{"id":10,"date":"2014-12-23T14:33:50","date_gmt":"2014-12-23T14:33:50","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/?p=10"},"modified":"2017-02-09T10:53:53","modified_gmt":"2017-02-09T10:53:53","slug":"perche-in-italia-non-si-parla-piu-di-federalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/2014\/12\/23\/perche-in-italia-non-si-parla-piu-di-federalismo\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 in Italia non si parla pi\u00f9 di federalismo?"},"content":{"rendered":"<p>Se c\u2019\u00e8 un fenomeno che non conosce crisi nel Belpaese, questo \u00e8 sicuramente il progressivo allontanamento dell\u2019elettorato dal mondo della politica. Dal voto in Emilia Romagna passando a quello su scala nazionale, il partito dell\u2019astensionismo \u00e8 abbondantemente primo in quasi ogni tornata. Le cause sono diverse, ma la principale \u00e8 certamente la difficolt\u00e0 di identificazione con una classe politica percepita come distante, distante dai bisogni pi\u00f9 elementari, dai concetti di etica e moralit\u00e0, lontana dai pi\u00f9 semplici canoni e tramiti di rappresentanza che dovrebbero unirla al proprio elettorato. Una distanza che, in tempi pure recenti, \u00e8 stata interpretata anche come geografica.<\/p>\n<p>La nascita di un partito come la Lega Nord \u00e8 l\u00ec a dimostrarcelo. La sua ascesa elettorale all\u2019inizio degli anni Novanta fu estremamente facilitata dallo sdegno verso una classe politica corrotta, ormai racchiusa in una dimensione altra, fatta di affari e affarucci, clientelismi ma soprattutto di lontananza da una gestione amministrativa coerente ed efficace. L\u2019ascesa della Lega fu un sussulto del Nord Italia nei confronti di una capitale percepita come casa degli sprechi e delle ruberie ai danni del paese reale, di quel \u201cnord che produce\u201d e delle sue regioni pi\u00f9 virtuose. Tra la facile retorica antileghista dei salotti buoni de sinistra e l\u2019ingiustificata e pressoch\u00e9 totale mancanza di ascolto delle ragioni che l\u2019hanno portata al successo, in quegli anni c\u2019erano, all\u2019interno del Carroccio, indirizzi politici e richieste dal basso che invece meritavano attenzione e che la meritano tutt\u2019ora, visto anche che la situazione, da Mani Pulite ad oggi, non pare effettivamente essere stata stravolta.<br \/>\nTra le soluzioni pi\u00f9 radicali espresse dalla Lega troviamo la questione padana, la secessione, la cesura netta con lo stato. Una secessione probabilmente chimerica, ma che nella sua formulazione ideale diveniva anche un metodo di riappropriazione di spazi, che fossero economici o politici. Alla sua base aveva la volont\u00e0 di un taglio netto con anni di malgoverno e lontananza, ma pure il tentativo di un governo locale pi\u00f9 vicino al cittadino, alla tradizione del luogo, alla sua lingua, alla sua cultura. In un certo senso non fu antipolitica, fu anzi una ricerca di politica vera, della sua radice pi\u00f9 profonda e cittadina, una riscoperta della Polis e della sua dimensione.<\/p>\n<p>Tra le difficolt\u00e0, gli insuccessi, le esagerazioni e le storture di partito, un messaggio rimane e pu\u00f2, anzi deve venire rilanciato, ovvero quello del federalismo. In un momento in cui l\u2019astensione galoppa, l\u2019antipolitica soffia e ancora una volta gli scandali coinvolgono non solo la capitale d\u2019Italia, ma il sistema partitico che ne regge l\u2019infrastruttura, riappropriarsi della politica dal basso, dal piccolo e dal locale pu\u00f2 essere la soluzione migliore. Pu\u00f2 esserlo sia per quelle regioni che gi\u00e0 hanno mostrato, tramite i propri meriti, di potersi autogestire, sia per quelle regioni che fanno pi\u00f9 fatica e che da decenni di centralismo hanno solo guadagnato un ulteriore affossamento delle proprie risorse. Il momento sarebbe ottimo, perch\u00e9 ai malumori dell\u2019antipolitica, del rifiuto, si deve rispondere con una amministrazione diversa e pi\u00f9 trasparente. Quando c\u2019\u00e8 malessere verso lo stato e difficolt\u00e0 ad identificarsi con esso, la soluzione migliore \u00e8 quella di ricominciare dal basso, di comprendere che la nazione \u00e8 un insieme di parti comunicanti, un insieme pure geografico e politico di comuni, provincie, regioni. Potrebbe cos\u00ec iniziare una proficua bonifica dai luoghi pi\u00f9 prossimi, partendo da ci\u00f2 che si sente come pi\u00f9 vicino. Un lavoro coraggioso che andava fatto molto tempo fa, probabilmente dalla nascita del paese, ma che per un motivo o per l\u2019altro \u00e8 sempre stato rimandato.<\/p>\n<p>Anche oggi si legge che un partito come Fratelli d\u2019Italia, per bocca della sua segretaria, parla di regionalismo fallito, di necessit\u00e0 di centralismo. Non ci sarebbe errore pi\u00f9 grave, e non ci sarebbe maggior regalo all\u2019astensionismo e alla progressiva de-identificazione con la nazione. L\u2019Italia \u00e8 un paese ricco di tradizioni locali, di lingue, di storia, pure di sapori e feste. Il centralismo spinto non \u00e8 assolutamente la soluzione per rinfocolare uno spirito di appartenenza serio, rischierebbe invece di diventarne la morte, l\u2019appiattimento pi\u00f9 totale e insensato. L\u2019appartenenza si rinfocola invece quando il cittadino capisce di far parte della nazione con tutto il proprio background culturale, con la propria appartenenza e con la storia dei luoghi in cui \u00e8 nato e cresciuto. Questo \u00e8 stato un po\u2019 il limite di una tradizione di destra su scala nazionale, ovvero la credenza che centralismo significhi patriottismo e sentimento nazionale. Purtroppo non \u00e8 cos\u00ec, in Italia \u00e8 anzi l\u2019esatto contrario. Non si rinfocoler\u00e0 mai un serio spirito nazionale senza un governo di tipo decentralizzato, senza ottiche locali. E pure la Lega Nord di oggi, impegnata nella ricerca di un nazionalismo sempre pi\u00f9 coriaceo, dovrebbe tenere bene a mente la (sua) lezione di federalismo e decentramento amministrativo. Oggi pi\u00f9 che mai bisogna parlarne, perch\u00e9 per la furia di voler tenere attaccata una nazione con la colla del centralismo pi\u00f9 forte, si rischia seriamente di aumentare un processo inverso dagli esiti potenzialmente catastrofici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se c\u2019\u00e8 un fenomeno che non conosce crisi nel Belpaese, questo \u00e8 sicuramente il progressivo allontanamento dell\u2019elettorato dal mondo della politica. Dal voto in Emilia Romagna passando a quello su scala nazionale, il partito dell\u2019astensionismo \u00e8 abbondantemente primo in quasi ogni tornata. Le cause sono diverse, ma la principale \u00e8 certamente la difficolt\u00e0 di identificazione con una classe politica percepita come distante, distante dai bisogni pi\u00f9 elementari, dai concetti di etica e moralit\u00e0, lontana dai pi\u00f9 semplici canoni e tramiti di rappresentanza che dovrebbero unirla al proprio elettorato. 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