{"id":215,"date":"2015-10-22T14:04:53","date_gmt":"2015-10-22T14:04:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/?p=215"},"modified":"2017-02-09T10:50:51","modified_gmt":"2017-02-09T10:50:51","slug":"il-renzismo-come-ultimo-stadio-della-metamorfosi-breve-analisi-dellopportunismo-di-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/catto\/2015\/10\/22\/il-renzismo-come-ultimo-stadio-della-metamorfosi-breve-analisi-dellopportunismo-di-sinistra\/","title":{"rendered":"Il renzismo come ultimo stadio della metamorfosi. Breve analisi dell&#8217;opportunismo di sinistra"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone\" src=\"http:\/\/lh3.googleusercontent.com\/-xd2Vv65ky30\/VVTIB4cRTxI\/AAAAAAAAZ7Y\/n3sPDQA_jV8\/pci-pd_thumb%25255B5%25255D.png?imgmax=800\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"139\" \/><\/p>\n<p>Per capire meglio l&#8217;evoluzione della sinistra italiana negli ultimi decenni e la sua ultima trasformazione, quella renziana, ci affidiamo oggi a\u00a0Gianfranco La Grassa, economista, ex docente\u00a0universitario, allievo di Bettelheim e autore di numerose pubblicazioni inerenti il mondo della finanza, della geopolitica, della societ\u00e0 capitalistica e del marxismo. Gli chiediamo di provare a tracciare un ritratto di quello che \u00e8 il bagaglio ideologico, politico e culturale di un partito che, tra rinnegamenti, cambi di casacca e posizioni, oggi governa\u00a0l&#8217;Italia, cercando di capire quanto gli effetti di alcune scelte compiute in tempi anche remoti siano tutt&#8217;oggi riscontrabili nell&#8217;area democratica.<\/p>\n<p><strong>1) Professor La Grassa, come giudica l&#8217;odierna sinistra di governo e il ruolo di Renzi nel PD di oggi?<\/strong><\/p>\n<p>Ritengo Renzi il punto finale di un processo iniziato nel 2011. Venuto a maturazione un mutamento di strategia statunitense iniziato grosso modo con la presidenza Obama, c\u2019\u00e8 stata la necessit\u00e0 di un cambio\u00a0di Governo in Italia per avere\u00a0un esecutivo pi\u00f9 disposto ad accettare i <em>consigli<\/em> di Washington. Non c\u2019\u00e8 stato nessun colpo di Stato, come detto recentemente. Berlusconi non era certo soddisfatto, ma ha in fondo accettato, pur dovendo recitare la parte del dissenziente, la sua sostituzione con Monti; ci sono poi stati\u00a0la rielezione di Napolitano\u00a0(accettata\u00a0pressoch\u00e9 unanimemente),\u00a0il premierato di Letta, le elezioni e, infine l\u2019affidamento del governo a Renzi, che a mio avviso \u00e8 considerato gi\u00e0 da tempo il migliore garante della\u00a0linea politica gradita agli Usa democratici. Berlusconi \u00e8 stato tenuto giudiziariamente\u00a0sull&#8217;attenti\u00a0e ha sempre di fatto attenuato ogni reale opposizione al <em>ragazzotto<\/em> fiorentino. Adesso il centrodestra alza un po\u2019 la voce, ma i giochi sono fatti: quando occorre\u00a0si trovano i\u00a0Verdini o i Cicchitto di turno a reggere il gioco alla maggioranza. Le opposizioni sono frantumate e anche a destra\u00a0non ci si decide ad abbandonare definitivamente la tattica\u00a0berlusconiana, che non favorir\u00e0 per nulla il superamento di Renzi, permettendo lui di finire\u00a0la legislatura. Cos\u00ec facendo\u00a0alle prossime elezioni \u00a0la destra stessa\u00a0si presenter\u00e0 assai debole.<\/p>\n<p><strong>2) Veniamo un po&#8217; alla Storia. Non trova che il PCI e i suoi figli siano paradossalmente diventati, con rinnegamenti, cambi di casacca e di nome, i primi garanti del sistema capitalistico italiano ed europeo?<\/strong><\/p>\n<p>Occorrerebbero molte pagine per spiegare che cosa \u00e8 stato il PCI fin dall\u2019epoca dell\u2019eurocomunismo berlingueriano. Un momento di rilievo \u00e8 stato il viaggio di Napolitano del 1978 negli Stati Uniti. Ricordo, <em>en passant<\/em>, che ci\u00f2 avvenne durante la prigionia di Moro, finita come tutti sappiamo. Di quella visita non conosciamo\u00a0i reali motivi, celati\u00a0da interessi politici e raccontati spesso in maniera parziale. Fin da subito si poteva capire\u00a0anche\u00a0cosa rappresent\u00f2\u00a0\u201cmani pulite\u201d, al di l\u00e0 degli episodi di reale corruzione noti da tempo, che vennero considerati inaccettabili solo dopo il crollo dell\u2019Urss. Con questi rapporti internazionali e scossoni interni\u00a0il PCI mut\u00f2 nome e mise apertamente in luce un\u00a0cambio di campo in realt\u00e0 gi\u00e0 avvenuto da tempo. Per molti motivi\u00a0fu\u00a0utile sostituire la Prima Repubblica di stampo democristiano e socialista\u00a0con gli ex comunisti; questo a mio avviso fu il preciso obiettivo dell&#8217;operazione\u00a0giudiziaria chiamata Mani Pulite, fra l\u2019altro, coadiuvata dal pentito Buscetta che faceva rivelazioni dagli Usa. L\u2019operazione riusc\u00ec solo in parte per l\u2019intervento di Berlusconi; tardivo, in un certo senso tirato per i capelli, ma favorito dalla rabbia di gran parte dell\u2019elettorato DC e PSI che aveva visto condannare i suoi leader, mentre quelli del PCI (e della sinistra democristiana) venivano sostanzialmente\u00a0salvati. Da allora la sedicente \u201csinistra\u201d \u00e8 stata appunto la casa dell&#8217;ex PCI\u00a0e\u00a0dei democristiani di sinistra.<\/p>\n<p><strong>3) I voti del PD di oggi sono gli stessi di chi votava PCI qualche anno fa? <\/strong><\/p>\n<p>In buona parte s\u00ec. I critici, gli scontenti, non hanno mai saputo creare alcuna alternativa; come non la creano ora gli oppositori di Renzi interni al PD. Gli oppositori interni\u00a0sono sempre stati attaccati a nostalgie, a impostazioni del tutto superate; sono soltanto dei residuati d\u2019altri tempi. Non avranno mai altra vera funzione che far risaltare una certa modernit\u00e0 di tutti coloro che stanno disfacendo il nostro povero paese, Renzi in primis. Sono stati sconfitti fin dai primi sussulti rifondativi, negli anni &#8217;90 di cui si parlava. La cosiddetta base del PCI, adesso pressoch\u00e9 scomparsa, \u00e8 sempre rimasta legata ai vertici, anche quando questi ormai rivelavano apertamente il cambio di campo effettuato. Era gi\u00e0 avvenuto qualcosa del genere nel \u201968 e \u201977. La cosiddetta \u201cclasse operaia\u201d non si alle\u00f2 mai con il movimento studentesco; rest\u00f2 sempre, salvo infime minoranze, con il Partito Comunista. Successivamente, \u00e8 andata ancora peggio per chi credeva di rinfocolare\u00a0dall&#8217;interno il filone di critica anticapitalistica, con un gran numero di persone rimaste\u00a0fedeli\u00a0ad un partito che aveva\u00a0mandato in soffitta ogni\u00a0critica in questione.<\/p>\n<p><strong>4) Quanto pu\u00f2 essere dannoso riferirsi alla sinistra di oggi come sinistra \u201ccomunista\u201d, quando in realt\u00e0 vi \u00e8 una piena assenza di comunismo a sinistra tanto quanto vi \u00e8 una completa assenza di fascismo a destra? Non trova che anticomunismo e antifascismo siano, in qualche modo, degli specchietti per le allodole?<\/strong><\/p>\n<p>Ci si \u00e8 scordati ormai da decenni che i comunisti non si consideravano affatto di sinistra. Destra e sinistra venivano pensate quali correnti \u201cborghesi\u201d: la prima conservatrice (o reazionaria), la seconda riformista. Destra e sinistra accettavano la societ\u00e0 cos\u00ec come si configurava in occidente; i comunisti la contestavano, parlavano del capitalismo da abbattere e della societ\u00e0 socialista da costruire. Quando infine, negli anni \u201970, i comunisti (in particolare con la svolta berlingueriana) verranno definiti \u201csinistra\u201d il cambio di prospettive diverr\u00e0\u00a0ormai evidente. In ogni caso, \u00e8 ora di dire apertamente che il comunismo, cos\u00ec come il fascismo, \u00e8 un processo storico finito da tempo, assai prima dei mutamenti terminologici. Per cui \u00e8 evidente che fare ancora oggi propaganda antifascista e anticomunista dimostra solo\u00a0mala fede,\u00a0o la presenza di secondi fini.\u00a0Se tale retorica, inoltre,\u00a0pu\u00f2 avere ancora una qualche risonanza \u201cpopolare\u201d lo si deve all\u2019opera di distruzione di ogni base culturale e di ogni memoria storica che \u00e8 stata compiuta con il ruolo\u00a0determinante di una sinistra che chiamo semi-colta e di una\u00a0destra che definirei totalmente ignorante.<\/p>\n<p><strong>5) da dove dovrebbe ripartire una sinistra coerente e pronta ad affrontare le sfide del ventunesimo secolo?<\/strong><\/p>\n<p>Preferisco limitare l&#8217;analisi ai prossimi decenni. Credo che il primo passo da compiere consista proprio nella distruzione dell&#8217;idea di destra e sinistra. Bisogna rileggere\u00a0tutto il secolo XX, ed \u00e8 indispensabile un radicale ripensamento teorico e storico. Ci sono state alcune grandi illusioni, che ancor oggi lasciano profondi solchi da colmare. Il compito primario credo sia l\u2019annientamento del pensiero\u00a0politicamente corretto, del buonismo ipocrita che sta sfasciando l&#8217;Europa. Occorre recuperare inoltre un concetto di autonomia nazionale e di sovranit\u00e0 ad oggi distorto, capace di farci svoltare completamente direzione.<\/p>\n<p>Contatti:<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/gianfranco.lagrassa?fref=ts\">Gianfranco La Grassa\u00a0<\/a><\/p>\n<p>(<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/alessandro.catto.9\">Alessandro Catto<\/a>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Per capire meglio l&#8217;evoluzione della sinistra italiana negli ultimi decenni e la sua ultima trasformazione, quella renziana, ci affidiamo oggi a\u00a0Gianfranco La Grassa, economista, ex docente\u00a0universitario, allievo di Bettelheim e autore di numerose pubblicazioni inerenti il mondo della finanza, della geopolitica, della societ\u00e0 capitalistica e del marxismo. 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