{"id":195,"date":"2015-09-20T11:42:43","date_gmt":"2015-09-20T11:42:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/?p=195"},"modified":"2017-02-09T10:51:23","modified_gmt":"2017-02-09T10:51:23","slug":"inglesismi-e-globalizzazione-culturale-intervista-ad-ale-agostini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/2015\/09\/20\/inglesismi-e-globalizzazione-culturale-intervista-ad-ale-agostini\/","title":{"rendered":"Inglesismi e globalizzazione culturale, intervista ad Ale Agostini"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/09\/IpinZiconBFUlIN-800x450-noPad.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-196\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/files\/2015\/09\/IpinZiconBFUlIN-800x450-noPad-300x169.jpg\" alt=\"IpinZiconBFUlIN-800x450-noPad\" width=\"300\" height=\"169\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ale\u00a0Agostini \u00e8 ormai una presenza consolidata nel panorama dello sviluppo web in Italia. Laureato alla Bocconi, amministratore di Bruce Clay Europe con decenni di esperienza nel marketing internazionale alle spalle, tra collaborazioni con Ferrero International, Campari Italia e la pubblicazione del volume \u201c<a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/Trovare-clienti-Google-AdWords-crescita\/dp\/8820359383\">Trovare clienti con Google<\/a>\u201d, che ha fatto registrare un ottimo successo editoriale con Hoepli.\u00a0Abbiamo voluto intervistarlo perch\u00e9, grazie alla sua esperienza sul campo della traduzione ( \u00e8 stato socio di Agostini Associati) e alla sensibilit\u00e0 rispetto al tema, volevamo provare a capire il peso culturale che la lingua inglese anche grazie alla diffusione capillare dei social network sta assumendo nella vita quotidiana degli italiani e dei \u201cnon anglosassoni\u201d in generale. Una presenza che va via via infittendosi e che determina un cambiamento di concezioni e di interpretazioni da non sottovalutare, e che probabilmente ci accompagner\u00e0 in maniera sempre pi\u00f9 forte nei decenni a seguire. Vediamo ora genesi e prospettive di questo fenomeno.<\/p>\n<p><strong>Ale,\u00a0lei che lavora in un network di livello globale certamente si sar\u00e0 reso conto, toccandolo con mano, del peso sempre pi\u00f9 forte delle terminologie anglosassoni nel vocabolario comune dell\u2019italiano medio. Come definisce questo nuovo modo di comunicare?<\/p>\n<p><\/strong>E\u2019 un argomento che mi interessa da molto tempo, ho avuto modo di svilupparlo sia grazie al mio lavoro sia anche alla sensibilit\u00e0 di personaggi attenti all\u2019evolversi delle terminologie comunicative su larga scala, anche sul piano politico; in questo caso assieme a Gian Antonio Stella si \u00e8 riflettuto sul peso culturale e politico della massa di termini di derivazione anglosassone sostituiti a parole gi\u00e0 presenti in lingua italiana, che vengono sacrificate sull\u2019altare di una nuova codificazione linguistica inglese che pare essere pi\u00f9 adatta a stare al passo coi tempi. Noi lo chiamamo Itanglese, e possiamo identificarlo anche come pratica modaiola,\u00a0pi\u00f9 retorica che altro, utile a dare un tocco di internazionalit\u00e0 ad un qualcosa che spesso non necessita nemmeno di averlo nella vita di tutti i giorni.<\/p>\n<p><strong>Possiamo parlare di prestiti linguistici o la cosa va oltre?<\/p>\n<p><\/strong>Il prestito linguistico avviene quando non esiste un termine nella lingua autoctona capace di identificare un qualcosa di esistente o nato in un\u2019altra cultura, cos\u00ec \u00e8 necessario ricorrere al termine originario in lingua straniera per identificarlo. Qui invece notiamo un utilizzo dell\u2019inglese per sostituire definizioni gi\u00e0 esistenti nella lingua italiana, quindi no, non possiamo parlare di prestito linguistico.<\/p>\n<p><strong>Crede che questo utilizzo sempre maggiore dell\u2019Itanglese, come lei lo definisce, derivi da una globalizzazione economica e da una presenza nella prassi tecnologica e finanziaria di una matrice anglosassone sempre pi\u00f9 forte, a scapito di un ritardo italiano ormai non pi\u00f9 negabile?<\/p>\n<p><\/strong>Assolutamente s\u00ec. E\u2019 inevitabile riscontrare come il ritardo di paesi non anglosassoni nel mondo finanziario e tecnologico negli scorsi decenni abbia determinato una intrusione sempre pi\u00f9 forte di terminologia straniera nella discussione di questioni che sarebbero esplicabili anche in lingua italiana. Il peso sempre pi\u00f9 forte delle aziende e delle grandi corporazioni anglosassoni nel mondo finanziario ha fatto la sua parte, ma un grande ruolo \u00e8 quello giocato oggi dai social network, che in pochi minuti possono far venire a conoscenza di un fatto una enorme massa di persone in tutto il mondo. Termini come <em>like<\/em>, <em>tweet<\/em>, <em>blog<\/em>, <em>share <\/em>sono ormai parte integrante del bagaglio culturale delle giovani generazioni, grazie al ruolo di accentramento globale esercitato da queste piattaforme, che hanno progressivamente sostituito mezzi di informazione pi\u00f9 circoscritti come la televisione o la radio.<\/p>\n<p><strong>Pensa che questa forte presenza di terminologia e cultura inglese nella vita quotidiana non solo italiana ma europea sia figlia di una subalternit\u00e0 politica ed economica del Vecchio Continente nei confronti dei cugini d\u2019oltreoceano?<\/p>\n<p><\/strong>Certamente pu\u00f2 essere riscontrata una subalternit\u00e0 economica e pure geopolitica europea verso gli Stati Uniti che si sviluppa gi\u00e0 a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, con l\u2019introduzione di modelli di sviluppo e di consumo che inevitabilmente hanno portato con s\u00e9 tutta una terminologia di derivazione anglosassone che, nell\u2019era della tecnologia e dell\u2019informazione, hanno amplificato grandemente la propria presenza, continuando a crescere a livelli esponenziali di anno in anno. Una globalizzazione culturale che pare non arrestarsi.<\/p>\n<p><strong>Spesso sentiamo il nostro premier Matteo Renzi dire che l\u2019Italia, dalla globalizzazione, pu\u00f2 trarre molti vantaggi, e che in futuro ci sar\u00e0 sempre una maggior necessit\u00e0 di italianit\u00e0 nel mondo. Cosa pensa di questa chiave di lettura, e soprattutto \u00e8 d\u2019accordo con le idee del presidente del consiglio in tema?<\/strong><\/p>\n<p>Per certi versi \u00e8 inevitabile dire che l\u2019Italia dalla globalizzazione potr\u00e0 sicuramente trarre dei vantaggi, perch\u00e9 le sue specialit\u00e0 ed eccellenze potranno arrivare a molte pi\u00f9 persone di un tempo, tuttavia va detto che l\u2019Italia potr\u00e0 giocare un ruolo positivo in una economia globalizzata solo se sapr\u00e0 mantenere e difendere le sue tipicit\u00e0, di conseguenza la sua cultura e il vettore della stessa, che \u00e8 la sua lingua. La globalizzazione non va affrontata come se si trattasse di un tuffo spensierato nel mare, ma va preparata con intelligenza e ci si deve attrezzare per arrivarci con tutti i sistemi di difesa utili ad una politica intelligente. Parliamo per esempio del cibo. L\u2019Italia deve presentarsi all\u2019appuntamento globale conscia della propria superiorit\u00e0 culturale in materia di qualit\u00e0 del cibo. L&#8217;Italia non deve importare la cultura del lunch,\u00a0del brunch e del fast food ma deve esportare la propria qualit\u00e0 e il proprio rigore in materia. Concordo quindi solo in parte; pu\u00f2 essere una ricchezza, ma lo sar\u00e0 solamente se la classe politica italiana sapr\u00e0 rendersi conto della ricchezza portata dalla diversit\u00e0 delle varie culture, e dalla necessit\u00e0 di una loro difesa e preservazione.<\/p>\n<p><strong>Crede che questo inevitabile accentramento globale verso una informazione standardizzata anche linguisticamente sia un fenomeno inevitabile o per contro potranno nascere dei fenomeni di resistenza in grado di ribaltare l\u2019attuale situazione?<\/strong><\/p>\n<p>Molto dipender\u00e0 da come i singoli individui interpreteranno la globalizzazione e una certa inevitabile standardizzazione da lei portata.\u00a0Nel nostro piccolo l\u2019azione di preservazione e difesa della lingua \u00e8 individuale; quando sentiamo utilizzare un termine inglese al posto di uno italiano pure esistente, possiamo ricordare al nostro interlocutore che si pu\u00f2 tranquillamente fare un discorso interamente in italiano. E\u2019 un lavoro che spesso sfida la pigrizia e una certa, pigra abitudine ad un dialogo standardizzato, ma che deve partire dal basso per avere successo.<\/p>\n<p>(Contatti: Ale Agostini su Facebook <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/alessandro.agostini.524?fref=ts\">QUI<\/a>)<\/p>\n<p>(<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/alessandro.catto.9\">Alessandro Catto<\/a>)<\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ale\u00a0Agostini \u00e8 ormai una presenza consolidata nel panorama dello sviluppo web in Italia. Laureato alla Bocconi, amministratore di Bruce Clay Europe con decenni di esperienza nel marketing internazionale alle spalle, tra collaborazioni con Ferrero International, Campari Italia e la pubblicazione del volume \u201cTrovare clienti con Google\u201d, che ha fatto registrare un ottimo successo editoriale con Hoepli.\u00a0Abbiamo voluto intervistarlo perch\u00e9, grazie alla sua esperienza sul campo della traduzione ( \u00e8 stato socio di Agostini Associati) e alla sensibilit\u00e0 rispetto al tema, volevamo provare a capire il peso culturale che la lingua inglese anche grazie alla diffusione capillare dei social network sta [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/2015\/09\/20\/inglesismi-e-globalizzazione-culturale-intervista-ad-ale-agostini\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1046,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[41315],"tags":[78120,18594,78118,44756,7475],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/195"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1046"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=195"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/195\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":197,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/195\/revisions\/197"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=195"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=195"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=195"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}