– di Gian Carlo Minardi –

“Non c’è due senza tre… e il quattro vien da sé”. Anche se la matematica parla di 100 punti ancora da assegnare fino al 24 novembre (Gp Brasile) e un vantaggio di “soli” 90 punti per Sebastian Vettel su Fernando Alonso, possiamo tranquillamente ammettere che il countdown è ufficialmente iniziato. Se poi non dovesse arrivare questa domenica, certamente i festeggiamenti sarebbero solo posticipati di sette giorni sullo sfondo di Yas Marina di Abu Dhabi.

Ben diversa invece la situazione alle spalle del biondino “Seb”, dove troviamo una lotta apertissima a Tre con Ferrari (297) Mercedes (287) Lotus (264) e Alonso (207) Raikkonen (177) Hamilton (161) pronti a regalarci una bella lotta per il secondo e terzo posto nel mondiale costruttori e piloti. Se abbiamo una Mercedes incalzata da una Lotus, la Ferrari non può certamente dormire sonni tranquilli, soprattutto se Massa non comincia a portare a casa punti pesanti in ottica campionato, aiutando così anche il suo compagno.

Non da meno la lotta nelle retrovie per il settimo posto tra Sauber e Toro Rosso. Fino a qualche Gran Premio addietro la Scuderia di Faenza sembrava saldamente davanti alla compagine svizzera, ma l’ottimo exploit del neo portacolori Lotus Nico Hulkenberg e del compagno Gutierrez (unico debuttante ad aver conquistato punti) hanno ribaltato la situazione, costringendo il “Toro” ad una rimonta causa un ritardo di 14 lunghezze.

In breve questo potrebbe essere il leitmotiv del Gran Premio d’India che si appresta a salutare il grande Circus della F.1 dopo appena tre edizioni. Molto probabilmente non vedremo più i 5121 mt del Buddh International Circuit in calendario, soprattutto per cause burocratiche. I problemi legati alla dogana e le difficoltà nell’effettuare anche temporanee importazioni saranno la causa dell’abbandono di questa meta. Certamente realtà come India, Cina e Corea sono molto importanti per il mercato automobilistico ed economico, ma è importante che i Governi si adeguino a determinati “meccanismi”. Parallelamente però abbiamo esempi di new-entry che potrebbero diventare solide realtà, anche se questo andrà a discapito dei circuiti occidentali che, oltre a soffrire la crisi economica, sono chiamati ad affrontare opere strutturali per aggiornamenti alle nuove norme di sicurezza non di facile realizzazione in quanto inglobati all’interno di realtà difficilmente modificabili.