{"id":121,"date":"2015-07-06T18:17:45","date_gmt":"2015-07-06T18:17:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/?p=121"},"modified":"2017-02-09T10:52:12","modified_gmt":"2017-02-09T10:52:12","slug":"madonna-malala-e-il-vuoto-elogio-del-libro-perche-libro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/2015\/07\/06\/madonna-malala-e-il-vuoto-elogio-del-libro-perche-libro\/","title":{"rendered":"Madonna Malala e il vuoto elogio del libro-perch\u00e9-libro"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/07\/malala-yousafzai.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-122\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/07\/malala-yousafzai-300x163.jpg\" alt=\"Malala Yousafzai\" width=\"300\" height=\"163\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/07\/malala-yousafzai-300x163.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/07\/malala-yousafzai.jpg 605w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><br \/>\n<\/a>Da un po&#8217; di mesi, ben prima della consegna del Nobel, ci siamo sorbiti una instancabile quanto puntuale predica su <strong>Malala Yousafzai<\/strong>, la\u00a0giovane attivista pakistana per l&#8217;educazione femminile e i diritti umani, la cui attivit\u00e0 \u00e8 stata pure \u00a0inserita tra le tracce degli ultimi temi di maturit\u00e0 italiani. Il nuovo prodotto dei sensi di colpa occidentali viene presentato, su quotidiani left, progressisti e mentalmente aperti come il nuovo raggio di luce (sia mai italiano, per una volta) su di un mondo fatto di cattiveria, malessere, ingiustizia.<\/p>\n<p>Sicuramente\u00a0la <em>proskynesis<\/em> intellettualistica sul valore del libro come deterrente nei confronti della guerra, pi\u00f9 in generale del<strong> libro come oggetto salvifico<\/strong> e feticcio sacrale in\u00a0rimedio ai mali del globo, all&#8217;ignoranza, alla fame, alla guerra e alle malattie sta conoscendo una certa fortuna, in un determinismo pure piuttosto caro ai produttori di messaggi soteriologici al sapore di apericena equosolidali. Capita cos\u00ec sempre pi\u00f9 spesso di leggere su numerosissime testate della Malala che promuove libri, letture, scambi di testi tra adolescenti e ragazzi, in un profluvio di <strong>frasi fatte<\/strong> e argomentazioni a met\u00e0. In tutto questo c&#8217;\u00e8 come la sensazione che il libro e la cultura in genere come astratti riferimenti siano una <strong>ennesima religione laica<\/strong> per progressisti annoiati, che non si rendono conto che il derubricare un libro ad una mera icona post-religiosa\u00a0dotata di poteri curativi \u00e8 il peggior danno che gli si possa arrecare, perch\u00e9 significa prediligere la <strong>semplice\u00a0promozione di un contenitore rispetto a dei contenuti<\/strong> pure vari e sterminati nella loro multiformit\u00e0. Elogiare il <em>libro-perch\u00e9-libro<\/em> o la <em>cultura-perch\u00e9-cultura<\/em> significa evitare una discussione molto pi\u00f9 proficua sulla loro sostanza, che \u00e8 poi la cosa pi\u00f9 importante.<\/p>\n<p>Il libro non \u00e8 un oggetto n\u00e9 un crocefisso da adorare, bens\u00ec\u00a0uno <strong>spazio<\/strong> in cui si possono trovare contenuti talvolta faziosi, inesatti, fuorvianti, narrazioni storiografiche capziose, interpretazioni parziali e inadeguate, pure a volte schiacciate sul piano della moda del tempo, o della convenienza politica. Fare del libro un fenomeno di culto\u00a0\u00e8 quanto di pi\u00f9 errato e illusorio ci possa essere, perch\u00e9 significa portarsi verso una accettazione totale (totalitaria?) e <strong>aprioristica<\/strong> di un testo solo perch\u00e9 fa chic tendere verso una acculturazione di stampo globale, verso una missione umanitaria internazionale di salvezza dall&#8217;ignoranza, tanto che tra i titolisti delle prodi imprese della signorina Malala, pare sempre di scorgere quel Guidobaldo Maria Ricciardelli che, in un impeto di orgoglio nazionalpopolare, il nostro Fantozzi denud\u00f2 da una nebulosa, inafferrabile e prolissa passione per la sindrome dell&#8217;acculturazione coatta del prossimo.<\/p>\n<p>Cara\u00a0Malala, non sar\u00e0 un libro a &#8220;salvare gli uomini dalla guerra&#8221;, perch\u00e9 di libri ce ne sono stati tanti pure a favore delle guerre, a favore delle violenze e delle usurpazioni (pure non belliche o guerreggiate), e una mera corsa verso un indefinito acculturamento non pu\u00f2 livellare la produzione esperienziale dell&#8217;essere umano ad un <strong>ideale di positivit\u00e0 astratta<\/strong>. Il termine libro raccoglie esperienze e racconti talmente vasti, diversificati e in conflitto tra loro che una religione laica basata su di una loro adorazione rischia di divenire l&#8217;ennesimo scherzo di un mondo alla ricerca disperata di qualcosa a cui aggrapparsi. Riprendendo Fantozzi, possiamo\u00a0dire che questa adorazione del San Colto delle Biblioteche, questa contrizione idealizzata, questa nuova, totalizzante Corazzata Potemkin del politicamente corretto\u00a0sono proprio una cagata pazzesca.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/alessandro.catto.9\">Alessandro Catto<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Da un po&#8217; di mesi, ben prima della consegna del Nobel, ci siamo sorbiti una instancabile quanto puntuale predica su Malala Yousafzai, la\u00a0giovane attivista pakistana per l&#8217;educazione femminile e i diritti umani, la cui attivit\u00e0 \u00e8 stata pure \u00a0inserita tra le tracce degli ultimi temi di maturit\u00e0 italiani. 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