Formula omertà ha dato il meglio di sé nella vicenda Alonso.

Che poi è il peggio per tutti.

Per noi,

per lui Alonso,

per lei la Formula uno.

Basta balle. La Formula omertà ce ne ha rifilate fin troppe.

E’ ormai chiaro che Fernando ha avuto un malore. Punto.

E non un semplice mal di denti.

Detto ciò, per la giusta privacy che tutela il sacrosanto diritto delle persone che non stanno bene a curarsi in totale riservatezza,  altro è meglio e giusto e doveroso non aggiungere.

Però, suvvia,  basta rifletterci un briciolo per capire o farsi un’idea di quale malore il campione spagnolo possa essere stato vittima.

Così come è chiaro che, ormai, si è davvero ripreso completamente e che potrebbe scendere in pista domani e però non potrà farlo. E magari neppure in Malesia.

Per farlo, dovranno esserci persone e medici e potenti che si assumono un discreto quantitativo di responsabilità. Almeno all’inizio.

E questo, s’intende,  dopo aver visionato – loro sì che possono e devono – le cartelle cliniche e le relazioni dei dottori.

Qui di seguito il mio articolo uscito stamane  su “il Giornale”.

Lui è purtroppo al centro di tutto, ma lui è l’unico a non c’entrare. Nel giallo, nel mistero, nel festival di balle che da due settimane sta scuotendo la Formula omertà. Fernando Alonso unico incolpevole perché la sensazione che ormai si fa strada è che sia stato vittima di un malore e che il giallo e i misteri siano diretta conseguenza del modo scoordinato in cui le parti in causa (il clan del pilota, il team McLaren e la Federazione) cercano un modo decoroso e non allarmante per gestire una situazione nuova: quella di un grande campione tutto coraggio che vuole e deve tornare. Nonostante un malore.

Fernando Alonso non sarà al via del primo Gran premio dell’anno. Come anticipato ieri da “il Giornale“ è arrivata l’ufficializzazione: glielo sconsigliano i medici. E il buon senso. E forse il team, la federazione, tutti coloro che a Melbourne, guardando le cartelle cliniche e i resoconti dei medici che l’hanno in cura, potrebbero dirgli no, così, ora, non si può. Perché il 22 febbraio a Montmelò, curve 3 e 4, Fernando non ha commesso alcun errore e non c’era vento e non ha preso scosse e non ha sbattuto così violentemente da svenire e però ha perso conoscenza e appena rinvenuto non ricordava niente. E perché è finito dritto in ospedale per tre giorni quando invece, in casi simili, i piloti escono la sera. E poi a casa, a riposo, niente prove F1. E ora niente Gp. “Sarà difficile non essere in Australia ma capisco le raccomandazioni dei medici. Un secondo impatto in meno di 21 giorni NO», ha scritto lui su twitter.

Il team McLaren che a caldo, appena avvenuto l’incidente, aveva lasciato intendere si fosse trattato di un errore («è uscito largo, con le gomme sull’erba») per poi aggiungere «colpa del vento» (erba e vento versioni smentite dai testimoni) ha ieri spiegato che i medici di Alonso, loro e solo loro, hanno consigliato al campione di soprassedere. Per ben sei volte il team inglese fa riferimento ai sanitari che hanno in cura Alonso, quasi a voler sottolineare una presa di distanze da qualsiasi altra spiegazione dell’accaduto. In primis quella della scossa causata dal motore ibrido. Si legge: «Dopo una serie di test ed esami approfonditi – alcuni dei quali effettuati lunedì sera – i medici (e uno!) di Alonso hanno informato il pilota sull’assenza di qualsiasi sintomo e di qualsiasi problema medico. Non risulta nessuna lesione e pertanto lo ritengono completamente sano dal punto di vista neurologico e cardiaco». Ancora: «I medici (e due!) hanno raccomandato a Fernando, dopo la commozione cerebrale subita, di limitare il più possibile ogni fattore di rischio ambientale che potrebbe provocare un’altra commozione cerebrale così ravvicinata rispetto alla prima». Commozione cerebrale? Ma il boss McLaren Ron Dennis pochi giorni fa aveva invece escluso danni fisici, parlando di degenza ospedaliera per controlli legati alla «perdita di memoria». Un’incongruenza, l’ennesima, che sommata a vento e altre spiegazioni spinge a pensare al tentativo di coprire un eventuale malore. Che magari è piccola cosa, ma a 300 all’ora diventa tutto grande.

Ancora il comunicato: «Nel dettaglio i suoi dottori (e tre!) hanno consigliato di non partecipare all’imminente Gp… Fernando ha compreso e accettato il consiglio… I medici (e quattro!) riconoscono che» il pilota «si sente bene, in forma e pronto per correre e non si sono opposti al fatto che abbia già ripreso l’attività fisica per ritornare in Malesia il 29. Senza dubbio i suoi dottori (e cinque !) appoggiano questo desiderio… Tutti, alla McLaren-Honda, sostengono la decisione presa da Alonso in base ai consigli dei medici». E sei volte!

Troppe per non pensare male. Soprattutto per non domandarsi se la carriera di Fernando sia a rischio.