’altra.

Però il duello fra spagnoli nei primi giri vale il prezzo del biglietto anche per gli italiani, vale la levataccia per chi ha assistito da casa, vale il rispetto per questo sport pur dominato dall’elettronica ben più che la F1.

Il motivo è semplice: è rimasto uno sport.

Dove il pilota conta (però è sempre contato di più rispetto alla F1), ma dove soprattutto hai la certezza, nonostante Ezpeleta (l’Ecclestone delle moto) provi a scimmiottare la F1, hai la certezza che dal semaforo verde alla bandiera a scacchi la gara resta quella, è in mano ai piloti, alle loro fortune, alle loro sfighe.

Senza ali mobili, gomme da cambiare, ingegneri che ti parlano e dicono cosa fare via radio ogni minuto.

Solo pieghe pieghe pieghe, solo sorpassi sorpassi sorpassi.

Lorenzo ci ha provato e ha sportellato Marquez facendo esattamente quel che Marc ha fin qui sempre fatto, pur dovendo poi cedere la posizione.

E’ stato meraviglioso, perché vero, cattivo, perché ha risposto al puffetto ricevuto in settimana dal connazionale per le scorribande passate. Roba da uomini, non da burattini come sulle quattro ruote.

Pedrosa è andato a prendersi una vittoria strameritata.

Dopo le scorribande iniziali, le due Honda hanno dominato, Valentino è sempre rimasto fuori dai giochi, il Gp è stato a suo modo congelato…

Diventando noioso.

Ma nessuno ha mai messo in dubbio e mai lo far di aver visto uno sport.

Vero F1?

 

COSI’ ALL’ARRIVO

1. Pedrosa (Honda)

2. Marquez (Honda)

3. Lorenzo (Yamaha)

4. Rossi (Yamaha)

5. Bautista (Honda)

6. Crutchlow (Yamaha)

7. Smith (Yamaha)

8 Dovizioso (Ducati)