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Sergio Marchionne ha due grossi problemi. Il primo è una nuvoletta fantozziana che imperterrita, da inizio campionato, staziona sui destini pistaioli delle due rosse F1 e dei piloti di rosso vestiti. I tifosi, che pensano meno a conti e fusioni e più a punti e sorpassi, la chiamano sfiga. È a causa di questa, dell’ennesimo podio indigesto di Raikkonen e del doppio tamponamento con ritiro subito da Vettel al via del Gp di Russia stravinto da Rosberg e dalla Mercedes, che ieri, il presidente ha dichiarato «mi rompe l’anima vedere la Ferrari che soffre, non è nel dna della squadra». Di più. Ha detto «dobbiamo colmare il mezzo secondo di divario alla velocità della luce, ero abituato alla Ferrari di Schumacher». Di più ancora: «Siamo vicinissimi… dalla sfortuna delle prime tre gare e domenica sono emerse delle lacune tecniche malgrado l’impegno della scuderia. In passato è stata sbagliata l’impostazione, ma stavolta no…».

Il secondo problema di Marchionne si chiama però Sergio Marchionne. Vien da sé che se la prima questione è più facilmente risolvibile visto che il lavoro fatto a Maranello è buono e basta attendere che la sfiga si scosti, il secondo problema è invece delicato da gestire. E per questo destinato a creare non pochi maldipancia a Marchionne stesso, alla squadra, ai tifosi. La pressione che il presidente sta mettendo su team e appassionati non è infatti quella di un uomo di sport, bensì di un esperto fuoriclasse della finanza e dell’industria abituato a far quadrare tutto e per di più alla svelta.
Per cui, rispetto al lungo passato Ferrari, la differenza c’è e si sente. L’avvertono, enorme, gli uomini della squadra corse, dal team principal Arrivabene ai piloti a tutti. Certamente Vettel non deve aver gradito il richiamo ricevuto da Marchionne, presente in Cina lo scorso 17 aprile, dopo i pasticci combinati nel Gp di Shanghai. Il presidente disse «ha fatto veramente una… Ha fatto uno sbaglio innocente…». Però avvertono pressione anche i tifosi, stavolta in termini di attese alimentate dalle dichiarazioni pre campionato del capo della Rossa tipo l’obiettivo è «vincere più dell’anno scorso… vincerle tutte quante…». Per di più parole confortate da un ottimo 2015 di apprendistato seguito al dopo Montezemolo e dopo Domenicali-Mattiacci. Anno, il 2015, portatore di 3 vittorie.
Marchionne potrà risolvere il problema Marchionne solo trasformandosi in vero uomo e manager di sport. Cioè un manager consapevole che la volatilità dei mercati sembra granitica certezza rispetto all’imponderabile dello sport. Un capo a cui non verrà più in mente di dire, come a Cernobbio due anni fa, quando di fatto mise fine all’Era Montezemolo, «i risultati economici sono molto buoni ma nel caso della Ferrari un manager deve essere valutato anche per i risultati sportivi e sono 6 anni che non vinciamo…». Anche ora i risultati economici sono molto buoni.

(quanto appena letto è l’articolo uscito oggi su “il Giornale”)

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