“Ti ho visto addentare un panino all’autogril… a volte un dettaglio può uccidere una poesia”

La frase non è ovviamente di Enzo Ferrari.

Non è di Niki Lauda.

Non è di Vettel, di Prost, Mansell, di Villeneuve padre e figlio…

Semplicemente non è.

Non è di gente col motore addosso, attorno, in testa.

La frase rende però alla perfezione come mi sono sentito l’altro giorno dopo che, a corollario delle parole da pompiere di Chris Horner sui mali – spera lui – curati della Red Bull Rb10 attesa alla prova dei test del Bahrein al via mercoledì, è intervenuto anche il capo ingegnere Renault Remi Taffin dicendo 

“… abbiamo lavorato sull’accumulatore con buoni progressi verificati nei “filming days”

I filming day!

Capito?

Siamo a questo.

La F1 è orami questo.

Una volta con le facce sporche d’olio si prendevano tempi e si sistemavano assetti, ora le macchine si sistemano fra le cinprese e le steady cam.

Un meraviglioso ed eroico e complicato sport è diventato questo.

Fior di tecnici costretti a mettere a punto i loro progetti mentre si girano spot patinati per la tv.

E’ cosa stranota, lo so.

Ma quando senti parlarne così candidamente, allora fa male al cuore.

Perché non siamo in casa di cippa lippa, ma del team quattro volte campione del mondo e del motorista iper iridato.

E perché la gloriosa ma sempre meno affascinante F1 costretta a smanettare di cacciavite e computer e settaggi durante le riprese di uno spot fa male a se stessa, al proprio fascino, proprio come una dea che mangia da selvaggia… E allora qualsiasi poesia, qualsiasi attrazione rischia di andare a farsi benedire…

Comunque,  speriamo che di spot in spot anche la Ferrari sia in grado quest’anno di regalarci un bel film… volevo dire mondiale.

Un mondiale che non finisca in Carosello.

 

ps: la frase di cui sopra era di Enrico Ruggeri.

Un grande!

 

 

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