{"id":154,"date":"2015-08-15T12:11:51","date_gmt":"2015-08-15T12:11:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/?p=154"},"modified":"2017-02-09T10:51:53","modified_gmt":"2017-02-09T10:51:53","slug":"lega-nord-4-punti-per-arrivare-al-governo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/2015\/08\/15\/lega-nord-4-punti-per-arrivare-al-governo\/","title":{"rendered":"Lega Nord, 4 punti per arrivare al governo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/08\/Salvini2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-155\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/08\/Salvini2-300x150.jpg\" alt=\"Lega: Salvini, meglio soli che male accompagnati\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/08\/Salvini2-300x150.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/08\/Salvini2-1024x512.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/08\/Salvini2.jpg 2000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nLa crescita nei sondaggi c&#8217;\u00e8, pure se non ai livelli di qualche mese fa. I buoni risultati alle regionali possono permettere di guardare al futuro con ottimismo, il ritrovato ruolo di un leader carismatico fa pensare a prospettive di continua crescita e oggi la <strong>Lega Nord<\/strong> pu\u00f2 potenzialmente\u00a0proporsi come<strong> primo partito d&#8217;opposizione a Renzi,<\/strong>\u00a0nonch\u00e9 al suo PD in versione Piazza\u00a0del Ges\u00f9. Il Carroccio tuttavia porta con s\u00e9 delle tare e delle problematiche ereditate dal passato, da quando il corso nazionale del partito era una idea lontanissima, e oltre i confini padani i consensi scarseggiavano ben pi\u00f9 di oggi. Per costruire una forza\u00a0di respiro fortemente nazionale e in grado di giocarsi le sue carte non solo tra i confini peninsulari, ma pure in Europa e negli scenari globali, servono alcuni correttivi che potrebbero dare nuova linfa al partito e proiettarlo in dimensioni e proporzioni politiche del tutto nuove e inaspettate. Ne elencheremo alcuni.<\/p>\n<p>1) <strong>Rivedere completamente il proprio background geopolitico.<\/strong><br \/>\nLa destra nazionale italiana, o presunta tale, ha ereditato una singolare visione dei dissidi tra Stati Uniti e Russia, e una visione ancor pi\u00f9 strana (o distorta) della figura di Vladimir Putin. Risalendo probabilmente ai cordiali rapporti intercorrenti tra George W. Bush e l&#8217;attuale leader del Cremlino, l&#8217;idea nostalgica \u00e8 rimasta quella di un nuovo avvicinamento tra USA e Russia, in ottica prettamente occidentale e liberale. Una visione vecchia e non corrispondente ad uno scenario in cui gli USA continuano, attraverso rivoluzioni colorate, esportazioni di democrazia, pinkwashing e primavere arabe, ad erodere qualsiasi parte del globo non rassegnata\u00a0a finire invischiata tra le maglie della globalizzazione economica e non, guidata dalla Pax Americana dei vari Barack Obama e Hillary Clinton. La <strong>Russia<\/strong>\u00a0non \u00e8 la spalla sinistra di questo sistema, ma \u00e8 <strong>l&#8217;unico baluardo politico e pure militare presente per sviluppare una deterrenza<\/strong>\u00a0<strong>nei confronti di queste operazioni<\/strong>. Con buona pace dei fallaciani di casa nostra, ricordiamo l&#8217;essenziale ruolo di Putin in Siria, non solo attraverso gli aiuti forniti al regime di Assad, ma pure nell&#8217;aver evitato un intervento della coalizione NATO in Medioriente, con la concreta possibilit\u00e0 di ritrovarci un governo in odore di fratellanza musulmana o di estremismo wahabbita, estremismo oggi combattuto dal solo Assad e dai suoi alleati Hezbollah e iraniani, musulmani che pure intrattengono ottime relazioni e rapporti con la Russia. C&#8217;\u00e8 quindi bisogno di fare una scelta chiara, e di smetterla di cercare di mettere il piede in due scarpe che non calzano pi\u00f9. O si sceglie la continuit\u00e0, e ci si schiera con gli USA, con la globalizzazione e l&#8217;egemonia NATO, o si continua un progetto definito in chiave putiniana, il che vuol dire parlare di pi\u00f9 di Assad, dell&#8217;aggressione a Gheddafi, significa non offendere l&#8217;Iran e rendersi conto della sua utilit\u00e0 geopolitica nel medioriente. Significa difendere attivamente la Novorussia non solo perch\u00e9 in Crimea ci sono le aziende dei piccoli imprenditori veneti o per levare le sanzioni, ma perch\u00e9 si crede fortemente nella giustizia della lotta dei novorussi e nel loro diritto all&#8217;autodeterminazione contro un governo illegittimo e violento. E sempre a proposito di identit\u00e0 nazionale e autodeterminazione, un partito che veramente vuol fare suoi questi due termini\u00a0pu\u00f2 pure iniziare a porsi il problema della <strong>questione palestinese<\/strong>, perch\u00e9 se ci si batte per\u00a0il diritto di tutti i popoli ad avere una nazione, il votare &#8220;NO&#8221; alla mozione di riconoscimento dello stato arabo\u00a0appare pi\u00f9 che altro come un clamoroso testacoda, promosso per non ledere interessi che, purtroppo, evitiamo puntualmente e tristemente di ridiscutere ogni volta che ne avremmo l&#8217;occasione.<\/p>\n<p>2) <strong>Superare Oriana Fallaci<\/strong><br \/>\nStretta conseguenza del primo punto. Non ha pi\u00f9 senso riproporre una tanto facile quanto fuorviante visuale granitica dei rapporti tra Islam e Occidente in cui il primo \u00e8 identificato con il male assoluto e il secondo con il Bene da difendere a spada tratta. Nel corso del Novecento, dall&#8217;Afghanistan passando alla Bosnia fino alla Cecenia, alla Libia e oggi alla Siria abbiamo innumerevoli testimonianze di come l&#8217;islamismo estremista sia stato utilizzato, dall&#8217;Occidente, per<strong> limare e corrodere qualsiasi nazione e qualsiasi regime capace di opporsi al dominio della geopolitica a stelle e strisce<\/strong>. Parlare meno di Oriana Fallaci, che lasciamo volentieri ai <em>dem-lib-lib<\/em> con il culto per il libero mercato e il sogno americano, parlare di pi\u00f9 di Assad, di Iran, di Al-Sisi, della dannosit\u00e0 delle primavere arabe e, soprattutto, dei loro direttori d&#8217;orchestra, tutti rigorosamente occidentali e dall&#8217;accento anglosassone, o al massimo francese.<\/p>\n<p>3) <strong>Superare la ridondante retorica anticomunista.<\/strong><br \/>\nAltro discorso meritano i rapporti tra Salvini, la Lega e il panorama della sinistra italiana. Se siamo tutti concordi nel dire che il background politico e culturale dell&#8217;area democratica e dirittumanista \u00e8 di uno squallore sconcertante, va pure detto che <strong>ci\u00f2 che la sinistra oggi mette in campo \u00e8 tutto fuorch\u00e9 un messaggio riconducibile al marxismo<\/strong> o al comunismo. La sinistra che promuove una immigrazione selvaggia, i progressisti innamorati di Obama e delle primavere democratiche, piuttosto che i soloni da salotto e i guru accademici da 4000 euro al mese abbonati al PD non hanno niente a che fare con il mondo del piccolo lavoro salariato, con la concorrenza sleale della manodopera clandestina, e neppure con quell&#8217;<em>esercito industriale di riserva<\/em>\u00a0di cui parlava Marx, preconizzando le miserie di oggi e il pure il doppiogioco di parte del grande sindacato, CGIL compresa, che di una logica nazionale di tutela del proletariato indigeno proprio non vuol sentir parlare, affascinata forse dall&#8217;esotismo del Migrante di turno (rigorosamente maiuscolato) o, forse, dalla florida filiera dell&#8217;accoglienza. <strong>Un partito come la Lega Nord<\/strong>, che ha gi\u00e0 dimostrato di saper parlare efficacemente alla classe operaia, attirandone larghe fette, <strong>non ha necessit\u00e0 di perpetrare una inutile crociata contro il &#8220;comunismo&#8221;, quando in questi lidi politici comunismo proprio non ce n&#8217;\u00e8<\/strong>, ma c&#8217;\u00e8 anzi il suo esatto opposto, ovvero una liberalizzazione totale e totalitaria a tutto svantaggio del proletariato italiano. Anzi, il rinfacciare alla sinistra di aver perso le proprie origini ideologiche, mettendo sul tavolo tutte le sue giravolte, i suoi compromessi e le sue svendite, pu\u00f2 colpire ancora pi\u00f9 a fondo il baraccone PD e i suoi accoliti al sapore di bandiere arcobalenate, attirando pure un elettorato che, convinto dell&#8217;estrema povert\u00e0 ideale di questi lidi, potrebbe trovare nella Lega una forza che difende i lavoratori in maniera coerente, pure aprendosi a chi, a sinistra, spazio non ne trova pi\u00f9, senza <strong>intimidirlo<\/strong> con retoriche anticomuniste valide forse negli anni &#8217;50, non certo nel 2015.<\/p>\n<p>4) <strong>Cercare, se possibile, di mantenere la propria autonomia, uscendo dalla dicotomia destra-sinistra<\/strong><br \/>\nUn rientro all&#8217;ordine berlusconiano, o un nuovo avvicinamento a Forza Italia a livello nazionale, farebbe ripiombare la Lega in un provincialismo e in una sudditanza che invece vanno superati. Una sudditanza non tanto nei confronti di un Berlusconi ormai al tappeto, o di una Forza Italia allo sbando, quanto nei confronti di una<strong> idea di &#8220;destra&#8221; che va quanto prima superata<\/strong>, sul modello dei Cinque Stelle, coi quali, piuttosto, un accordo sarebbe preferibile. Un collocamento tagliato perennemente con l&#8217;accetta nei canoni di una destra d&#8217;ordine italiana castra puntualmente il potenziale di un movimento, quello leghista, che invece deve puntare ancor pi\u00f9 fortemente a raccogliere consensi in ambedue gli schieramenti. Tra i lavoratori delusi, tra gli esodati, tra i piccoli imprenditori, gli studenti, e via dicendo. La <em>destra-perch\u00e9-destra<\/em> lasciamola alle Meloni, ai Gasparri e ai La Russa, un partito voglioso di rivoluzione\u00a0gli schemi imposti da terzi li supera, non li subisce. Con buona pace dei suoi risultati elettorali, che non possono che migliorare.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/alessandro.catto.9?fref=nf\">Alessandro Catto<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La crescita nei sondaggi c&#8217;\u00e8, pure se non ai livelli di qualche mese fa. I buoni risultati alle regionali possono permettere di guardare al futuro con ottimismo, il ritrovato ruolo di un leader carismatico fa pensare a prospettive di continua crescita e oggi la Lega Nord pu\u00f2 potenzialmente\u00a0proporsi come primo partito d&#8217;opposizione a Renzi,\u00a0nonch\u00e9 al suo PD in versione Piazza\u00a0del Ges\u00f9. Il Carroccio tuttavia porta con s\u00e9 delle tare e delle problematiche ereditate dal passato, da quando il corso nazionale del partito era una idea lontanissima, e oltre i confini padani i consensi scarseggiavano ben pi\u00f9 di oggi. 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