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Ci si mette pure Patricia.

Che non è un’ombrellina di quelle viste in Russia da Hamilton, ma l’uragano che tormenta il golfo del Messico e che pizzica con acquazzoni Austin.

Per cui sembra anche un po’ sfigata questa F1 con le macchine parcheggiate nelle seconde libere.

E’ già brutta la povera F1 e Giove Pluvio ci si mette pure a renderla orribile.

Almeno questo è lo show offerto al pubblico texano.

Resta il fatto che la domenica bestiale del motorismo mondiale, cioè due titoli iridati in palio e primo match point per Lewis Hamilton e Valentino Rossi, si sta rivelando un confronto impari.

Perché la MotoGp sta vincendo su tutti i fronti.

Vale , Jorge e compagni vincono in pista con quel popo di duello che hanno messo su e lo show a quattro di Phillip Island è nei nostri cuori a ricordarcelo. Ma vincono anche fuori pista con le frasi che si dicono fra loro. Pungenti e nostrane e pane e salame che in F1, abituati a caviale e manager con la 24 ore, neppure si sognano.

Hamilton non va oltre un banale “non importa dove vinco, basta vincere” questo il senso.

Rossi dà invece del furbo che manovra all’ombra a Marquez e Lorenzo ribatte a Vale dicendo che “è poco intelligente, parla così perché ha paura di non essere abbastanza veloce…”.

Ritengo che Vale l’abbia fatta fuori da vaso, però trovo meraviglioso assistere alle scorribande in pista e fuori dei cavalieri del rischio del motomondo. Ricordano la piazza e le vie del paese e i litigi davanti al bar piuttosto che hotel miliardarie e yacht e sportivi privilegiati.

Mica come i robottini e impiegatucci del rischio che popolano la F1. Un mondo, il loro, dove il paddock si spella ancora le mani perché un ragazzetto viziato e programmato solo per correre come Verstappen ha detto no al team che gli ordinava cose da fare in pista.

Nelle moto il box neppure ci proverebbe. Sennò il pilota torna e mena l’ingegnere.

Troppo bello.

 

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