– di Jarno Trulli –

Scrivo queste poche righe per sentirmi più vicino a Schumi e alla sua famiglia in questo tragico momento e per dire a chi erroneamente pensa che la vita di un pilota sia sempre alla continua ricerca del limite e dell’adrenalina impossibile, che si sbaglia.

Le sfide nella vita possono avere molteplici aspetti e non sono sempre e solo legate alla ricerca del pericolo. Michael non è stato uno sconsiderato, era semplicemente andato a sciare con i suoi figli come tanti padri fanno. Tanto più che lungo tutta la sua carriera lui è sempre stato un professionista molto attento alla sicurezza. Anzi, è proprio grazie a Michael se, negli anni della nostra militanza nel mondiale di F1 sono stati raggiunti tanti miglioramenti nel settore della sicurezza. È vero che un pilota è abituato a vivere nel rischio, ma si tratta di un rischio calcolato, in fondo protetto e sicuramente meno pericoloso rispetto a quelli che corrono tanti ragazzi al sabato sera quando bevono o fanno uso di stupefacenti e poi stupidamente si mettono alla guida mettendo la loro vita e quella degli altri a repentaglio. Soprattutto, lo ripeto, tolto il casco noi piloti o ex piloti viviamo vite normali. Curiamo i nostri interessi, lavoriamo e a Natale andiamo in vacanza come Michael e come me ora che sto salendo in montagna a sciare. Purtroppo quello che è successo a Schumacher è una fatalità difficile da accettare. Anche con la preghiera. Forza Schummy, questa volta tifiamo tutti per te !!!

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