Forse c’è di mezzo l’Isis nel licenziamento di Marco Mattiacci.

Forse ha tentato di ricostituire l’Ira.

Forse è un terrorista basco.

Forse Ali Agca è suo fratello.

Forse Bin Laden non è morto e Mattiacci ha provato a contattarlo come prossimo direttore tecnico della Ferrari.

C’è un giallo alla Rossa.

Un libro da scrivere

Il FU MATTIA…cci.

Una vicenda al tempo stesso  thriller e pirandelliana per i tempi e modi e motivi con cui il manager romano è stato fatto fuori da Marchionne. E per come la stampa nazionale si è subito allineata nell’esaltarne difetti ed errori fino all’altro ieri mai emersi.

Un tiro al piccione sgradevole anche perché avviene nel momento in cui il piccione è senza ali.

Mattiacci, questa la chiave di lettura non sgradita a Maranello, sarebbe stato fatto fuori perché giudicato inadeguato.

1) Per la F1.

2) E dalla F1.

Se però nel primo caso è del tutto plausibile che un manager mostri dei limiti nell’assolvere un determinato compito e che i vertici lo rimuovano, nel secondo caso non è per nulla plausibile che quegli stessi vertici Ferrari vengano condizionati da altri. Peggio ancora se quegli “altri” sono proprio coloro che l’azienda si prefigge di affrontare, contenere, fermare.

Mattiacci pagherebbe dunque e  soprattutto la bocciatura subita dai potenti della F1.

Il manager romano che solo sette mesi fa veniva raccontato come un fuoriclasse del management – descrizione non sgradita a Maranello – , ora viene infatti tratteggiato  – magia della comunicazione e dei media – come snob, presuntuoso e pallone gonfiato. Aspetti, questi, che a coloro che contano in F1, dagli Ecclestone e i Todt, ai Lauda e i Wolff e gli Horner (notoriamente tutte personcine umili e modeste), non sarebbero proprio piaciuti. A dar fastidio, soprattutto  il modo in cui Mattiacci li avrebbe affrontati nei vari incontri avuti: forse senza l’ossequio dovuto. Forse troppo duro. Forte di quel peso, a livello delle decisioni che contano in chiave tecnico e regolamentare, che il Cavallino cercava tardivamente di recuperare dopo averlo svenduto in cambio della fetta più grande della torta dei diritti tv. E forte di Montezemolo che gli stava dietro e gli aveva più o meno detto forza Marco!!! che la Ferrari deve tornare a contare e dobbiamo andare giù duri.

Pare che durante una riunione di potenti della F1 non sia piaciuta ad Ecclestone una sua uscita. “Ma io sono un businessman…” avrebbe detto, e big Bernie di rimando: “Sei solo un venditore di auto come lo ero io…”.

Fatto sta, Ecclestone avrebbe fatto poi recapitare a Maranello il messaggio “ch’el va minga ben il ragazzo…”

Questa, in estrema sintesi, la vicenda del FU MATTIA…cci così come viene propagandata oggi.

Solo che in questo modo verrebbe implicitamente avvalorata la tesi che  Marchionne, per cui non proprio il più arrendevole dei top manager, abbia fatto fuori il capo del team perché coloro con cui e contro cui vuole far tornare a valere le ragioni della Ferrari, gli avevano fatto capire che Mattiacci non era gradito.

Se così fosse, vorrebbe però dire che la Ferrari marchionesca ha iniziato a fare la voce grossa nel Circus, accettando di sostituire il proprio team principal perché stava sulle palle al Circus. Il che equivarrebbe a iniziare facendo la voce piccola.

E, suvvia,

non sta in piedi.

Credo invece stia in piedi ben altra e ben più semplice spiegazione in tre punti:

1) dopo la quotazione in Borsa la Ferrari sarà molto più “torinese” di prima.

2) Andrea Agnelli è molto più interessato alla Rossa per un futuro prossimo venturo da presidente.

3) il neo team principal Maurizio Arrivabene non è arrivato all’improvviso, bensì fa parte di un progetto in gestazione da settimane se non da mesi. Certamente è un leader, certamente uomo tutto d’un pezzo, certamente chi ci ha lavorato lo racconta come uomo determinato e autorevole e addentro a tutti i meccanismi della F1.

Però è anche uomo dentro il cda della Juventus, uomo che ha dato il primo lavoro da manager ad Andrea Agnelli e fra i due c’è stima e amicizia vera. Non solo: nel board della Philip Morris, di cui fino al 30 novembre Arrivabene è uno dei vice presidenti, siede anche Marchionne.

Ergo per cui,

il piccione è stato impallinato per far tabula rasa del passato montezemoliano e di tutto ciò che è stato, e per iniziare a trasformare Maranello in un quartiere di Torino… o di Detroit.

I tifosi direbbero… basta che si torni a vincere!

 

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