Oggi Jean Todt verrà rieletto a capo della Fia, la Federazione mondiale dell’auto.

Si dice che abbia altri importanti progetti in ballo.

Gli inglesi, in estate, dove per inglesi s’intende tutta la galassia che ruota attorno a Bernie Ecclestone, avevano sponsorizzato tale David Ward. Tale Ward si è ritirato a metà novembre perché praticamente ignorato dalle associazioni automobilistiche dei vari Paesi chiamate alle elezioni Fia.

Di fatto, difficile pensare che volpone Ecclestone non sapesse che sarebbe andata a finire così. Era più che altro un’azione di disturbo.

La tela ampia e resistente intessuta da Todt in questi anni, girando più o meno come Papa Wojtyla per tutto il mondo – in gennaio a Parigi ci scherzammo anche su – ha dato i suoi frutti. Ogni automobil club visitato dal presidente si è sentito parte di un progetto comune e al presidente si è stretto.  Questo, mettendola sul romantico. Ovvio che come in ogni mossa politica, come in ogni campagna elettorale sarà stato un festival di do ut des.

Sgradevole, prevedibile, inevitabile, c’est la vie.

La rielezione di Todt porta ovviamente alla ribalta il nome, meglio dire il ricordo di TODT FERRARISTA.

Perché mentre da Maranello – basta ascoltare interviste e leggere articoli che fioccano di giorno in giorno – è partita l’operazione VE LO DIMOSTRIAMO NOI CHE CONTIAMO ANCORA, l’attualità del nome Todt credo cominci

a fare un male BOIA ai tifosi.

Perché nell’assoluta scostanza dell’uomo, nella sua avversione ai media, soprattutto nel suo considerare pericoloso se non nemico chiunque non fosse ferrarista, cioè membro del team Ferrari, Jean Todt factotum a Maranello (alla fine direttore generale, consigliere, il suo ruolo andava ben oltre quello attuale di Domenicali, spesso sovrapponendosi a Montezemolo) aveva costruito la Ferrari più grande di sempre.

In questi anni abbiamo parlato spesso delle malefatte di Brawn alla Brawn Gp e alla Mercedes quando era avversario della Rosse e delle benefatte di Brawn quando era in Ferrari. Sempre di furbate borderline si trattava, vedi i deflettori 1999 e vedi la benevolenza Fia 1999.

Ma è innegabile che leggendo tutto oggi alla luce del potentissimo ed utilizzatissimo diritto di veto che NOI E SOLO NOI della Ferrari abbiamo ma che NON USIAMO MAI SENNO’ VERREBBE FUORI UN CASINO CHE NON AVETE IDEA E CI ACCUSEREBBERO DI NON SAPER PERDERE E CONDIZIONARE QUESTO SPORT (onde evitare questioni USO LA MAIUSCOLA non perché lo dicano loro, lo dico invece io e credo lo pensino tutte le persone di buon senso),

dicevo,

è innegabile che leggendo tutto con gli occhi di oggi quel che appare evidente è che sì c’era Schumacher, è che sì c’era Montezemolo, è che sì c’ era la squadra dei record dei Brawn e dei Byrne, ma il dubbio sacrosanto che si insinua è che la Ferrari fosse diventata un carrarmato per merito soprattutto di monsieur Todt.

Merito dentro il team. Merito politico fuori dal team.

 

La carriera poi intrapresa lo farebbe pensare.

 

Intendiamoci, mi fa quasi male buttare lì quest’ipotesi, perché l’uomo è già parecchio pieno di sé.

 

Pensando però a quanto Montezemolo era impegnato in quegli anni,

con

la presidenza della Fiat disastrata e da resuscitare,

e con

la presidenza di Confindustria,

 

e pensando a quanto, in confronto, è libero adesso e a quanto la Ferrari venga comunque presa a sberloni nel Circus (penalità a Massa, Mercedes avvantaggiata nei costruttori, test segreti gomme, gomme cambiate in corso di stagione, suvvia) …

ecco che il dubbio inquietante s’insinua sacrosanto:

vuoi vedere che la Ferrari più grande di sempre deve dire soprattutto grazie a monsieur Todt…

E un po’ fa effetto… E un po’ preoccupa.