{"id":16,"date":"2014-12-27T13:09:30","date_gmt":"2014-12-27T13:09:30","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/?p=16"},"modified":"2017-02-09T10:53:42","modified_gmt":"2017-02-09T10:53:42","slug":"smettiamola-con-la-palla-dei-%e2%80%9clavori-che-gli-italiani-non-vogliono-piu-fare%e2%80%9d","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/2014\/12\/27\/smettiamola-con-la-palla-dei-%e2%80%9clavori-che-gli-italiani-non-vogliono-piu-fare%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"Smettiamola con la palla dei \u201clavori che gli italiani non vogliono pi\u00f9 fare\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Tra tutto il ciarpame di frasi fatte e retorica spicciola che si incontra imbattendosi nell\u2019analisi del fenomeno dell\u2019immigrazione in Italia, si trovano spesso vere e proprie perle di buonismo, tanto che a volte, pi\u00f9 che parlare di politica, pare di entrare in una competizione al rialzo con da un lato gli articolisti pi\u00f9 radical chic del panorama della sinistra italiana e dall\u2019altro i vignettisti pi\u00f9 casti di Famiglia Cristiana. In questa singolare competizione capita altres\u00ec che alla fine scappi pure un sorriso, poich\u00e9 di fronte a certi artifici del pensiero unico, abbattuti i confini che ci legano ad un dialogo ancora razionale, si pu\u00f2 solo premiare la sofisticata capacit\u00e0 di spiattellare ragionamenti sempre pi\u00f9 scollegati dalla realt\u00e0. Ragionamenti che agiscono in un microcosmo di costruzione di certezze moraliste e moralizzanti, in una sorta di nichilistica e consapevole discesa nei meandri del non reale, in cui l\u2019uscita pi\u00f9 lecita e corretta diventa quella pi\u00f9 aliena dal mondo.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 tuttavia un limite a questo singolare esercizio, un limite che personalmente non riesco a travalicare, ed \u00e8 quello che mi si presenta davanti quando sento dire che \u201ci migranti sono preziosi perch\u00e9 fanno lavori che gli italiani non vogliono pi\u00f9 fare\u201d. In genere quanto sento questa frase fermo tutto, riprendo un briciolo di raziocinio e tento con tutto me stesso di esprimere un qualche costrutto ancora definibile come razionale. Se ci si vuole quantomeno provare, \u00e8 necessario dire che questa \u00e8 una storia che parte da lontano.<br \/>\nParte da anni in cui in una sinistra pur gi\u00e0 in preda a travagli ideologici e metamorfosi politiche, la dimensione di difesa del lavoro nazionale ancora albergava, forse perch\u00e9 ancora non messa in crisi dal forte fenomeno migratorio in entrata che cominci\u00f2 a coinvolgere l\u2019Italia dagli anni Novanta. Fu proprio nei Novanta che questa dimensione di difesa nazionale cominci\u00f2 ad incrinarsi, a venire accantonata. Alle porte c\u2019era una moda, un fenomeno poi divenuto di massa, sospinto da tendenza salottiera; quello del buonismo applicato all\u2019immigrazione, del migrante come superuomo, non pi\u00f9 Nietzschiano ma Veltroniano e Boldriniano, percorso ultimo di completamento culturale dell\u2019Individuo con la I maiuscola. C\u2019era il cantico del cittadino senza terra, che combatteva contro la destra fascista, contro il leghismo razzista, contro le diffidenze e le discriminazioni. Una sorta di saga supereroica in cui la parte del buono per eccellenza era sempre giocata dal migrante e dal suo carico di disperazione. Una saga a fumetti in cui il carboncino ha finito col dipingere tinte sempre pi\u00f9 fosche, aprendo una spaccatura tra il mondo del lavoro e la politica, tra il mondo salariato e pure quei sindacati che invece avrebbero dovuto rappresentarlo e difenderlo. Una lode alla Purezza Migrante che oggi viene spiattellata in qualsiasi discorso tenti di approcciarsi ad una immigrazione deregolamentata e foriera di sfruttamento e lucro, pure da esponenti sindacali di recente estrazione e fama. Un repertorio ricco di frasi fatte, di rifiuto all\u2019analisi complessa, di salmi totalizzanti, una Messa del Mare in piena regola, in cui non solo la mera ricerca del vero non trova pi\u00f9 spazio, ma anche le fondamenta stesse di una sinistra popolare vengono spazzate via dal verbo globalizzante e politicamente corretto.<\/p>\n<p>Dire oggi che certi lavori gli italiani non li vogliono pi\u00f9 fare significa ripetere una frase tanto modaiola quanto insulsa, poich\u00e9 non tiene conto dei basilari fenomeni di sfruttamento che l\u2019immigrazione senza frontiere scatena nei meandri pi\u00f9 difficili del mercato del lavoro italiano. Significa non rendersi conto di come la clandestinit\u00e0 e il lavoro a nero, spesso ad essa collegato, finisca con il creare una competizione al ribasso in moltissime categorie professionali, specialmente le pi\u00f9 umili e meno specializzate. Basterebbe mettere il naso in moltissimi di quei luoghi di lavoro non raggiunti dai sorrisi del grande sindacato per vedere con i propri occhi come, al contrario, moltissima della manodopera illegale in arrivo sia reclutata per compiere mansioni nella pi\u00f9 totale mancanza di norme igieniche, sanitarie, per espletare turni massacranti nei ristoranti e negli alberghi delle stagioni estive, nei cantieri edili, lavorando senza un limite di ore e carico per stipendi irrisori, vivendo in tuguri. Ci sono vere e proprie impalcature di ricatto nei confronti di lavoratori clandestini che per continuare a vivere nel nostro paese spesso devono sottostare a ricatti infamanti, o venire reclutati pure dalla malavita organizzata del Meridione, per raccogliere pomidori in un regime pressoch\u00e9 schiavista. Pure il recente scandalo dell\u2019accoglienza targato Buzzi &amp; compagnia ci fa capire come il fenomeno dell\u2019Accoglienza con la A maiuscola nasconda al suo interno abnormi mostruosit\u00e0, in un business collaterale. Il passo successivo sarebbe quello di alzare il velo della mera cronaca giudiziaria e vedere cosa si cela nei posti di lavoro meno visibili, meno tutelati. Cosa si cela nelle periferie, in molti cantieri, in molta ristorazione. Si vedr\u00e0 come la \u201cguerra tra poveri\u201d non sia affatto un fenomeno foraggiato dai cattivoni Salvini e Lega Nord, ma come sia una dinamica in atto da tempo e che gi\u00e0 coinvolge numerosissimi lavoratori nazionali in una guerra al ribasso, ribasso delle proprie tutele e dei propri diritti. Il migrante irregolare, e l\u2019immigrazione clandestina in generale diventano cos\u00ec il primo strumento atto a garantire questa trafila industriale di lucro, materia prima per l\u2019oliatissima macchina dello sfruttamento dell\u2019immigrazione. E chi accusa gli italiani di \u201cnon voler pi\u00f9 fare certi mestieri\u201d, garantisce la sopravvivenza di tutto il meccanismo. In primo luogo fornendo una informazione falsa, poich\u00e9 ci sono moltissimi nostri connazionali che, in Italia o quando costretti all\u2019estero, si riducono ormai a gareggiare al ribasso e compiere lavori degradanti e al confine del lecito. E in secondo luogo perch\u00e9 il rifiutarsi di sottostare a tutte queste dinamiche, pure sul luogo di lavoro, non significa non voler lavorare, ma significa voler lavorare con dignit\u00e0, significa essere consci che il lavoro \u00e8 un diritto che una politica degna di questo nome deve tutelare, su scala locale e nazionale. Frasi come questa sono un regalo a quello che di pi\u00f9 antinazionale e antipopolare c\u2019\u00e8 in questo mondo.<\/p>\n<p>Pure l\u2019esercito di riserva di cui parlava un Marx si rifaceva esattamente alla capacit\u00e0 di reclutare sottoproletariato e manodopera straniera in condizioni disastrose per perpetuare meccanismi di sfruttamento funzionali. Funzionali oggi, forse, proprio a quella sinistra che alla dignit\u00e0 del lavoratore preferisce spesso la Cooperativa dell\u2019Accoglienza. Cooperativa che, al contrario del lavoro tutelato, pare non conoscere crisi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tra tutto il ciarpame di frasi fatte e retorica spicciola che si incontra imbattendosi nell\u2019analisi del fenomeno dell\u2019immigrazione in Italia, si trovano spesso vere e proprie perle di buonismo, tanto che a volte, pi\u00f9 che parlare di politica, pare di entrare in una competizione al rialzo con da un lato gli articolisti pi\u00f9 radical chic del panorama della sinistra italiana e dall\u2019altro i vignettisti pi\u00f9 casti di Famiglia Cristiana. 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